SEPTICFLESH: Tra brutalità e raffinatezza!

SEPTICFLESH – “Modern Primitive”
• (2022 – Nuclear Blast Records) •

È finalmente arrivato tra noi il nuovo disco dei Septicflesh dopo ben cinque anni di attesa dal precedente “Codex Omega”. I maestri del symphonic death metal greco hanno dovuto attraversare mille peripezie per pubblicare un disco sudato e studiato meticolosamente in ogni minimo dettaglio e il cui costo di produzione in termine di tempo e denaro non è stato di certo basso.

Il fatto che questo album sia stato registrato in ben tre studi diversi, con un ‘orchestra sinfonica di oltre cento elementi (stiamo parlando di quella sinfonica di Praga) e con uno stop nel bel mezzo delle registrazione per via della pandemia, ci fa capire quanto questo sia stato un parto sofferto, ma di cui credo che la band (di recente passata alla Nuclear Blast dalla Seasons Of Mist) possa essere molto fiera.

Non che dal punto di vista sonoro la proposta della band sia cambiata drasticamente tutt’altro; se avete amato i Septicflesh di “The Great Mass”, “Titan” e “Codex Omega” ritroverete in questo “Modern Primitive” le stesse coordinate sonore che hanno contraddistinto quei dischi. La differenza, per quanto mi riguarda, sta nella produzione, più organica e meno artificiosa rispetto a “Codex Omega”, senz’altro un lavoro magistrale da questo punto di vista con le chitarre, stavolta, che hanno un sapore più “granitico” rispetto al precedente disco e i cui riff risultano davvero trascinanti, ritagliandosi un ruolo importante nel mix senza nulla togliere ovviamente alla grandezza delle orchestrazioni che rimangono il fiore all’occhiello di questa band.

È anche da notare che il minutaggio del disco risulta essere piuttosto limitato rispetto al solito; meno di trentotto minuti, il che fa sì che i pezzi al suo interno siano solo nove ma che, secondo il mio punto di vista, rende questo lavoro migliore come fruibilità e qualità complessiva, rendendo ogni traccia importante nell’economia del platter, ma, allo stesso modo, facendo sì che ognuno di questi pezzi sia musicalmente davvero valido e che potenzialmente possano essere tutte delle nuove “hit” per la band.

Come detto, le sezioni orchestrali, come al solito, sono uno dei punti di forza di questa band e, in particolare, in questo album suonano grandiose, teatrali e allo stesso tempo inquietanti. La cosa che mi ha sempre affascinato di questa band è il fatto che, benché tantissime altre formazioni estreme utilizzino una forte componente sinfonica (vedi Fleshgood Apocalypse e Dimmu Borgir), i Septicflesh lo fanno in un modo e con un sound che li rende veramente unici, quasi come se le loro radici greche in qualche modo trovino uno sfogo nelle atmosfere che riescono a ricreare nei loro dischi. I cori dei bambini presenti nell’album aggiungono tanto all’atmosfera complessiva e gli inserti di voce pulita sono minimi ma studiati alla perfezione nel muro di sound della band.

L’album è stato anticipato da ben tre singoli di cui trovo solamente “A Desert Throne” un pochino sottotono rispetto agli altri due, forse per il suo andamento un pochino monotematico per un pezzo trasportato da un riff trascinante che risulta, però, in un mid-tempo che personalmente mi entusiasma meno del resto del platter, nonostante le belle orchestrazioni. Molto più interessante l’opener “The Collector” per esempio, con quelle sue orchestrazioni iniziali dal sapore molto etniche prima che il pezzo si immerga in un riff travolgente e il growl minaccioso di Spiros, unito ad un approccio sempre sporco, ma più “narrato” porti l’ascoltatore in un viaggio fatto di inquietudine e mistero.

“Self- Eater” è un altro pezzo da novanta del disco, con quei suoi blast-beat “start and stop” e con la ruvidezza delle sue chitarre e quella delicata outro di pianoforte e orchestrazioni che compensano pesantezza del brano. Forse il mio pezzo preferito dell’album è “Coming Storm”, una vera e propria tempesta di riff granitici che si abbattono sull’ascoltatore mentre il pezzo improvvisamente si interrompe per dare spazio a dei vocalizzi da parte di una voce femminile che risultano quasi come dei lamenti all’interno di un incubo.

“Psychohistory” è il pezzo più tirato del disco, forse l’unico in cui sentiremo dei blast-beat incessanti per una certa fetta della composizione, mentre ovviamente anche l’orchestra è sparata a tutto volume rendendo questo il brano più intenso del lotto. “A Dreadful Muse” ci offre addirittura un lead di chitarra melodica e alcune delle orchestrazioni e melodie più riuscite del platter, rimanendo comunque un brano piuttosto pesante e cupo; ma sono proprio le orchestrazioni a dettare il mood del pezzo, dove si passa da una musicalità estremamente cupa , oscura e senza speranza per arrivare in pochi secondi ad un epopea di solennità e maestosità.

Insomma, se amate il metal estremo contaminato dal massiccio uso delle orchestrazioni i Septicflesh sono per voi una band irrinunciabile, essendo i greci una delle band migliori al mondo in questo genere di musica e “Modern Primitive” conferma lo stato di grazia compositivo di una band che riesce per quanto mi riguarda a tirare fuori un lavoro ancora migliore del pur buono “Codex Omega”.

Un disco dall’arrangiamento e la produzione impressionante e impeccabile e se avete amato i precedenti tre album della band difficilmente non vi piacerà “Modern Primitive”. Il rovescio della medagli è proprio questo, ossia che con gli ultimi quattro dischi la band greca sembra essersi fossilizzata un pochino nello stesso stile. Quindi non aspettatevi grandi rivoluzioni del sound ma solo un’ altra manciata di grandi pezzi targati Septicflesh… d’altronde squadra che vince non si cambia!

VOTO: 7,5/10

TRACKLIST:

  1. The Collector
  2. Hierophant
  3. Self-Eater
  4. Neuromancer
  5. Coming Storm
  6. A Desert Throne
  7. Modern Primitives
  8. Psychohistory
  9. A Dreadful Muse

Septicflesh line up:

  • Spiros “Seth Siro” Antoniou – growls, bass
  • Sotiris Vayenas “Sotiris Annukaki V.” – clean vocals, rhythm guitars, keyboards
  • Christos Antoniou – lead guitar, orchestrations, samples
  • Dinos “Psychron” Prassas – rhythm guitars
  • Kerim “Krimh” Lechner – drums