SOEN – Un nuovo fiore nel giardino del prog metal


SOEN – “Lotus”
• (2019 – Silver Lining Music) •

Quarto lavoro per gli svedesi Soen, una delle band di spicco dell’attuale panorama progressive metal, che negli ultimi anni si è distinta grazie al proprio sound sia classico, con rimandi anche al progressive rock più colto, sia moderno, con la sua unione di metal e riff groovosi.
Proprio nel segno della loro ormai nota formula stilistica si apre “Opponent”, prima traccia di “Lotus”: riff gustosi ed energici si sposano con atmosfere che rimandano agli anni ’70, ricreate ad esempio da un organo hammond. Le linee vocali di Joel sono dirette e godibili e ben si adattano alle dinamiche del pezzo, il quale tuttavia risulta un po’ ripetitivo. Più interessanti si rivelano brani successivi, come “Lascivious” o “Covenant”, che si districano in passaggi con dinamiche molto differenti tra loro ma sempre ben coese. A sezioni piene e ricche di sonorità si alternano riff più scarni, così come a momenti energici si giustappongono parti puramente atmosferiche e quasi estatiche. Proprio i momenti più soft sono, a mio parere, quelli più interessanti della band, non solo in questo “Lotus” ma anche nei loro lavori precedenti (penso ad esempio alla bellissima “Lucidity” dell’album “Lykaia” del 2017). Questo lato morbido e molto espressivo si rivela soprattutto nella title track “Lotus” e in “River”, quest’ultima caratterizzata da una delicata chitarra acustica nella parte iniziale, per poi sfociare in un crescendo sempre più potente. Non mancano però parti più travolgenti, più metal (nonostante questa etichetta stia strettissima alla band), ad esempio in “Martyrs” e in “Rival”. Rispetto agli album precedenti, mi sembra che le zone “grigie”, intermedie, tra i due estremi (groovy energico ed atmosferico) siano meno presenti, e che la band abbia voluto potenziare appunto i due poli opposti, accentuando i contrasti e le dinamiche. Il che è, a mio avviso, un grande pregio dell’album, considerando che a volte la band si ferma ad un registro “medio” che può risultare noioso e poco coinvolgente. Cosa non vera, invece, per quanto riguarda la traccia finale, la lunga “Lunacy”, che nonostante non sia estrema né negli aspetti morbidi né in quelli metal, risulta un pezzo ottimamente composto, con i suoi richiami al prog dei Pink Floyd ed in particolare di Gilmour (influenza che si nota anche in altri brani, come nell’intermezzo di “Lascivious” o nell’assolo di “River”).
In sintesi si tratta di un gran bell’album da parte di una band che ha trovato la sua formula distintiva e funzionante: un’energia a volte violenta, a volte “avvolgente”, ma sempre molto presente e rivestita di un abito molto raffinato ed elegante. Tuttavia, nonostante questa formula sembri qui perfezionata, manca quell’elemento di innovazione e ammodernamento che ci si aspetterebbe da una band di questo calibro (ricordiamo che la band è stata fondata da Martin Lopez, ex-Opeth) giunta al quarto album. Inoltre, altra piccola nota negativa già anticipata, ogni tanto la band presenta dei momenti “medi” un po’ noiosi, ma in misura minore rispetto agli album precedenti. Ciò intacca solo parzialmente l’impressione generale di un album intenso, emozionante ed interessante, forse addirittura il migliore nella discografia dei Soen.

VOTO: 8/10

Tracklist:

  1. Opponent
  2. Lascivious
  3. Martyrs
  4. Lotus
  5. Covenant
  6. Penance
  7. River
  8. Rival
  9. Lunacy

SOEN lineup:

  • Joel Ekelöf – Vocals
  • Martin Lopez – Drums
  • Lars Åhlund – keyboards
  • Stefan Stenberg – bass guitar
  • Cody Ford – guitars