Way Out – il tempo passa, ma l’Heavy Metal resta


WAY OUT -“Wheel of Time”
• (2018 – Metalzone) •

 

Arrivano al primo full-lenght della carriera, iniziata nel 1983 poi ferma dal 1990 al 2014, i romani Way Out e lo fanno con un disco che mostra un spirito e un sound classico, come se quegli anni in cui agitavano la scena capitolina in compagnia di Raff, Fingernails, Astaroth, Messerschmitt e S.O.S. (e molti altri acts coevi) fossero appena l’altro ieri. Diversamente da molti altri colleghi che, pur restando attaccati alla matrice più pura dell’heavy metal, non disdegnano delle produzioni che enfatizzino i suoni, i Way Out lavorano per sottrazione dandoci così in pasto un album dai volumi non esorbitanti in cui si possono sentire fedelmente gli strumenti e la voce veri, senza un quid di potenza che non sia quella messa in campo dai nostri.
Potenza e melodia sono gli ingredienti chiava per la miscela alchemica del metallo pesante, i Way Out li hanno saputi dosare bene e questo accompagna bene l’ascolto che forse perde d’impatto ma di sicuro riesce tranquillo e non esagitato.
Una breve e solenne introduzione di tastiere ci porta alla traccia di apertura, “Born to Fight”, in cui la fanno da padrone un tempo medio dove le chitarre tessono riff ‘egiziani’ (nel senso maideniano del termine) e la voce di Riccardo Strizzi dà un tocco epico. Dopo la “danza orientaleggiante”, “Black Tone” vede gli axemen Enzo Tauriello e Frank Marelli farla più da padrone, sia in termini di pesantezza sia di interventi solisti, alzando il tasso di epicità rispetto all’opener.
“Metal Attack” sposa un lato strumentale più heavy dei precedenti con una prestazione vocale più melodica, cosa che in primo momento può risultare spiazzante ma il risultato funziona: il bilanciamento tra queste componenti è la formula per l’HM degli ‘80s, cosa che si è un po’ persa a scapito di un voler essere più duri di quanto sia necessario.
“Woman in my Dreams” è la quarta traccia sempre guidata da una sezione ritmica non troppo interessata a pestare ma intenzionata a guidare il brano, un altro esempio di heavy metal a buon tasso di melodia – sempre di quella un po’ misteriosa, alla Iron Maiden – dotato di una certa verve. Arriva, state tranquilli, il momento di menare le mani: la title-track “Wheel of Time” parte alla carica con un bella doppia cassa prima di assestarsi su un riff tagliente e un tempo sostenuto. I polmoni di Strizzi stavolta devono fare del lavoro supplementare per tenere botta e la ruota del tempo gira energicamente! “The Last Promise” è un pezzo ‘dritto-per-dritto’ alla “2 Minutes to Midnight”, dove la sezione ritmica tiene la barra dritta e tutti gli altri possono darsi da fare salendo con le ottave o scagliando nei padiglioni auricolari di chi ascolta riff più quadrati. Non c’è tempo di fermarsi che “I Don’t Believe in Destiny” ci incita ad andare avanti con forza e determinazione nella musica e nella vita: un altro brano carico, energico e con un buon grado di pathos soprattutto nel ritornello. I Way Out hanno anche un cuore e lo mettono in mostra con la tenera power ballad “Listen”, in cui affronta l’eterno problema dell’incomunicabilità nelle relazioni umane. Ma il colpo di coda lo assestano tornando su di giri con la conclusiva “I See the World”, un altro pezzo di heavy metal classico in cui entra anche una porzione di modernità, i due elementi riescono ad amalgamarsi alla Way Out maniera e c’è continuità, non si avverte affatto una contrapposizione tra due epochi e modi di sentire e suonare metal.
Questo è “Wheel of Time”, un disco di heavy metal onesto e suonato con passione in cui suoni non aggrediscono l’ascoltatore ma gli permettono di sentirsi l’album di fila in tranquillità, anche se in un primo momento – come detto in precedenza – si potrebbe pensare che manchi l’impatto. Per quanto riguarda l’aspetto compositivo, sì ho disseminato riferimenti agli Iron Maiden perché se ne trovano ma questi metalheads capitolini suonano così perché suonano col cuore al 1983, non perché copiano qualcuno.
Per soddisfare le vostre curiosità sulla bio e sulle vicende passate e recenti del gruppo, cari lettori di Metalforce, vi potete andare a leggere l’intervista “Way Out – gira la ruota”.
P.S.: sono sempre molto stretto con i voti, che nessuno se abbia a male

VOTO: 6/10

Tracklist:

  1. Born to Fight
  2. Black Stone
  3. Metal Attack
  4. Woman in my Dreams
  5. Wheel of Time
  6. The Last Promise
  7. I don’t Believe in Destiny
  8. Listen
  9. I See the World

Way Out line up:

  • Riccardo Strizzi – Vocals
  • Vincenzo “Enzo” Tauriello – Guitars
  • Frank Marrelli – Guitars
  • Riccardo Di Felice – Bass & Keyboards
  • Stefano Strizzi – Drums