WHEEL – Il Prog Metal trova una nuova residenza


WHEEL – “Resident Human”
• (2021 – Odyssey Music) •

Non è mai facile approcciarsi nel recensire un prodotto così fortemente legato alle sonorità di un’altra band, tanto che ad un primo ascolto superficiale, l’aggettivo che ti piomba costantemente nella mente è “derivativo”. Perché è inutile negarlo, il sound dei finlandesi Wheel è fortissimamente legato ai mostri sacri del prog metal moderno Tool, autori tra alcuni dei dischi più seminali degli ultimi venticinque anni nell’ambito della musica Rock/ Metal come i capolavori “Lateralus” o “10,000 Days” e da un paio di anni nuovamente sulla bocca di tutti grazie alla nuova release “Fear Inoculum”. Il gruppo finlandese in queste sonorità ci sguazza e non ha per nulla timore di dimostrare il suo amore per la band di Maynard & Co anche nel nuovo platter “Resident Human” che segue il loro album di debutto del 2019 chiamato “Moving Backwards”. Ma qual’è alla fine il problema se a conti fatti la musica del four-piece finnico risulta essere di buon valore? È sempre necessario nel panorama musicale uscire per forza con sonorità nuove e all’avanguardia? Credo che l’ottimo resoconto ottenuto da pubblico e critica ottenuti all’indomani dell’uscita del primo disco della band parli da se e anche l’onore di condividere il palco con un altro astro nascente del prog come gli svedesi Soen o il tour che la band eseguirà l’anno prossimo a supporto degli Epica renda idea di quanto questa band sia stata apprezzata nonostante si sia formata appena cinque anni fa e abbia solo due dischi all’attivo. Io stesso ammetto che sono nuovo a questo gruppo, ma dopo aver ascoltato il loro album di debutto non ho esitato nel voler recensire anche questo seguito discografico. La musica dei Wheel è oscura , tribale, dissonante , intricata e allo stesso tempo affascinante, ben prodotta, ben suonata e soprattutto vanta di un songwriting di primo livello. Se il primo lavoro era più improntato su un sound più aggressivo (sulla scia di “Aenima” dei Tool), proprio come nell’evoluzione del sound dei Tool in questo percorso musicale la band sceglie di spingere maggiormente su territori meno immediati e costruzioni di brani spesso molto lunghi (sopra i dieci minuti) con un build-up tra ritmiche complesse, tribali e oscure che poi sfociano magnificamente in delle fantastiche esplosioni metalliche. In ogni caso l’elemento che per quanto mi riguarda si discosta più fortemente dalla band americana verso cui i Wheel sono tanto debitori è proprio quel lato tecnico, intricato e progressivo che nella loro musica è marcatamente più presente rispetto a quella dei Tool. La band sfoggia infatti il suo lato squisitamente progressive in maniera esemplare specialmente nelle linee di basso e nelle parti di batteria che rappresentano il vero fiore all’occhiello del disco, senza scordarsi di quelle chitarre così abrasive e che pagano il loro giusto tributo al metal alternativo di inizio millennio. Da notare inoltre, che nonostante la band ha sede nella città di Helsinki il frontman James Lascelles è inglese ed infatti la sua pronuncia risulta essere tipicamente anglosassone e ciò secondo me rende la voce più adatta al tipo di musica che propone la band per quanto una pronuncia con forti richiami scandinavi abbia senz’altro il suo fascino innegabile, ma forse in questo caso risulterebbe un pelino fuori contesto. “Resident Human” è incentrato su tre pilastri della durata di oltre dieci minuti ciascuna dal nome di “Dissipating”, “Hyperion” e la title-track che sono accostati ad altri brani minori in termine di durata (non certo in termini di qualità). Uno di questi brani molto lunghi è l’opener “Dissipating” che gioca nel creare il build-up perfetto prima della sua esplosione in un contesto molto vicino a quello che potrebbe essere un disco solista di Steven Wilson o uno degli ultimi lavori dei suoi Porcupine Tree. Un brano che gioca quindi inizialmente sull’atmosfera creata dalle ipnotiche linee di basso e che gradualmente sale di tensione grazie a delle chitarre dissonanti per poi entrare in una sezione più incalzante ma allo stesso tempo dotata di grande groove, ancora una volta in pieno stile Tool. Il finale del pezzo è veramente emozionante crescendo sempre più a livello sonoro lasciandoci davvero il meglio nei minuti finali prima che un delicato arpeggio ci culli verso la fine del brano. “Movement” parte subito senza perdere tempo, in un groove ancora una volta dominato da delle linee di basso davvero notevoli e da dei riff di chitarra graffianti; si tratta di un pezzo pieno di rabbia e piuttosto diretto che non per nulla è stato scelto come antipasto per l’album con relativo videoclip. Come non menzionare poi in questo brano uno dei momenti più tipicamente “Tool” del disco con uno scream del vocalist che ricorda tantissimo uno di quelli tirati fuori da Maynard nella magnifica “Pushit” tratta dal disco “Aenima” del 1996, senza contare il riff finale che sembra preso da “Rosetta Stoned” dall’album “10,000 Days”. Due riferimenti forse fin troppo evidenti e fin troppo simili rispetto a quanto contenuto nella discografia dei Tool ma devo rimarcare che questi sono episodi isolati e che la band finlandese nel corso della durata di questo platter non sfocia mai nel becero plagio, tutt’altro, in un contesto sempre molto debitore alla band di Maynard, Lascelles e soci dimostrano di aver imparato la lezione impartita dai loro maestri, rielaborando il tutto con personalità e classe e non ho dubbi che ad ogni disco questa band farà dei passi avanti notevoli nel definire e forgiare il proprio sound in maniera più propria. Proseguendo con l’album, “Ascend” è un altro assalto frontale di breve durata con un assolo di pregevole fattura e dotato ancora una volta di un groove trascinante che ci porta d una sezione quasi-djent prima di rifondarci nuovamente in un assalto chitarristico. “Hyperion” nei suoi dodici minuti di durata come successe con “Dissipating” ci fa raggiungere il climax del brano lentamente, quest’ultimo sempre guidato da un basso ipnotico e molto in primo piano nel mix ma che comunque risulta essere in piena sintonia anche con gli altri strumenti per un lavoro di produzione e mixaggio che in generale risulta impeccabile. “Hyperion” è un brano stracolmo di idee e anche se non lo reputo a livello dell’opener, è comunque un brano che con i suoi saliscendi di emozioni risulta comunque più che godibile. Si prosegue con “Fuge” che per la verità sembra essere un brano piuttosto anonimo senza una struttura ben precisa che alterna momenti molto calmi (una via di mezzo tra Pink Floyd e Radiohead) ad altri più heavy che però nel complesso non lascia tanto all’ascoltatore nei suoi quattro minuti di durata. La title-track ci avvicina alla fine del platter con un altro brano da oltre dieci minuti si snoda in territori familiari per la band con i suoi cambi di mood e di tempo e le sue parti chitarristiche che pescano direttamente dai Tool di “Undertow” e “Aenima”. Un buon pezzo che ci porta all’outro “Old Earth”, un brano interamente suonato al pianoforte che conclude il platter.
In conclusione “Resident Human” è un disco che gli amanti del prog metal dovrebbero sicuramente ascoltare in particolare la fetta di essi che venera i Tool. La band finlandese ha assimilato in maniera ineccepibile la lezione dei maestri americani ed è riuscita a riportare su disco una serie di brani che ripropongono lo stile dei Tool del nuovo millennio senza scordarsi la componente aggressiva degli album degli anni novanta della band. I Wheel tuttavia offrono una proposta musicale ancora più intricata e progressiva rispetto alla band di Maynard e lo fa attraverso un buon songwriting e una eccellente produzione. Sono sicuro che questi ragazzi avranno ancora tanto da dire nei prossimi anni.

VOTO: 7/10

Tracklist:

  1. Dissipating
  2. Movement
  3. Ascend
  4. Hyperion
  5. Fuge
  6. Resident Human
  7. Old Earth

Wheel lineup:

  • James Lascellas – Vocals & Guitars
  • Jussi Turunen – Lead Guitar
  • Aki “Conari” Virta – Bass
  • Santeri Sakasala – Drums