Stop Stop: rebel rock senza… sosta!

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STOP STOP – “Barceloningham”

• (2016 – Metalapolis Records) •


Tutto quello che un amante del glam rock dovrebbe sapere su questa formazione è che dall’accattivante caldo spagnolo d’aria anni ‘80, gli Stop Stop si formano da un’idea del bassista e cantante, Jacob A.M. Iniziano a prendere dimestichezza con i loro strumenti musicali, nel loro più autentico amore per i Kiss e i Mötley Crüe. Tralasciando i cambi frequenti di lineup, nel 1998 si trasferiscono a Barcellona, per poi venirci a trovare a Milano dal 2002. Non contenti, provano nel 2006 a stabilirsi a Losa Angeles, ma il richiamo spagnolo è inevitabile e nel 2007 decidono di restare definitivamente a Barça. La lineup ufficiale sarà dunque composta da: Vega alla chitarra e Danny Stix alla batteria. Musicalmente, il loro talento si forma per le strade di Milano e Los Angeles. Talento che li porterà nel 2010 a ritrovare un’inaspettata stabilità con il primo album “Unlimited” (autoprodotto), a cui dedicheranno un ampio spazio temporaneo, fra tour in Europa e Oltreoceano. Il 2014 vedrà la pubblicazione del secondo album, “Join the Party”, già lavorato nel 2012, a cui gli Stop Stop dedicano un ulteriore rappresentazione dal vivo in tutto il globo, fra cui il Rocklahoma statunitense, il Glastonbury britannico e l’H.E.A.T. Festival tedesco. Nei loro concerti hanno la fortuna di essere stati open act di Krokus, Quiet Riot e Warrant.
Veniamo dunque al 2016, anno di pubblicazione del loro terzo full-length “Barcelloningham”, prodotto e missato da Jacob Hansen (Volbeat, Pretty Maids) e Metalopolis Records.
Giacché “Unlimited” e “Join the Party” siano album sperimentali sulle influenze, “Barceloningham” si rivela come un intensificato musicale sfacciato alla Mötley Crüe, ma al contempo fatto della stessa violenza horror di Wednesday 13. Dalla prima all’ultima traccia, la rabbia e l’energia di Jacob A.M. eguaglia all’incirca i toni di Joseph Poole, con attenzioni particolari a brani come a “Little Fighter”, un ballad che dà credito alle piccole forme di ribellioni, dov’anche nelle parti musicali più lente, il vocals non cessa mai di essere urlato, “Barceloningham”, title track, inno devozionale alla patria degli Stop Stop, risonante su un ritmo che rimanda a quelle di danze tipiche spagnole e “Spanish Fly”, brano fra i più veloci dal punto di vista ritmico e i più divertenti del disco. Qui la rabbia di Jacob A.M. raggiunge il culmine e il glam rock diventa quasi hard rock, come nei primi due album (in particolare “Join the Party”).
Nel complesso, “Barceloningham” è fra i migliori album della discografia finora, un buon compensato di rebel rock come piace a loro. In esso vi è una ben riuscita intenzione di perfezionarsi, a partire dall’equalizzazione fonica del mastering (grazie anche all’intervento di Jacob Hansen). L’unico difetto è dato dall’assenza di forte originalità, in quanto gli Stop Stop, per quanto possano migliorarsi e risultare un ottimo gruppo glam rock, vi si avvertirà sempre uno spunto imitativo dei Mötley Crüe. Questo non avvalora più di tanto la loro proposta musicale e non aggiunge nulla di nuovo, pur che sia un prodotto pedissequamente mixato e masterizzato. Forse, il brano più originale di tutti è “Barceloningham” per via della ritmica particolare e del richiamo alla Spagna attraverso suoni e ritmi tendenti al tradizionale.

VOTO: 3/5

Tracklist:

  1. Won’t Hold Me Back
  2. Spit It Out
  3. Over & Out
  4. Humbug
  5. Little Fighter
  6. Billy No Mates
  7. Out The Fire Into The Pan
  8. Walk n’Stalk
  9. Spanish Fly
  10. Barceloningham
  11. Johnny Ten-Men
  12. Your World

STOP STOP lineup:

  • Jacob A.M. – Vocals, Bass
  • Vega – Guitar
  • Danny Stix – Drums

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