TYGERS OF PAN TANG – La zampata della Tigre


TYGERS OF PAN TANG -“Ritual”
• (2019 – Mighty Music) •

 

In oltre quarant’anni ne è passata di acqua sotto i ponti, ne è scorsa di birra nelle pinte nei pub, ne è stata alzata di polvere dalle gomme dei tour bus, ma gli artigli delle Tigri britanniche non hanno ancora perso il filo. Non sono mancati, in una lunga ma spezzettata carriera, i momenti in cui la creatura del chitarrista inglese Robb Weir ha ritratto persino troppo le grinfie per assumere un aspetto da animale domestico e raggiungere un maggior successo commerciale sull’onda di un generale ammorbidimento che si è rivelato poi un fiasco colossale, ma in questa quarta vita del gruppo – segnata dall’ingresso in formazione del singer italiano Jacopo Meille nel 2004 – la band ha trovato la sua retta via. E non devia mai, proponendo da almeno tre dischi un sound costantemente a cavallo tra l’hard rock e l’heavy metal dei primi anni Ottanta, solido e melodico, il cui punto di forza sono cori e ritornelli. Stessa musica anche in “Ritual”, dodicesima zampata dei Tygers of Pan Tang, ben lontana dall’energia irruenta, selvaggia e polimorfa del leggendario album di debutto “Wild Cat” (1980, MCA Records) e dalla compattezza del secondo “Spellbound” (1981, stessa etichetta), ora più matura e depurata da qualsiasi orpello che non sia strettamente necessario. Presentato in una veste orientaleggiante, con il monicker il titolo e la felina mascotte in stile giapponese, il disco si dipana in undici brani e si regge su una certa dualità. Le canzoni saltano dall’hard rock, come l’opener “Worlds Apart”, all’heavy metal ora più frizzante ed elettrico (“Raise Some Hell”) ora più cadenzato e drammatico (sentire alla voce “Spoils of War”). I balzi sono anche temporali, dalle sonorità più moderne in “Rescue Me” e “Art of Noise”, una di quelle costruite meglio nel far salire la tensione fino a farla esplodere, a quelle vintage in “Damn You”, il cui riff non avrebbe certo sfigurato nel disco d’esordio dell’act di Whitley Bay. Oltre all’anima hard & heavy, i ToPT ne hanno una più dolce e struggente che ci tiene a farsi sentire. È qui che Weir sfodera la sua migliore capacità compositiva nella scrittura di ritornelli e di tessiture sonore adatte a far vibrare le corde più delicate e sottili del cuore, come si può sentire in “Words Cuts Like Knife” – pezzo un po’ di mestiere, a dire il vero – e nella molto bella “Love Will Find a Way” dotata di un chorus arioso e positivo. E ora qualcosa di completamente diverso, direbbero i Monty Python. La ciliegina sulla torta è “Sail On”, il brano che chiude “Ritual” e si discosta dal resto della scaletta. Versi di gabbiani, rumori di cime e legno di una nave che solca le onde del vasto oceano, un destino incerto ma di fronte a cui non ci si può arrestare introducono una canzone dal respiro epico e dall’andamento simile al moto ondoso, calmo e inesorabile, quieto e teso. Per chi, come il sottoscritto, si trova tra le mani l’edizione per il mercato giapponese c’è anche una gustosa bonus track, la versione 2019 della loro hit “Don’t Touch Me There”, qui resa fedelmente anche se dilatata fino a oltre quattro minuti tra assoli e ridondante ripetizione del ritornello, comunque sempre trascinante in qualsiasi veste. “Ritual” non è l’album che stravolgerà i canoni del genere né riporterà i nostri ai fasti della New Wave of British Heavy Metal, ma questa manciata di canzoni è il segno che le Tigri non sono ancora sazie di rock n’ roll e di divertimento e questa è sempre una buona notizia per qualsiasi fan dell’HM. Post scriptum: la veste migliore dei Tygers of Pan Tang è la dimensione live, approfittate quindi di una loro eventuale calata italica perché il divertimento ad alto volume è assicurato.

VOTO: 6,5/10

Tracklist:

  1. Worlds Apart
  2. Destiny
  3. Rescue Me
  4. Raise Some Hell
  5. Spoils of War
  6. White Lines
  7. Words Cut Like Knives
  8. Damn You!
  9. Love Will Find A Way
  10. Art of Noise
  11. Sail On
  12. Don’t Touch Me There ( 2019 Version – Bonus Track Japan Edition)

TYGERS OF PAN TANG line-up:

  • Jacopo Meille – Vocals
  • Robb Weir – Guitars
  • Micky Crystal – Guitars
  • Gav Gray – Bass
  • Craig Ellis – Drums