STRATOVARIUS – l’enigma è svelato!


Stratovarius- “Enigma: Intermission II”
• (2018- earMusic) •

A diciassette anni di distanza dal primo, ecco che fa capolino in casa Stratovarius il secondo capitolo di Intermission pt I, il cui vero e proprio scopo fu già allora quello di dare in pasto ai fan più accaniti un qualcosa da gustare nell’attesa del nuovo album che sarebbe arrivato due anni dopo (parliamo di quello che fu il primo dei due “Elements” nell’ormai lontano 2003). La stessa cosa accade diciassette anni dopo con Intermission pt II che non è il successore di “Eternal” ( ultimo disco in studio degli Stratovarius uscito nel 2015) ma bensì una compilation con tre pezzi inediti, una manciata di pezzi bonus ripescati dalle varie edizioni speciali dei dischi del periodo Polaris- Eternal e quattro pezzi del repertorio Stratovarius riarrangiati in chiave orchestrale. Sicuramente un prodotto destinato ai fan insaziabili che non ne hanno mai abbastanza della band di Timo Kotipelto & Co.
L’album parte con il primo pezzo inedito del disco ossia “Enigma”. Qui ci troviamo di fronte a un mid-tempo melodico che sfocia in un bel ritornello dal sapore piuttosto malinconico e dalle tinte abbastanza dark. Dopo il classici assoli di chitarra e tastiera il ritornello viene ripreso da Timo che lo canta in maniera più soffice prima di esplodere nuovamente. Il secondo pezzo inedito “Burn Me Down” è più energetico rimanendo comunque lontano dalle coordinate Power Metal che hanno da sempre caratterizzato la band essendo comunque un up-tempo decisamente più positivo anche a livello lirico. Interessante l’intermezzo sinfonico che spezza la canzone prima che questa esploda in un assolo di tastiera dal sapore classicamente Stratovarius. “Oblivion”, il terzo e ultimo inedito è anche questo un mid-tempo, stavolta dal suono leggermente più elettronico ma anche qui come nel caso di “Enigma” ci troviamo d’innanzi a un pezzo abbastanza malinconico. Tutto sommato tre pezzi piuttosto buoni ma che non arrivano a sfiorare la bellezza di una “Will My Soul Ever Rest In Peace?” che fu l’inedito per eccellenza del primo Intermission. Sulle bonus tracks mi sono avvicinato in maniera abbastanza scettica e vi spiego il motivo: I dischi da Polaris a Eternal li reputo personalmente tra il sufficiente (Polaris, Eternal) e il buono (Nemesis, Elysium)) ma nulla a che vedere con il quartetto di dischi da cui furono pescate le bonus tracks che fecero parte del primo Intermission (parliamo di “Episode”, “Visions”, Destiny” e “Infinite”). Tutto questo mi ha fatto riflettere ancora prima dell’ascolto, sulla potenziale bontà di questi pezzi considerando che gli album da cui vengono pescati non sono di certo capolavori inarrivabili. In effetti i miei dubbi non erano totalmente infondati, anche se, con alcune dovute eccezioni; “Fireborn” per esempio, che è un pezzo dalle tinte estremamente elettroniche e dal ritornello irresistibile non avrebbe sfigurato per nulla nel già di per se buon “Nemesis”. La stessa cosa non può essere detta della seconda bonus track di “Nemesis” ossia “Hunter”. Rimanendo sempre su “Nemesis”, “Kill It With Fire” è un pezzo originariamente destinato alla versione Giapponese del disco e fa la sua figura! È un brano vicino al Power Metal con svariati intrecci tra chitarra e tastiera che per la verità mi ha riportato con la mente agli Stratovarius di Visions e Destiny con quel tocco moderno dato dalla produzione. Un ottimo pezzo, probabilmente il migliore di questa uscita! Un altro brano assolutamente positivo che farà contenti tutti i fan della versione più Power-Speed degli Strato è la bella “Castaway” tratta dalla versione Giapponese di “Elysium”. Continuiamo col Power Metal bello spinto di “Giants”, stavolta estratto dalla versione speciale di “Eternal” e anche qui non c’è nulla da fare, quando gli Strato si cimentano in questa tipologia di pezzi non ce n’è per nessuno! Se fino ad ora la recensione dei pezzi è stata piuttosto positiva non posso esimermi nel mostrare qualche perplessità nel recensire i restanti brani; per prima l’insipida ballad “Old Man And The Sea”, l’ennesimo pezzo veloce (stavolta poco riuscito) “Second Sight”, l’inutilmente prolisso mid-tempo “Hallowed” ma soprattutto le versioni orchestrali dei pezzi “Fantasy”, “Shine In The Dark”, “Unbreakable” e “Winter Skies”. I brani risultano meno riusciti degli originali e ci si chiede se l’orchestra inclusa sia una vera e propria orchestra o una versione “in digitale” di essa. Di certo queste versioni mettono in risalto le belle melodie dei pezzi ma tutto sommato il risultato finale lo trovo fuori luogo eccetto forse per “Winter Skies” (bellissima ballad estratta da Polaris) che forse è il pezzo che più si prestava a un lavoro del genere anche se la magia del pezzo originale rimane ineguagliato.
Detto questo, come accennato prima, questo disco farà la felicità degli Strato-fan più incalliti e ha il pregio di avere all’interno alcuni brani di pregevole fattura pronti per essere scoperti! Tutto sommato un buon antipastino in attesa del nuovo album in studio della band.

VOTO: 6.5/10

Tracklist:

  1. Enigma (New Song)
  2. Hunter
  3. Hallowed
  4. Burn Me Down (New Song)
  5. Last Shore
  6. Kill It With Fire
  7. Oblivion (New Song)
  8. Second Sight
  9. Fireborn
  10. Giants
  11. Castaway
  12. Old Man And The Sea
  13. Fantasy (Orchestral Version)
  14. Shine In The dark (Orchestral Version)
  15. Unbreakable (Orchestral Version)
  16. Winter Skies (Orchestral Version)

Stratovarius lineup:

  • Timo Kotipelto– Vocals
  • Matias Kupiainen– Guitars
  • Lauri Porra– Bass
  • Jens Johansson– Keyboards
  • Rolf Pilve– Drums