SATAN – crudeli sentenze


SATAN – “Cruel Magic”
• (2018 – Metal Blade Records) •

 

I Satan sono sempre gli stessi musicisti e usano sempre la stessa ricetta, con gli stessi dosaggi, con gli stessi sapori. Ma la sanno rendere sempre nuova, sempre buona e sempre sé stessa. Non c’è occasione di dire che tal riff del brano X è uguale a quello del brano Y, niente plagio né auto-plagio. Se un bravo giardiniere ha il pollice verde, nell’heavy metal allora i Satan hanno il pollice d’acciaio.
“Cruel Magic”, il terzo disco post-reunion e primo su Metal Blade, quinto complessivo di una carriera iniziata nel 1979, ma andata avanti con lunghe pause e svariate deviazioni (vedasi Blind Fury di “Out of Reach” o i Pariah), è un cocktail di NWOBHM, speed metal, virtuosismi orientaleggianti, passaggi acustici e un’atmosfera cupa, sinistra, ma non priva di pathos e tinte drammatiche.
La prima scarica di adrenalina la dà l’opener “Into the Mouth of Eternity”, guidata da un lavoro chitarristico quasi thrash della coppia Ramsey-Tippins e dal veloce lavoro dietro le pelli di Sean Taylor, mentre sua maestà Brian Ross lascia dilatare i suoi polmoni per spandere la sua voce che crea un’atmosfera senza confini spazio-temporali. Con la seconda canzone, la title-track, ci addentriamo a metà ’70s, trattandosi di un pezzo che ricorda i Black Sabbath di metà della decade – quando erano meno doomy e più heavy rock – nel complesso un brano che si regge più sul ritornello che su un tiro irresistibile. Le seguenti “The Doomsday Clock” e “Legions Hellbound”, ispirate rispettivamente alla serie televisiva britannica Dr. Who e allo sbarco in Normandia, sono un crescendo d’intensità: molto veloci e dotate di una gran carica emozionale – grazie al sapiente uso delle corde vocali di mr. Ross e dell’abilità dei due axemen che intarsiano i brani con riff arrembanti e circolari tipicamente british, inseriscono licks e soli esotici e misteriosi. In entrambi i brani i nostri riescono a trasportarci nella dimensione della storia che raccontano: in “The Doomsday Clock” viaggiamo nel tempo per cambiare il corso degli eventi e salvare il mondo, mentre in “Legions Hellbound” sbarchiamo sulle spiagge della Normandia per combattere contro le forze naziste e sarà gloria o morte… Cambia tutto con brano successivo, “Ophidian”, un mid-tempo heavy classico dove assumiamo le sembianze di un rettile velenoso che vuole spargere la sua tossina di corruzione e morte sulla terra. L’andamento stesso della canzone, sinistra e soffocante, è avvolgente, cadenzato e ipnotico come le spire di un serpente. “My Prophetic Soul” è quasi power-oriented, veloce, enfatica e con melodie ariose cariche d’orgolio e forza di volontà, col solito lavoro di cesello dei due chitarristi e la sezione ritmica che dà la carica menando rapidi fendenti. Rallentiamo con “Death Knell for a King”, un altro mid-tempo dal rifferama cupo e affilato e con la l’interpretazione vocale sugli scudi, con il testo che tratta uno dei temi cari ai Satan: l’oppressione del potere e la lotta per rovesciare il tiranno, il cui destino è segnato. Personalmente lo ritengo uno dei brani più di facile presa del disco, ma non è un difetto perché scrivere brani catchy e immediati senza scadere nel banale o nella ripetizione non è comune nell’heavy metal. “Death Knell for a King” suona invece proprio come un classico brano dei Satan, come se non fossimo nel 2018 ma ancora nel 1983. Il terzetto di canzoni che ci conducono alla fine di “Cruel Magic” (“Who Among Us”, “”Ghosts of Monongah” e “Mortality”) è veloce, tecnicamente impeccabile ma forse difetta un po’ di capacità di coinvolgere rispetto ad altri punti dell’album. Ma la bella melodia di “Who Among Us”, l’interessante e tragica storia di “Ghosts…” – la morte di un terzo degli abitanti della cittadina di Monongah nell’esplosione di una galleria in delle miniere della Virginia – e i delicati arpeggi che intarsiano la spedita e filosofica “Mortality” sono degni di nota.
I due dischi precedenti dei Satan, “Life Sentence” (2013) e “Atom by Atom” (2015), avevano alti standard di qualità per quanto riguardo l’aspetto tecnico, ma personalmente non sprigionavano la stessa carica emotiva di “Cruel Magic”. Però l’HM non è una scienza esatta e siccome ho visto che anche quelli avevano raccolto molti giudizi positivi e scatenato l’entusiasmo nel cuori d’acciaio degli appassionati, posso concludere che i Satan per coerenza e bravura confermano di star vivendo una seconda giovinezza. Chapeau!

VOTO: 7,5/10

Tracklist:

  1. Into the Mouth of Eternity
  2. Cruel Magic
  3. The Doomsday Clock
  4. Legions Hellbound
  5. Ophidian
  6. My Prophetic Soul
  7. Death Knell for a King
  8. Who Among Us
  9. Ghosts of Monongah
  10. Mortality

Satan lineup:

  • Brian Ross – Vocals
  • Steve Ramsey – Guitars
  • Russ Tippins – Guitars
  • Graeme English – Bass
  • Sean Taylor – Drums