SIRENIA – La svolta elettronica di Morten Veland


SIRENIA – “Riddles, Ruins & Revelations”
• (2021 – Napalm Records) •

Tempo fa con alcuni miei amici scherzavamo su come il symphonic metal sembrasse quasi un fenomeno “passato di moda”. A parte scherzi, band come Within Temptation , Delain e persino i maestri del genere Nightwish si sono mano mano allontanati dal loro sound originario verso lidi più moderni ed elettronici nel caso dei primi, territori più pop e “easy-listening” nel caso dei secondi  e sonorità più folk e “progressive” (tra moltissime virgolette) nel caso degli alfieri del metal finlandese Nightwish. I Sirenia di Morten Veland sembrano con il nuovo “Riddles, Ruins & Revelations” voler anche loro staccarsi dalla matrice classicamente symphonic/gothic che li ha sempre contraddistinto per approdarsi su un sound decisamente elettronico, quasi un ibrido tra quello tipico della band e la proposta degli svedesi Amaranthe. D’altronde come biasimarli… dopo vent’anni di carriera, molteplici cambi di cantante e ben dieci album in studio la band del mastermind norvegese doveva in qualche modo provare a reinventarsi e siamo sinceri, la pista elettronica negli ultimi anni è stata una via battuta da molti.”Riddles, Ruins & Revelations” però, parafrasando il titolo, presenta alcuni enigmi, molte rovine e poche rivelazioni, con un disco che a livello di produzione risulta suonare molto piatto, poco dinamico e abbastanza “finto” con un overload di elettronica, programmazione ed effetti che a mio avviso tendono ad essere prevedibili e pesanti per le orecchie a lungo andare. La sensazione del “troppo” personalmente l’ho riscontrata molte volte ascoltando il disco, quella sensazione che con altre band con una forte spinta elettronica come i già citati Amaranthe non trovo. Ma in fondo il nuovo disco dei Sirenia è così… improntato di certo per un pubblico che ama il metal più commerciale ed assimilabile e non che questo sia un fattore negativo, ma l’album così facendo perde molto di quell’atmosfera che molti dei precedenti dischi della band sono riusciti a catturare. Eppure quando le cose riescono il lavoro risulta anche piacevole come nel caso dell’opener “Addiction N.1” che risulta essere uno dei migliori pezzi del lotto e che non per niente è stato scelto come singolo con tanto di videoclip per promuovere l’album. Esso risulta essere un perfetto esempio di quello che probabilmente il buon Morten aveva in mente quando si è cimentato nel songwriting del nuovo album e di quello che probabilmente si aspettava a livello di risultato finale. La verità però è che apparte i buoni risultati ottenuti da “Addiction N.1” che tralasciando i banalissimi testi con le solite rime “fire” e “desire” risulta senza  dubbio essere un esperimento riuscito, la maggior parte del disco risulta abbastanza stucchevole e troppo ripetitivo. Oltre questo i riff di chitarra proposti da Morten scadono spesso nel banale mentre gli altri strumenti sono spesso sommersi da una valanga di elettronica. La voce di Emmanuela Zoldan al suo terzo lavoro con i Sirenia offre la solita buona performance, tecnicamente impeccabile ma che per quanto mi riguarda manca di personalità. Questo senza nulla togliere all’ineccepibile bravura della vocalist, ma a livello personale non mi trasmette le emozioni di una Elize Ryd (Amaranthe) o Jennifer Haben (Beyond The Black) per citare due gruppi che i Sirenia hanno ammesso di apprezzare molto e da cui volontariamente o involontariamente hanno preso qualche elemento da attingere al nuovo sound. Insomma per farla breve manca quel “fattore X” nella personalità della timbrica vocale di Emmanuela che nei miei personalissimi gusti la eleverebbe ai livelli delle due vocalist già citate. Parlando più nello specifico di singoli pezzi ,“Towards An Early Grave” ha un intro smaccatamente synth-pop e un ritmo dance accompagnato dalla voce della vocalist prima che i riff di chitarra entrino in gioco. I cori presenti in maniera minimale in questo brano riportano in parte indietro ai tempi dei loro album più “gothic” ma è solo una goccia in un mare fatto di elettronica e linee vocali “ammiccanti” e “ultra- catchy”. Risulta chiara la ricerca a tutti i costi in questi brani del ritornello facile quando si ha la sensazione che in alcuni casi si sarebbero potuti tracciare anche altri lidi. Il growl di Morten offre un cambiamento ben accetto così come i richiami al gothic metal degli esordi che però sono troppo pochi e isolati per i miei gusti. Devo invece dare un meritato plauso agli assoli di chitarra che più di una volta risultano essere veramente ben composti ed eseguiti risultando uno punti a favore migliori di questo disco. “We Come To Ruins” risulta essere un brano dal piglio più aggressivo con delle ottime parti di chitarra solista, un growl convincente da parte di Morten un andamento trascinante. Il brano è anche piuttosto vario offrendo uno stacco melodico sul finale.  “Into Infinity” è un pezzo molto carico di groove e molto synth-oriented, probabilmente il più catchy del lotto ma risulta purtroppo essere nel complesso  abbastanza anonimo. Molto più interessante e ben riuscito “Beneath The Midnight Sun” che non cambia troppo le coordinate del proprio sound ma cerca di risultare vincente nel suo contrasto tra le strofe aggressive cantate in growl e il ritornello molto “danzereccio” in pieno stile Amaranthe. La parte migliore del pezzo ancora una volta è probabilmente l’assolo di chitarra sul finale che risulta nuovamente essere piuttosto entusiasmante e dal sapore molto “classico”, quasi alla Stratovarius. “Downward Spiral” introduce una piccola sezione sussurrata in francese dalla vocalist oltre che uno special guest maschile alla voce pulita e tutto sommato ci regala un pezzo che nonostante sia più accostabile (a tratti) ad un brano dei canadesi “The Birthday Massacre” piuttosto che ai Sirenia che eravamo abituati a conoscere, è comunque an altro pezzo tutto sommato godibile. “Passimg Seasons” è un brano che introduce degli elementi interessanti come il brevissimo riffing semi-black metal verso l’inizio della canzone e un’atmosfera molto più classicamente Sirenia con elementi gothic che compaiono qua e la nel brano. Non mancano i soliti stacchi dove la voce di Emmanuela danza sopra un velluto di effetti synth-pop prima che facciano capolinea nuovamente le chitarre e il riffing pesante. “Voyage Voyage” è il pezzo che chiude l’album ed è una cover del brano originale del 1987 dei Desireless, un pezzo synth-pop cantato in francese che i Sirenia ripropongono in una versione francamente piuttosto inascoltabile.

Per concludere “Riddles Ruins & Revelation” è un disco riservato a chi non disprezza il metal contaminato dall’elettronica ed è alla ricerca di qualcosa di facile, moderno e appetibile per le proprie orecchie. I fan di band quali Amaranthe o Beyond The Black potranno forse trovare del pane per i loro denti in questo album anche se ad essere onesti trovo che le suddette band siano oggi come oggi molto più valide e offrano un sound dotato di una maggiore personalità rispetto agli attuali Sirenia. L’album è pieno di buone idee e alcuni pezzi sono molto più che godibili ma nella sua interezza trovo questo album stucchevole, soprattutto contando il fatto che la durata del disco si avvicina all’ora di musica. L’album latita di un songwriting valido e degno di nota nell’interezza della sua durata ed è forse alla fine questo il difetto principale del platter che avrebbe senz’altro giovato in un taglio del suo minutaggio e nella condensazione delle idee migliori.  Insomma consigliato ad un certo tipo di ascoltatore, ma con qualche riserva di fondo.

VOTO: 6,5/10

Tracklist:

  1. Addiction No. 1
  2. Towards An Early Grave
  3. Into Infinity
  4. Passing Seasons
  5. We Come To Ruins
  6. Downward Spiral
  7. Beneath The Midnight Sun
  8. The Timeless Waning
  9. December Snow
  10. This Curse Of Mine
  11. Voyage Voyage

Sirenia lineup:

  • Emmanuelle Zoldan – Vocals
  • Morten Veland– Guitars
  • Nils Courbaron – guitars
  • Michael Brush – Drums