TESLA – Uno shock melodico


TESLA – “Shock”
• (2019, Universal Music Enterprises) •

Ho amato moltissimo i primi due ruvidi e ispiratissimi dischi dei Tesla, e parliamo di trent’anni fa, un periodo glorioso culminato con il celeberrimo live acustico, che instaurò una moda “unplugged” che imperversò per parecchi anni a venire. Quella band riprendeva la lezione dei Led Zeppelin e la rinnovava con innesti di rock americano e tanta, ma proprio tanta energia.
Oggi i Tesla si ricordano di far uscire un disco di inediti ogni 5-6 anni, e sopravvivono (con uno certo smalto) soprattutto con quello che sanno fare ancora bene, cioè suonare dal vivo. Dimenticate le sirene plantiane, ora mirano a prendere il posto degli Aerosmith ed a far cantare le arene. Quindi, togliamo pure la parola “Hard” e rimane soltanto “Rock”, ben suonato e rigorosamente melodico.
E chi meglio dunque del Leppardiano Phil Collen per confezionare un suono in studio pulito, educato ma comunque in grado di far muovere il piedino a ritmo? Il biondo chitarrista non ha soltanto prodotto ma si percepisce la sua mano (ed echi dei leopardi ciechi) in diversi capitoli del platter, anche a livello musicale e di sound “leggero”, arioso e spudoratamente commerciale.
Nulla da dire sempre sulla clamorosa abilità del guitar duo Hannon/Rude di alternare riff elettrici a porzioni acustiche intense e magistrali, né alla voce roca di Jeff Keith, che si abbassa e insegue il fantasma del migliore Steven Tyler. Senza spingere troppo però, che il tempo passa per tutti.
La band dimostra di saper ben gestire, anche se “Shock” sa un po’ troppo di costruito a tavolino e pianificato per avere qualche possibilità di portare qualche singolo nelle radio americane, e poco altro.
Ma un po’ di magia rimane, perché “Quei” Tesla erano unici e irripetibili.
Le danze partono con la saltellante “You Won’t Take Me Alive”, e ti tornano già in mente i riff rock’n’roll di Joe Perry, mentre in “Taste Like” sembra quasi che Angus Young si sia ritrovato a fare un jam session con i Def leppard. Alla terza siamo già alla ballatona; “We Can Rule The World” parte pianistica e si evolve con educati suoni orchestrali ed un coro vagamente beatlesiano, mentre la prova vocale è una ode amorosa al Tallarico di “I Don’t Want To Miss a Thing”. La title track è realmente uno shock, riempito con suoni sintetici ed una chitarra suadente che sfocia in un ritornello più canonico e rockeggiante. Il cuore centrale del disco è abbastanza soporifero: “Love is a Fire” torna verso gli Aerosmith di “Crazy” e “Amazing”, “California Summer Song” è puro pop americano sixties, breve e ben eseguito. Ma la successiva e strascicata nenia acustica di “Forever Loving You” è un duro scoglio da superare indenni. I Tesla provano a risvegliarci con le cadenze in chiaroscuro di “The Mission” ed il riff ignorante e sbruffone di “Tied to the Tracks”, che però cade sul coro banale. “Afterlife” ci riporta nelle campagne americane con atmosfere bucoliche e rilassate e dà il testimone ad “I Want Everything”, in cui una strofa a là “My Sharona” incontra un ritornello quasi power pop. Chiusura atipica con il funk rock rotondo e ballabile di “Confort Zone”, dove si sente nettamente l’apporto di Collen, soprattutto per il coro molto orecchiabile e “appiccicoso”.
Che dire dunque? Un disco molto leggero, quasi estivo, facile e piacevole. Manca un po’ di magia però, ma come dice quel vecchio detto, chi si accontenta gode.

VOTO: 7/10

Tracklist:

  1. You Won’t Take Me Alive
  2. Taste Like
  3. We Can Rule The World
  4. Shock
  5. Love Is A Fire
  6. California Summer Song
  7. Forever Loving You
  8. The Mission
  9. Tied To The Tracks
  10. Afterlife
  11. I Want Everything
  12. Comfort Zone

Tesla lineup: 

  • Jeff Keith – Vocals
  • Frank Hannon – Guitar and Keyboards
  • Brian Wheat – Bass
  • Dave Rude – Guitar
  • Troy Luccketta – Drums