TÝR – Viaggio nell’inferno vichingo


TÝR: – “Hel”
• (2019 – Metal Blade Records) •

Una folata d’aria gelida e pungente arriva dalle Isole Fær Øer , un vento che porta con sé meravigliose buone nuove per gli amanti del Viking Metal movement; or dunque ancora una volta la lancia di Odino ha battuto sul suolo di Ásgarðr, rimbombando attraverso l’Yggdrasil, il frassino sul quale sorgono i nove mondi tra i quali il nostro Miðgarðr. Ed è proprio qui, dove i pionieri del movimento nordico risiedono, ascoltando le parole degli Dei, facendone tesoro e ricavandone la musica che allieta l’intero popolo: stiamo parlando dei Týr! Corre il ventunesimo anno di attività per i nostri vichinghi e, senza destarsi dalle loro fantasiose composizioni, tornano ad allietare i nostri animi con il loro ultimo lavoro, forgiato da questi cuori impavidi: “Hel”! Ovviamente ispirato alla Dea degli inferi, sembra che questa abbia fatto visita ai nostri norreni, lasciando nei loro cuori gli spartiti per realizzare un album eclatante, rovente, un album che ho l’onore di avere tra le mani e, con tutto me stesso, voglio provare a descrivervi. Pronti a viaggiare nel mondo degli Dei? Si parte!

Leggendo i titoli non ci vuole molto a capire quanto la band si sia ispirata ai gelidi inferi nordici, dando vita ad un percorso che comincia proprio davanti a “Gates Of Hel”: non potevano iniziare in maniera migliore questi nostri vichinghi, forgiando i loro strumenti nel fuoco infernale per poi farli risuonare perfettamente tra le caverne di questo album; riff tipici della band accompagnano i cantati di un frontman di cui ormai conosciamo e ci innamoriamo continuamente del proprio timbro vocale, senza contare di un piccolo assolo di basso che precede quello di una chitarra preparata, una storia infinita che ci porta a “All Heroes Fall”: se gli eroi dovessero cadere con questo pezzo in sottofondo, credo sarebbe la morte migliore, data l’insormontabile energia sprigionata da queste sonorità, tra le quali si fa sempre più vivo un basso rovente che trasporta l’intero pezzo, fino ad arrivare alla eccitante “Ragnar Kvaedi”: ora, non per il fatto che adoro il personaggio in questione, ma ‘Kvaedi’ tradotto è ‘Poesia’, e credetemi se vi dico che questo pezzo è un poema senza precedenti, nel quale la band trasmette tutta la scenicità possibile con la quale crogiolarsi tra le braccia delle radiose valchirie; avrò ascoltato questo pezzo cinque volte prima di staccarmi da questo vortice di emozioni per arrivare a “Garmr”: sembra che le fauci del nostro ‘cane da guardia’ alle porte dell’inferno siano spalancate e sanguinanti, e questo pezzo è la rappresentazione perfetta per questa immagine; un ritmo slanciante riesce a trasportare l’ascoltatore davanti a questo enorme animale, impugnando l’ascia sonora per combattere contro il nostro quadrupede infernale, riusciamo a batterlo per arrivare alla ballad “Sunset Shore”: una vera e propria riva del tramonto sulla quale rilassare il proprio spirito, respirare per poi immergersi nelle acque di una struttura sonora epocale, un tuffo nel cuore di questo album. Perché non rifocillarsi un pochino con “Downhill Drunk”?! Credo che la band abbia studiato a tavolino l’intera composizione di questo album, o che comunque gli Dei abbiano dato loro una grossa mano, dato che la ripresa dalla precedente ballad è eccezionale: una scala di suoni che va man mano potenziandosi fino ad esplodere nel sound tipico dei nostri vichinghi! “Empire Of The North” è il centro del disco, ritmiche spinte al giusto e storie narrate dalla tonalità vocale di uno scaldo, accompagnato da leggeri cambi di tempo che sprizzano vigore in ogni dove, passando poi all’adrenalinica “Far From The Worries Of The World”: le anime dei guerrieri saranno senza alcun dubbio felici di ascoltare questo tipo suoni, un pezzo che riesce a donare quella voglia di muoversi, danzare tra le fiamme di questi inferi e cantare a squarciagola, facendo divampare il fuoco della giovialità. “King Of Time” e “Fire And Flame” sono gli eterni opposti incastrati alla perfezione in un puzzle sonoro ricco di sfaccettature: una colma di quiete e con una ritmica calma ma rovente, l’altra con il cuore sgorgante di prestanza e un accelerazione per nulla sfavorevole all’atmosfera che vuole creare; una coppia che porta solo benefici agli animi degli ascoltatori, una coppia che anticipa la battagliera “Against The Gods”, la quale non arranca di un secondo per mostrare la sua luccicante armatura sonora, di una bellezza non smisurata ma fuori dal comune, quel pezzo che riesce a far volteggiare i pensieri di una mente tra le pareti rocciose di questo meraviglioso inferno! Due sono le mani degli Dei che prendono l’ascoltatore, tirandolo fuori dalle fiamme di questo percorso: “Songs Of War” e “Alvur Kongur”, vere e proprie specialità per questo album, un epilogo perfetto per le anime degli impavidi che, senza alcun dubbio, vorranno tornare in questo mondo il prima possibile, riavvolgendo il nastro e tuffandosi nuovamente in questo idilliaco ‘Hel’!

VOTO: 9/10

Tracklist:

  1. Gates Of Hel
  2. All Heroes Fall
  3. Ragnars Kvaedi
  4. Garmr
  5. Sunset Shore
  6. Downhill Drunk
  7. Empire Of The North
  8. Far From The Worries Of The World
  9. King Of Time
  10. Fire And Flame
  11. Against The Gods
  12. Songs Of War
  13. Alvur Kongur

TYR line-up:

  • Gunnar Thomsen – vocals, bass
  • Heri Joensen – guitars
  • Tadeusz Rieckmann – drums
  • Attila Voros – guitars