SOILWORK – Dalla liberazione all’ascesa

 SOILWORK – “A Whisp Of The Atlantic”
• (2020 – Nuclear Blast) •

L’acqua, elemento sacro e primordiale spesso associato alla nascita e, allo stesso tempo, anche alla morte, diventa una delle caratteristiche chiave da cui prende vita il nuovo viaggio sonoro dei Soilwork. La metafora perfetta della mente umana, dell’alienazione e dei vari conflitti del singolo individuo, la cui ossessione è volta alla ricerca di qualcosa che possa sostituire la religione, diventa il leitmotiv dell’EP ‘A Whisp Of The Atlantic’. Come l’oceano in piena tempesta, come raffigurato nell’artwork di copertina, questi argomenti spinosi e altresì interessanti travolgono l’animo umano in un turbinio psicologico e filosofico decisamente complesso che si traduce nel lavoro più progressive che i Soilwork abbiano mai realizzato nel corso di 25 anni.

La voglia di mettersi in gioco, sprigionando la propria creatività a 360°, è certamente una delle peculiarità più belle e note del combo di Helsingborg: nella loro singolarità, i nostri hanno sempre trovato il modo di re-inventarsi, cercando di offrire soluzioni melodiche originali, senza emulare formule scontate all’interno di un panorama musicale in costante crescita. L’innovazione prende forma sin dal brano di apertura, la titletrack dell’EP, una lunga suite di 16 minuti che ci introduce in un viaggio sonoro ben congegnato. Da sempre i Soilwork ci accolgono e ci abituano con brani accattivanti e diretti (chi tra voi ha pensato a “The Ride Majestic” o ad “Arrival”, ancora, a “Stabbing The Drama”, giusto per menzionarne alcuni?), ma è in questa occasione che gli svedesi ci presentano qualcosa di fortemente sovversivo, molto più lento e a tratti quasi inaspettato! Introdotto dalle dolci note del pianoforte di Sven Karlsson, alle quali subentrano le sempre più sublimi clean vocals di Bjorn “Speed” Strid, qui maggiormente enfatizzate rispetto al passato, dove spesso assumevano un ruolo marginale a favore del growl predominante del cantante, il brano si presenta pienamente delineato e, in parte, complesso sin dalle prime battute. Il melodic death metal a cui i nostri ci hanno abituato sin dagli inizi della loro carriera qui cede il passo sia a passaggi tipicamente black metal arricchiti dagli sfrenati blast beast di Bastian Thusgaard, che a soluzioni armoniche più leggere e dolci, definite da un sound dal sapore chiaramente jazz. Un pezzo decisamente fuori dagli schemi penalizzato, purtroppo, da un’eccessiva prolissità, frutto della chiara data dal capolavoro magistrale dei Genesis, “Supper’s Ready”, da cui i nostri sembrano aver tratto ispirazione sia per la notevole durata, che per la straordinaria progressione musicale.

Nei cinque brani che compongono questa piccola opera musicale il growl di Strid non risulta mai eccessivo, anzi, irrompe sempre al punto giusto, esplodendo in tutta la sua “sporcizia” e la sua aggressività, a tratti considerata quasi inquietante, come dimostrato in “Desperado”, uno dei brani che compongono la ‘Feverish Trinity’, “Feverish”, ancora, in “The Nothingness and the Devil”. L’ampio spettro vocale di Bjorn Spid è da sempre l’elemento catalizzatore che attira e ammalia l’ascoltatore: che si tratti dei Soilwork, come in questo caso specifico, o dei “fratelli” The Night Flight Orchestra, il vocalist svedese fa sfoggio della sua alta esperienza e ci regala performance strabilianti che lascia esterrefatti ad ogni nuovo ascolto.

Ancora una volta i Soilwork ci presentano un lavoro ben fatto e qualitativamente alto, volto principalmente a presentare la nuova faccia della band e a sottolineare l’incredibile creatività che da sempre la contraddistingue, quasi a voler sottolineare come il quintetto svedese non abbia davvero nulla da invidiare a nessuno. In effetti, i musicisti in questione meriterebbero maggiori attenzione da parte del pubblico (come sottolineato anche dallo stesso David Andersson in fase di intervista, ndr), sempre in prima linea a puntare il dito contro le novità in ambito musicale e ai nuovi prodotti offerti al giorno d’oggi dal mercato. I Soilwork, quindi, non sono assolutamente una band da sottovalutare, poiché sebben attiva da oltre due decadi, disco dopo disco si sono sempre contraddistinti per originalità e progresso (fattore che, purtroppo, non viene spesso riscontrato in giro). Spesso la tenacia, la voglia di mettersi in gioco e buttarsi a capofitto nelle novità possono risultare una formula vincente e decisamente azzeccata e di questo, ormai, i Soilwork ne sono pienamente consapevoli.

VOTO: 8/10

TRACKLIST:

  1. A Whisp Of The Atlantic
  2. Feverish
  3. Desperado
  4. Death Diviner
  5. The Nothingness And The Devil

Soilwork line up:

  • Bjorn Strid – vocals
  • David Andersson – guitar
  • Sylvain Coudret – guitars
  • Sven Karlsson – keyboards
  • Ola Flink – bass
  • Bastian Thusgaard – drums