THE GREAT OLD ONES – La forma sonora del semi-dio


THE GREAT OLD ONES – “Cosmicism”
• (2019 – Season Of Mist) •

 

Recensire un album dei lovecraftiani The Great Old Ones è sempre impresa ardua, quasi impossibile, data la complessità strumentale e l’estrema accuratezza riservata nei testi ovviamente ispirati al noto scrittore, fonte inestimabile di intelletto e ispirazione per i nostri francesi. Ogni album di questi artisti richiede un ascolto accurato e attento per tirar fuori un voto definitivo personale a tale progetto, ed è praticamente impossibile commentare track by track, data la vastità di elementi che possiedono questi piccoli pezzi di gloria sonora; è per questo che mi limiterò a dare un parere puramente personale dopo essermi completamente trasportato nel mondo dei T.G.O.O. con il loro ultimo “Cosmicism“.
Se analizziamo l’intera discografia di questi ormai ben noti artisti, possiamo trovare un percorso sonoro ben delineato, ma comunque con svariate sfaccettature che rendono questa band unica. Più che azzeccata la scelta di inserire “Cosmic Depths” come intro iniziale di questo viaggio: avete presente quando in libreria c’è quel libro che vi affascina particolarmente, con una rilegatura encomiabile, la quale ogni volta che l’accarezzate chiudendo gli occhi, vi sembra di finire voi stessi nel romanzo? Bene, Cosmic Depths è proprio quella rilegatura, tetra e originale, calma e prorompente, una traccia che apre ad un romanzo sonoro privo di eguali. Con questo album, attraverso un eco musicale oscuro e profondo, la band svela al ‘lettore’ il proprio pensiero sul cosmicismo, la teoria partorita dalla mente geniale del nostro Howard Phillips Lovecraft, che spiega quanto l’uomo si illuda di essere parte di uno schema universale nel quale il ruolo di ogni essere umano è cruciale e infinitamente importante, nel contempo in cui potrebbe essere spazzato tranquillamente via, come una nullità molecolare, da forze nettamente superiori a quelle umane. Dunque, questa scaletta ipnotica e tendenzialmente centripeta, tende ad attirare l’ascoltatore al centro di questo nucleo letterario/musicale, con un crescendo emotivo strutturato in maniera esemplare. Le successive “The Omniscient“, “Of Dementia” e “Lost Carcosa” sono pura poesia: le parole di Lovecraft prendono vita, un elegante dettato musicale tende a narrare le memorie dello scrittore, rendendolo vegeto davanti ai nostri occhi; lo scorrere del tempo in maniera così fluida, con tale magnificenza sonora di un black metal affascinante, fa capire all’ascoltatore quanto questo album sia perfetto sotto ogni punto di vista, tanto da lasciarsi andare in questa grandiosa spirale senza tempo. “A Thousand Young” e “Dreams of the Nuclear Chaos” risvegliano da un sonno simile alla morte l’anima oscura di Cthulhu: solamente questo semi-dio potrebbe essere l’esatto paragone per descrivere questa creatura musicale così grande, magnificamente infinita. Un insieme di emozioni scaraventate in questo album che diventa un capitolo importante della saga dei The Great Old Ones, i quali chiudono questo ‘libro’ con una perla dal nome di “Nyarlathotep“; quel piccolo brivido corre lungo la schiena, sospirando si toglie la mano dalla rilegatura di questo libro, guardandosi intorno e cercando di tornare alla realtà, quella che scuote il sognatore e mette a tacere temporaneamente le creature fino al prossimo sogno, quelle creature che i nostri francesi hanno evocato per noi.

VOTO: 9/10

Tracklist:

  1. Cosmic Depths
  2. The Omniscient
  3. Of Dementia
  4. Lost Carcosa
  5. A Thousand Young
  6. Dreams of the Nuclear Chaos
  7. Nyarlathotep
  8. To A Dreamer (Bonus track)

THE GREAT OLD ONES line-up:

  • Benjamin Guerry – Vocals, guitars
  • Aurélien Edouard – Guitars
  • Alexandre ‘Gart’ Rouleau – Guitars
  • Benoit ‘Barby’ Claus – Bass
  • Leo Isnard – Drums