SABATON – Racconti di trincea


SABATON – “The Great War”

• (2019 – Nuclear Blast) •

Sono sempre stato un grande estimatore dei Sabaton e sin dalla prima volta che li ascoltai, oramai qualche anno fa nel 2012 con l’uscita di “Carolus Rex”, sentii che questa band avrebbe fatto strada… e di strada ne ha fatta eccome il gruppo Svedese da allora… Ciò che me lo fece capire era la proposta sonora della band che pur trattandosi di un normalissimo heavy/power pregno di tastiere (quindi nulla di trascendentale a livello innovativo) aveva un marchio, un’atmosfera particolare che nessun’altra band che avessi ascoltato fino ad allora aveva (probabilmente anche l’inconfondibile timbrica vocale di Joakim Brodén è un fattore che contribuisce alla particolarità della proposta) . Aggiungiamoci anche un songwriting di altissimo livello, dei ritornelli super catchy e finalmente una band dedita a trattare la storia in maniera così approfondita e interessante tanto che recentemente hanno creato anche un canale YouTube (“Sabaton History”) in cui collaborano con uno noto storico nel cercare di ricostruire i fatti dietro i loro pezzi attraverso l’uso di video e vecchi filmati. È molto bello vedere quanta dedizione e rispetto hanno questi ragazzi nei confronti della storia, nel volerla analizzare senza essere per forza schierarsi da una parte o dall’altra ma semplicemente raccontando i fatti. In ogni caso ci avevo visto bene: i Sabaton sin dall’inizio della loro carriera, ma un particolare dall’album “Carolus Rex”, hanno avuto una popolarità sempre maggiore diventando ora uno dei gruppi Metal più grandi in circolazione tanto da essere stati headliner di numerosi festival prestigiosissimi tra cui il Wacken nel 2016.
Dopo questa premessa passiamo al nuovo disco. Anche stavolta come fu per “The Art Of War” e “Carolus Rex” (due capisaldi della loro discografia) il nuovo album è un concept che affronta le tematiche della prima guerra mondiale parlando di alcune delle battaglie più note (Battaglia del bosco di Belleau, Battaglia di Verdun), luoghi storici (Fortezza di Osowiek) e personaggi di spicco (il pilota di aerei tedesco Manfred von Richthofen detto il “Barone Rosso”, Lawrence d’Arabia). Non starò qui ad esaminare i fatti storici di ogni singolo brano perché so già che gli appassionati di storia si potranno documentare altrove (e perché no anche sul canale “Sabaton History” dove sono presenti già svariati video dove si analizzano gli eventi storici delle singole canzoni) ma cercherò di focalizzarmi di più sul lato musicale che a dire il vero non cambia poi tanto rispetto ai precedenti album. I Sabaton hanno un sound talmente caratteristico e con cui hanno ottenuto un così grande successo che sarebbe folle cambiarlo anche se spesso come accade in questo disco i fan più devoti troveranno molti passaggi che ne richiamano altri di pezzi più datati. Parliamo per esempio di “Fields Of Verdun” primo singolo con relativo video per promuovere l’album; la parte in cui Broden sussurra “Fields of execution…” è il classico “momento atmosferico” che molti brani dei Sabaton hanno (ascoltate questa parte e ripensate alle medesime parti presenti in capisaldi come “40:1” e “The Uprising” e troverete delle nette similitudini). Tuttavia è proprio questo il punto: anche se si tratta di già sentito funziona dannatamente bene perché pur non essendo innovativo (rispetto al sound dei Sabaton a cui siamo abituati) è tutto incredibilmente efficace ! Ma d’altronde ne conosciamo a bizzeffe di band che hanno ripetuto la stessa formula per anni facendo comunque uscire dei dischi egregi (penso a Motörhead, Ac/Dc o Amon Amarth…). Non bisogna per forza stravolgere se quello che già si fa funziona e detto questo qualche piccolo elemento nuovo qua e la lo troviamo. Per dire: i controcanti e le parti elettroniche di “The Attack Of The Dead Men”, la purpleiana “The Red Baron” (per altro esaltante!), i cori di voci femminili in “In Flander Fields” che in realtà è più un outro strumentale che suona molto come marcia funebre e che forse vuole essere una dedica a tutte le vittime della guerra o ancora gli strumenti a fiato di “The End Of The War To End All Wars” (un pezzo che ha un sapore molto epico e orchestrale alla Nightwish che rimane uno dei brani più interessanti del disco e dove forse la band svedese non si era mai spinta così in là a livello di orchestrazioni). Quindi ecco, piccole sorprese qua e là le troverete e saranno una graditissima sorpresa per i fan di vecchia data dei Sabaton che potranno soddisfare il loro palato con queste piccole chicche! In ogni caso le canzoni di questo disco si dividono in due categorie come nella maggior parte degli album della band; I pezzi più veloci, up-tempo e catchy allo stesso tempo come “Fields Of Verdun” e “Seven Pillars Of Wisdom” (da notare come comunque i pezzi “veloci” non sono più le rasoiate dei vecchi tempi come “Lion From The North”, “Nightwitches”, “40:1”, “Screaming Eagles” ecc… la band da questo punto di vista ha voluto un pochino togliere il piede dall’acceleratore e ammetto che a livello personale questa cosa mi manca un pochino dei vecchi Sabaton) e quelli più marcatamente sinfonici e allo stesso tempo più cadenzati come la title-track (pezzo drammatico ma allo stesso tempo pieno di pathos e energia), “The Future Of Warfare” (a dire il vero un modo non usuale per aprire un album e non sicuramente il pezzo migliore del disco anche se si apprezza l’atmosfera quasi sinistra del brano) e la bella e già citata “The End Of The War To End All Wars”. Da segnalare anche la bontà degli assoli del disco questa volta particolarmente ispirati. “The Great War” per concludere è un disco ambizioso come non si era visto da parte dei nostri dai tempi di “Carolus Rex” dove la band si percepisce che ha spinto al massimo per creare qualcosa di memorabile. L’album pur non essendo particolarmente innovativo a livello di sound riesce comunque ad essere ispirato a livello di songwriting e sono sicuro che diversi pezzi diventeranno dei capisaldi per il gruppo nei prossimi tour. Forse manca quella freschezza degli esordi ma dopo innumerevoli album è anche normale che quel fattore di “novità” possa andare a mancare un pochino. In ogni caso un altro centro da parte della band svedese che ci testimonia ancora una volta come il grande successo che stanno avendo sia ampiamente meritato. Appuntamento all’Alcatraz di Milano a Gennaio… io non mancherò!

VOTO: 7.5/10

Tracklist:

  1. The Future Of Warfare
  2. Seven Pillars Of Wisdom
  3. 82nd All The Way
  4. The Attack Of The Dead Men
  5. Devil Dogs
  6. The Red Baron
  7. Great War
  8. A Ghost In The Trenches
  9. Fields Of Verdun
  10. The End Of The War To End All Wars
  11. In Flanders Field

SABATON lineup:

  • Joakim Brodén – Vocals, Keyboards
  • Chris Rorland – Guitars
  • Tommy Johansson – Guitars
  • Par Sundstrom – Bass
  • Hannes van Dahl – Drums