WILDERUN: Un ambizioso viaggio tra sinfonie e progressioni sonore

WILDERUN – “Epigone”
• (2021 – Century Media Records) •

Dopo il monumentale “Veil Of Imagination” del 2019, gli americani Wilderun sono si pongono davanti all’ostacolo forse più difficile in assoluto nella carriera di una band, ossia quella di bissare il successo di critica e pubblico verso un disco (“Veil Of Imagination” appunto…) che ai tempi dell’uscita scosse la scena metal tanto da far guadagnare meritatamente alla band di Boston un ambito deal contrattuale niente meno che con Century Media Records.

Veil Of Imagination” fu un disco che davvero fece parlare di se e anch’io fui travolto dall’hype e mi feci conquistare da uno degli album per me più belli non solo di quell’annata, ma dell’intera decade scorsa.

La sapiente mescolanza di quel sound Opethiano del periodo Blackwater Park, unito ad un tappeto sinfonico e orchestrale di incredibile potenza e grandiosità e il connubio di inserti folk e sezioni acustiche, hanno reso quell’album un vero e proprio gioiello capace di spaziale tra brutalità e dolcezza nel giro di pochissimo creando un tappeto sonoro così ricco e magnificamente composto che non ci si poteva non perdere tra i suoi meravigliosi ed evocativi affreschi sonori.

Epigone” prosegue dove “Veil” aveva interrotto il suo viaggio e per fortuna direi che cambia poco del suo sound, anche se ci sono alcune piccole differenze che andremo ad analizzare: iniziamo col dire che la produzione è ancora più impressionante di quella ascoltata nel precedente disco che già brillava di luce propria.

Su “Epigone” tutto risulta ancora più caldo e avvolgente, le chitarre più graffianti e la sezione sinfonica ancora più grandiosa e impressionante.

Per quanto mi riguarda le sezioni che mi hanno sempre più lasciato di stucco di questa band sono quelle in cui i musicisti si addentrano in quei blast-beat serratissimi accompagnati da delle parti in growl estremamente minacciose, sorrette da un tappeto sonoro sinfonico in cui sembra di ascoltare un misto tra i Dimmu Borgir e Devin Towndsen.

Tali sezioni in questo album sono forse meno presenti che nel precedente essendo questo un disco leggermente più melodico che fa più uso della voce pulita che delle sezioni estreme ma detto questo, quando esse appaiono sono incredibilmente efficaci nel contrastare la luminosità delle parti più ariose regalando all’ascoltatore un “wall of sound” impressionante ed evocativo che lascia senza fiato per quanto oscuro, denso e minaccioso esso riesca ad essere.

Ma i Wilderun sono prima di tutto un gruppo progressive e mai in come questo album la band offre all’ascoltatore un disco ambizioso e complesso con il platter che si presenta con quattro brani che superano i dieci minuti, con l’ultimo che è addirittura una suite di oltre venti minuti divisa in quattro parti.

Il pezzo posto in apertura può essere considerato quasi un intro, per una composizione senz’altro semplicistica per gli standard della band, costruita da una chitarra acustica e la voce pulita e soffice del vocalist.

Il pezzo sorretto da una leggera orchestrazione ci introduce sino al primo e vero brano nel classico stile della band, “Woolgatherer”, che con i suoi quattordici minuti abbondanti, ci mostra tutte le carte in regola di questo album con delle sezioni folk ariose e frizzanti (molto più presenti in questo album rispetto al precedente) che funzionano ottimamente a contrasto delle intensissime parti in growl e blast-beat di cui abbiamo parlato prima.

Altro elemento di novità è la presenza di una voce femminile che arricchisce e armonizza alcune delle sezioni melodiche dei cori e anche se il suo ruolo non è di voce comprimaria ma la si trova più sullo sfondo rispetto al resto, dona comunque una gradita novità al sound e soprattutto una nuova sfumatura ad alcune delle linee vocali.

Va anche rimarcato come le parti pompose di questo album sono veramente pompose… roba che farebbe impallidire anche i dischi più sinfonici e grandiosi di Devin Towndsen e probabilmente risulteranno un pochino stucchevoli agli ascoltatori meno avvezzi a questo stile nel metal, ma è da precisare che una parte importantissima del sound dei Wilderun sono proprio questi paesaggi sonori grandiosi tanto che come primo aggettivo per descrivere la loro musica oltre che “progressive” è sicuramente “sinfonica”: insomma, la violenza e la grandiosità dei Dimmu Borgir di “Death Cult Armageddon”  la pomposità sonora di dischi quali “Transcendence” o “Epicloud” di Devin Towndsen”, il suono intricato degli Opeth e il gusto per la melodia vocale dei Kamelot tutto in un unico pacchetto!

Nel mosaico sonoro estremamente raffinato dei Wildernun tuttavia c’è anche spazio per del sano groove chitarristico con dei riff d’impatto e belli compatti, una soluzione ben accetta di tanto in tanto che aiuta a snellire un sound che alla lunga potrebbe diventare eccessivamente denso e pomposo.

E così la ruvidezza delle chitarre in “Identifier” si contrappone all’ariosità folkloristica delle melodie acustiche poste ad inizio brano. “Passenger” è stato offerto ai fan come primo singolo da dare in pasto ai fan con relativo videoclip ma badate bene che la versione del video risulta tagliata di ben cinque minuti ed è caldamente consigliato l’ascolto della versione estesa che rende giustizia ad un pezzo magnifico che ci offre tutto quello che i Wilderun sanno fare meglio.

Ambition” è un breve intermezzo che ci porta verso il “magnum opus” del disco quella “Distraction” divisa in quattro parti (scelta discutibile forse attuata per motivi di retribuzione nello streaming) che in ognuna delle sue parti ci soffre un qualcosa di diverso a livello sonoro e che nel corso dei suoi venti minuti abbondanti porta l’ascoltatore verso lidi musicali sempre nuovi ed intriganti chiudendosi con la particolare “Distraction Nulla”, peculiare, distopica, dissonante davvero un esperimento quasi a se stante per la band che sceglie di chiudere il pezzo in maniera atipica, caotica con dei suoni quasi “ambient” che ci introducono ad una sezione in blast-beat infinita per una delle parti più oscure dell’album.

In conclusione “Epigone” continua sulla rotta sonora del precedente “Veil Of Imagination” e lo fa con estrema classe, brillantezza, freschezza compositiva e con la solita audacia e ambizione che hanno sempre contraddistinto questa band.

Sicuramente a livello puramente compositivo non mi sento di accostare questo lavoro all’illustre predecessore che per quanto mi riguarda rimane una spanna al di sopra, ma questo non toglie nulla ad “Epigone”, un disco che brilla di luce propria e che saprà conquistare gli amanti della musica progressive, sinfonica  ed estrema regalandoci una ricchezza sonora in grado di ammaliarci ascolto dopo ascolto.

Se siete fan di band come Opeth e Dimmu Borgir oppure stravedete per le orchestrazioni e i paesaggi sonori ricreati dalla musica di Devin Towndsen l’ascolto di “Epigone” è di dovere e allieterà senz’altro questo inizio di 2022.

VOTO: 8/10

TRACKLIST:

  1. Exhaler
  2. Woolgatherer
  3. Passenger
  4. Identifier
  5. Ambition
  6. Distraction I
  7. Distraction II
  8. Distraction III
  9. Distraction Nulla

Wilderun up:

  • Evan Berry – Vocals, Guitars, Mandolin, Keyboards
  • Wayne Ingram – Guitars, Mandolin
  • Daniel Muller – Bass
  • Jonathan Teachey – Drums