SONATA ARCTICA – Una lunga e gelida notte


SONATA ARCTICA – “Talviy
ö”
• (Nuclear Blast – 2019) •

I Sonata Arctica, non molto tempo fa, hanno annunciato a sorpresa la pubblicazione del loro nuovo album lasciando tutti a bocca aperta. “Talviyö” (Notte d’Inverno), infatti, rappresenta la decima fatica in studio della ormai famosissima band finlandese. I nostri, attraverso varie interviste rilasciate negli ultimi due mesi, ci hanno quasi “preparato” a quello che sarà un album molto particolare, diverso, ma che i fan sapranno apprezzare. Ecco allora che andiamo ad analizzare il full-length in questione.
A capo della tracklist troviamo “Message From The Sun”, un brano molto piacevole che ricorda vagamente lo stile adottato dai ragazzi di Kemi nei primi brani presenti in “Pariah’s Child”. La batteria mantiene un tiro abbastanza sostenuto per tutta la durata del pezzo, alternata a ritornelli molto allegri e catchy che facilmente rimarranno nella testa dell’ascoltatore. In questo primo brano, sono piuttosto percettibili le radici Power Metal di stampo scandinavo dei Sonata Arctica. Leggermente più sottotono è la successiva “Whirlwind”, più lenta e che ricorda vagamente “Losing My Insanity” dall’album “Stones Grow Her Name”. È la volta di “Cold”, secondo singolo rilasciato. Questo brano svela un Melodic Rock puro, molto ispirato ad un sound anni ’80 che troveremo ancora in questo album. Un brano piacevole e di facile ascolto, come definito anche dalla band stessa che lo ritiene il pezzo più semplice dell’intero “Talviyö”. In “Storm The Armada” trova maggiore spazio la parte strumentale, in cui Elias Viljanen ci regale un breve assolo di chitarra e Pasi Kauppinen ed Henrik Klingenberg si battono in un duello tra basso e tastiera, anch’esso molto breve. Il punto di forza di questo brano sono sicuramente i cori, molto particolari e suggestivi. “The Last Of The Lambs”, malgrado la base sia piuttosto interessante, si rivela parecchio pesante all’ascolto, essendo eccessivamente lenta e fiacca. Può quasi sembrare l’equivalente di “Candle Lawns” da “The Ninth Hour”, ma se quest’ultima risultava molto gradevole, particolare e dal sound romantico, “The Last Of The Lambs” appare decisamente poco ispirata e banale. Con “Who Failed The Most” si ritorna ad un sound molto simile a “Whirlwind” e “Cold”, ma con una chitarra più graffiante. È la volta di “Ismo’s Got Good Reactors”, un brano strumentale che riflette l’ambiguità del nome anche nel sound. Si tratta di un pezzo veloce, molto allegro e di forte impatto, che ricorda quasi “Revontulet” dall’album “Silence”, ovviamente con un sound più adatto all’album da cui proviene. Ciò che caratterizza maggiormente questo pezzo è la rapidità della batteria accompagnata da passaggi di chitarra virtuosi e particolari e da una tastiera mistica e atmosferica. Un ottimo modo per spezzare la lentezza che delinea questa “Notte d’Inverno”. È molto probabile che la scelta dell’inserimento di questo brano sia dovuta al fatto che, nell’intero album, la parte strumentale trovi davvero poco spazio. L’intro di “Demon’s Cage”, dominata da batteria e tastiera, fa ben sperare in un brano dal carattere deciso, ma che sfortunatamente decelera all’istante mantenendo un tiro abbastanza piatto. Unica nota positiva del brano è l’intermezzo strumentale, breve ma intenso. “A Little Less Understanding”, primo singolo rilasciato, risulta estremamente ripetitivo e poco ispirato, sicuramente non uno dei brani migliori nell’album. “The Raven Still Flies With You” è un brano piuttosto suggestivo e malinconico, molto piacevole, che viene però quasi sciupato dal breve assolo di tastiera assolutamente poco azzeccato e inutile. “Talviyö” si conclude con “The Garden”, molto simile alla precedente “The Last Of The Lambs” e che, anch’essa, come il quinto brano in scaletta, appare eccessivamente lenta e piatta.
Traendo le somme, pare che questa decima montagna sia stata davvero difficile da scalare per i Sonata Arctica. Ormai sembra che il problema maggiore non sia neanche più il cambio di stile, lo stesso “The Ninth Hour” si era rivelato un ottimo album, con brani complessi e stimolanti, quanto il fatto che la band finlandese proprio non riesca più a trovare una propria identità e, di conseguenza, una solida fonte di ispirazione. Vi è una consistente differenza tra gli ultimi tre album rilasciati dalla band di Kemi. Ad esempio, della teatralità che troviamo in alcuni brani di “Pariah’s Child” qui c’è, purtroppo, poco e niente. E c’è poco e niente anche di Metal in generale ormai. Avranno finalmente trovato un loro stile definitivo con questa svolta Melodic Rock o staranno ancora sperimentando? In ogni caso “Talviyö” rimane un album mediocre, non certamente da buttare via, con un’ottima produzione, ma piuttosto piatto e con una considerazione delle parti strumentali quasi inesistente. Sappiamo ormai come la musica dei Sonata Arctica sia quasi completamente ideata dal frontman Tony Kakko e viene dunque subito da pensare all’album solista di Marko Hietala, ben lontano come sound dai suoi Nightwish, ma comunque ben riuscito. Che la scelta migliore sarebbe stata per Kakko lavorare su un progetto solista? Probabilmente sì, anche solo per scrollarsi l’etichetta “Power Metal” di dosso. Mentre i Sonata Arctica avrebbero continuato con una naturale evoluzione e maturazione come band.

VOTO: 6,5/10

Tracklist:

  1. Message From The Sun
  2. Whirlwind
  3. Cold
  4. Storm The Armada
  5. The Last Of The Lambs
  6. Who Failed The Most
  7. Ismo’s Got Good Reactors
  8. Demon’s Cage
  9. A Little Less Understanding
  10. The Raven Still Flies With You
  11. The Garden

SONATA ARCTICA line-up:

  • Tony Kakko – Vocals
  • Elias Viljanen – Guitars
  • Pasi Kauppinen – Bass
  • Henrik Klingenberg – Keyboards
  • Tommy Portimo – Drums