WHITECHAPEL – La Valle dei Ricordi


WHITECHAPEL – “The Valley”
• (2019 – Metal Blade Records) •

 

Scavare nelle fetide tombe del passato per riesumare imputriditi ricordi di un’epoca difficile, tornando a camminare dentro se stessi tra le buie pareti di una cripta primordiale, infantile, nel quale si celano le emozioni più complesse, ma anche le più profonde e vitali. Indossando una corazza fatta di coraggio, è questo il percorso che hanno affrontato i Whitechapel per comporre il loro ultimo strabiliante lavoro “The Valley”: il titolo si riferisce alla parte di Hardin Valley, nel Tennessee, dove Phil Bozeman è cresciuto; un adolescenza complicata, dura, che ha composto gli spartiti nel cuore di Phil, il quale ha voluto recuperarli per dar voce alla sua infanzia componendo questo magnifico disco! Molto più cupo e ampiamente arrabbiato rispetto ai precedenti lavori, la band stessa dichiara di essersi sentita, per la prima volta, emotivamente preparata e toccata per dar vita ad un album di questo spessore.
Il tappeto rosso viene steso dai primi arpeggi di “When a Demon Defiles a Witch” che, senza dar troppa confidenza, si apre a un riff intenso, aspro, in grado di trasmettere la rabbia presente tra queste sonorità, e l’emotiva vocalità di Phil diviene la prova di quanto detto. Titoli di un certo spessore e privi di imperturbabilità quelli adottati per questo progetto, come la rovente “Forgiveness is Weakness”, nella quale la band riesce a descrivere perfettamente in chiave ‘metallica’ tutto ciò che risiede nelle viscere di un’esistenza terrena completamente distruttiva e con fievole luce per un roseo futuro; una collera comprensibile ma maledettamente gigante che viene espressa in “Brimstone”: il profondo growl iniziale dilania ogni sensibile forma di quiete, dando vita ad un pezzo di velocità largamente ridotta ma di un’energia indescrivibile, con la quale viene dipinta la scena di un ricordo perfettamente nitido. Si attenua la rabbia per qualche secondo e subentra la tediosità con “Hickory Creek”, quel fievole sussurro melanconico, quel pezzo in cui risiedono le laceranti lacrime della band; una voce completamente in stile cleaning disegna la scena proposta dinnanzi agli occhi del frontman, contornata da una base ritmica accuratamente accostata a colori autunnali, un pezzo UNICO. Torna gradualmente l’adrenalina in stile Whitechapel con la caratteristica “Black Bear” che aumenta nitidamente lo spessore della propria risolutezza, catturando l’essenza del classico deathcore statunitense insieme all’accattivante “We Are One”, la quale racchiude tutta l’esplosività sonora che la band possiede, per dar vita ad un altro pezzo di rancore e veleno, una track in grado di contorcere le viscere della coscienza! “The Other Side” arriva con tutta la sua nonchalance, sfoderando un riff corposo, accompagnato da un cantato rovente e perfettamente incastrato nell’intera struttura strumentale, 3:17 minuti di eterna dominanza. Difficile da descrivere l’emblematica “Third Depth”: una base molto orientata verso il prog, ma che lascia una nitida scia di rivelazioni sonore incastrandosi perfettamente nell’intero pezzo; una track divisa in due tra clean voice e growl, mordenti riff e delicati arpeggi, che riesce a trasmettere la tempesta emotiva scatenata nella mente di Bozeman. Arriva “Lovelace” a lanciare la corda della ripresa, aumentando notevolmente la grinta del sound, trasudando quella profonda adrenalina la quale band riesce a produrre, lasciando la firma di un classico deathcore oldschool! Quale titolo migliore di “Doom Woods” per chiudere un album straripante di oscure emozioni e dolorosi ricordi, procurando una scarica di tetra e profonda emotività nell’ascoltatore? Un pezzo molto ambient, che con pesanti note di mestizia e amarezza dipinge nuovamente lo scenario davanti agli occhi di chi ascolta, come una storia narrata da un saggio. Emotivamente e personalmente parlando, trovo questo album come il migliore della band, in quanto la stessa (come detto da loro) per la prima volta è riuscita a mettere a nudo le proprie emozioni, trascrivendole in musica e costruendo intorno ad esse una composizione in grado di materializzarle, un metal profondo in stile Whitechapel, ma con molta più emozionalità, la quale ha portato la band ad un posto molto più elevato nel mio cuore. Un disco strabiliante, senza alcun minimo dubbio.

VOTO: 10/10

Tracklist:

  1. When a Demon Defiles a Witch
  2. Forgiveness is Weakness
  3. Brimstone
  4. Hickory Creek
  5. Black Bear
  6. We Are One
  7. The Other Side
  8. Third Depth
  9. Lovelace
  10. Doom Woods

WHITECHAPEL line-up:

  • Phil Bozeman – vocals
  • Ben Savage – guitars
  • Zach Householder – guitars
  • Alex Wade – guitars
  • Gabe Crisp – bass