Xandria: le molteplici dimensioni del symphonic metal


XANDRIA – “Theater Of Dimensions”
• (2017 – Napalm Records) • 

Quando mi sono apprestato ad ascoltare per la prima volta questo nuovo disco targato Xandria avevo già una precisa idea di cosa aspettarmi. Nel bene o nel male ci sono delle band che sono una garanzia di un certo sound, da cui i fan sanno sempre cosa aspettarsi, e la suddetta symphonic metal band tedesca cade di certo in questa categoria. Ma iniziamo con ordine: mi avvicinai per la prima volta alla musica degli Xandria nel 2012 con l’album “Neverworld’s End” fresco di stampa. Attratto dalla bellissima copertina del disco fui subito immerso nel maestoso e pomposo symphonic metal della band guidata dalla allora vocalist Manuela Kraller. L’album, nonostante il forte richiamo al sound dei Nightwish dell’era Tarja (“Once” in particolare), aveva come base un songwriting davvero valido e pur peccando di originalità fu decisamente una bella sorpresa, con canzoni che si rivelarono particolarmente incisive anche in sede live quando vidi la band di supporto agli olandesi Epica nella data romana dell’aprile del 2012. Da allora di acqua sotto i ponti ne è passata, la band ha cambiato frontwoman, accogliendo nelle loro fila la vocalist Danielle Van Giersbergen (con un’impostazione vocale simile a quella della Kraller), rilasciando un Ep e 2 album in studio (l’ultimo appunto “Theater of Dimensions” in uscita il 27 gennaio 2017 per Napalm Records).
Con “Theater of dimensions” il sound della band non ha subito stravolgimenti. Abbiamo sempre a che fare con un symphonic metal ricco di orchestrazioni, riff e assoli semplici ma efficaci, inserti folk, alcune parti narrate, e la voce di Dianne Van Giersbergen sempre in primo piano, riuscendo sapientemente a passare dalle parti vocali con un’impostazione lirica a quelle con un’impostazione in chiave più pop/moderna. A impreziosire il tutto ci sono alcuni guest musicians come Henning Basse (Firewind), Zaher Zorgati (Myrath), Björn Strid (Soilwork) e Ross Thompson (Van Canto) il cui apporto da senz’altro un pizzico di diversità al sound offrendo degli spunti interessanti nel disco. Entriamo nel vivo dell’opera con “Where the heart is home”. Nessuna sorpresa qui, con un intro molto maestosa e cinematografica (direi quasi presa in prestito dagli Epica per via della somiglianza con “Blank infinity” che i fan della band olandese senz’altro riconosceranno…) che trasporta subito l’ascoltatore nel cuore della musica . La successiva più tirata “Death to the holy” è tra i pezzi migliori del lotto, con un piglio symphonic/power e un chorus catchy e molto ben riuscito che ricorda nella sua freschezza e ariosità i migliori Amberian Dawn. Il brano si chiude con un assolo e successivo break dai sapori folk che ci rituffano a capofitto nella melodia del chorus. In un album così corposo (da più di settanta minuti) è essenziale mantenere un equilibrio tra pezzi più tirati e pezzi più lenti per tirare il fiato, e con “Forsaken love” arriviamo così alla prima (pregevole) ballad dell’album. Ma i ragazzi sperimentano anche qualcosa di nuovo e con “We are murderers” ci spiazzano con un pezzo tiratissimo con riff taglienti al limite del thrash metal e con il growl di Bjorn dei Soilwork a farla da padrona. Indubbiamente un altro pezzo riuscito. Proseguendo con gli ascolti da segnalare la spettrale “Ship of doom” che ci trasporta direttamente in quella che potrebbe essere una nave infestata da fantasmi con i suoi versi cantati a mo’ di cantilena per creare un’atmosfera sinistra e cupa e con la voce di Dianne che emerge dal connubio di sinfonie e chitarre come una sirena in mezzo alle onde dell’oceano. “Cèilì” è un intermezzo strumentale dalle tinte folk che poco aggiunge al disco, mentre con il trittico finale “Burn me”, “Queen of hearts reborn” e la lunga suite che da il titolo al disco, si torna su livelli decisamente buoni.
In conclusione se siete amanti di gruppi come Nightwish e Epica e del genere symphonic metal dovreste senz’altro dare una chance a questo disco in quanto ben prodotto, ben suonato, sufficientemente vario (soprattutto se consideriamo gli standard del genere) ma soprattutto con un livello di songwriting decisamente sopra la media. Dagli Xandria non ci si aspetta certo un disco innovativo, ma non per questo i fruitori del genere non apprezzeranno. Decisamente una bella sorpresa per iniziare l’anno.

VOTO: 7,5/ 10

Tracklist:

  1. Where heart is home
  2. Death to the holy
  3. Forsaken love
  4. Callo f destiny
  5. We are Murderers (We all)
  6. Dark night of the soul
  7. When the walls came down
  8. Ship of doom
  9. Ceìlì
  10. Song for sorrow and woe
  11. Burn me
  12. Queen of hearts reborn
  13. Theater of dimensions

XANDRIA lineup:

  • Dianne van Giersbergen – Vocals
  • Marco Heubaum – Guitar
  • Philip Restemeier – Guitar
  • Steven Wussow – Bass
  • Gerit Lamm – Drums

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