WITHIN TEMPTATION – si può resistere alla tentazione?


WITHIN TEMPTATION – “Resist”
• (2019 – Spinefarm Records) •

 

A quasi cinque anni dal loro ultimo “Hydra”, ritorna sulle scene una delle band più controverse del symphonic metal, che ha avuto il merito o la colpa di contaminare nei modi più improbabili il genere, soprattutto con il già citato “Hydra” (emblematico è il brano “And We Run”, che vede la presenza del rapper X-Zibit). Se la band olandese ci ha lasciati nel 2014 con un album che è stato amato e odiato, ma che probabilmente rivelava la mancanza di una vera e propria ispirazione (motivo che forse ha portato la band a sperimentare in modo decisamente anticonvenzionale), adesso potremo rispondere alla domanda: i Within Temptation hanno definitivamente perso l’ispirazione, o l’hanno ritrovata? Anticipo la mia risposta: l’hanno ritrovata, e alla grande.
Sofferta, la pubblicazione di questo “Resist”, prevista per dicembre e rimandata a febbraio, addirittura dopo la fine del tour promozionale. Tra singoli pubblicati su YouTube e brani presentati live, almeno 6 dei 10 pezzi di “Resist” mi erano più o meno già noti; tuttavia un ascolto attento e complessivo può rivelare cose che le singole canzoni non dicono. L’album si apre con il singolo di lancio “The Reckoning”, che vede la partecipazione di Jacoby Shaddix dei Papa Roach: un brano bombastico, moderno, figo, molto contaminato dall’elettronica e dal pop, ma dotato anche di una carica emotiva non indifferente. Con “Endless War” entriamo nelle dinamiche che caratterizzano l’album: da una parte gli elementi più moderni ed elettronici, che strizzano l’occhio agli Amaranthe, al pop in voga adesso (penso ad esempio a Sia) e mi sembra anche al pop-rock elettronico dei Pvris; dall’altra (e questa è stata per me una graditissima sorpresa) c’è anche un ritorno a certe atmosfere solenni, quasi apocalittiche, che ricordano l’album “The Heart Of Everything” del 2007 (a mio parere il loro capolavoro). In tutto “Resist” l’elemento sinfonico e corale è decisamente sviluppato rispetto ai due album precedenti, e in qualche modo perfettamente amalgamato agli elementi più moderni. Sharon dimostra una versatilità vocale mai raggiunta prima, alternando un cantato in piena voce molto espressivo ad un’impostazione più classicheggiante che sarà sicuramente apprezzata dai fan di vecchia data. La cifra dell’album è proprio questo recupero di vecchi elementi tipici del symphonic metal più drammatico, affiancato però all’elettronica e a linee vocali molto pop e moderne, decisamente gustose: sono emblematiche in questo senso la già nota “Raise Your Banner”, “Supernova” e “In Vain”. Alcuni pezzi sono più rapidi, quasi da ballare, ad esempio “Holy Ground” e “Mad World”: tuttavia non mancano di un mood molto malinconico, a volte rabbioso, nonché di sezioni classicheggianti con archi ed eterei vocalizzi. Su un versante più morbido si collocano “Firelight”, con i suoi vocalizzi che strizzano l’occhio a Florence + The Machine e con la partecipazione della bellissima voce di Jasper Steverlinck, e “Mercy Mirror”, forse il brano più pop e melodico dell’album. E il metal, in tutto questo? Il metal “vero” è totalmente assente; ogni tanto emerge qualche riff, come nella finale “Trophy Hunter” (forse il pezzo più “metal” dell’album) ed un assolo di chitarra in “Raise Your Banner”, ma se cercate chitarre e batterie metal, quest’album non fa proprio per voi. Eppure c’è una grandissima potenza, a tratti epicità, data dalla grande amalgama di inserti sinfonici, cori solenni e parti elettroniche molto dure: nel bridge di “Supernova” e nel finale di “Trophy Hunter” questo mix di elementi ha un che di apocalittico.
Dunque, riassumento: forte presenza di elementi sinfonici e corali, ancor più forte presenza di elementi elettronici e pop, ma il tutto in chiave molto espressiva, drammatica, epica, quasi apocalittica appunto. Ascoltando l’album sembra di essere trascinati in qualche film di attacchi alieni con conseguente apocalisse. Forse questa formula risulta applicata un po’ allo stesso modo in troppi brani: si sente la mancanza, ad esempio, di una ballad, o di un pezzo chiaramente metal. Però c’è da dire che dalla sperimentazione forse incontrollata dell’album precedente, i Within Temptation hanno saputo ricavare una formula ben precisa e decisamente originale, creando un album sicuramente più coerente e più ispirato del precedente, che guarda molto avanti nel futuro del loro genere ma allo stesso tempo chiarisce molto bene le loro origini sonore.

VOTO: 8/10

Tracklist:

  1. The Reckoning (feat. Jacoby Shaddix)
  2. Endless War
  3. Raise Your Banner (feat. Anders Fridén)
  4. Supernova
  5. Holy Ground
  6. In Vain
  7. Firelight (feat. Jasper Steverlinck)
  8. Mad World
  9. Mercy Mirror
  10. Trophy Hunter

Within Temptation lineup:

  • Sharon Den Adel – Vocals
  • Ruud Jolie – Guitars
  • Stefan Helleblad – Guitars
  • Jeroen van Veen – Bass
  • Martijn Spierenburg – Keyboards
  • Mike Coolen – Drums