RHAPSODY OF FIRE – Un passato leggendario, un glorioso futuro


RHAPSODY OF FIRE – “The Eight Mountain”
• (2019, AFM Records/Audioglobe) •

 

Parliamoci chiaro, chi poteva invidiare Alex Staropoli? Ritrovarsi senza l’ugola storica di Fabio Lione e, per giunta ora, contro la sua stessa ex band che va avanti senza di lui. Alex ha anche rifiutato di partecipare alla nostalgica reunion che ha avuto un ottimo successo di pubblico nel 2018. Folle oppure semplicemente convinto che i “suoi” Rhapsody of Fire potessero vivere un nuovo e glorioso inizio, Staropoli ha ricomposto il puzzle pezzo per pezzo, puntando soprattutto sul talento sottovalutato di Roby De Micheli (con i Rhapsody nei primi anni e poi di ritorno nel 2011) e su Giacomo Voli, che deve far dimenticare ai fans uno dei cantanti italiani di metal più celebrati e noti. Legendary Years, del 2017 (dove la band rilegge abbastanza fedelmente i successi del passato) è servito proprio a presentare il nuovo singer, con un impatto positivo ma non eclatante. The Eight Mountain è il vero banco di prova, assolutamente sorprendente. Chi si aspettava un flop se ne può anche stare lontano, perché il nuovo disco è un ottimo lavoro su tutti i fronti. Prodotto da Staropoli e mixato da Sebastian “Seeb” Levermann (Orden Ogan) ai Greenman Studios, con il contributo strumentale della Bulgarian National Symphony Orchestra e vocale di due cori (e si sente eccome durante l’ascolto) ed un paio di ospiti speciali che citeremo più tardi. A livello lirico, l’album è il primo capitolo di una nuova trilogia, la “Nephilim’s Empire Saga”, concepito da Staropoli e De Micheli e fondato su una nuova storia fantasy che si preannuncia cupa, drammatica ed epica, come da copione. Sul lato musicale, abbiamo arrangiamenti potenti, grandi velocità, solari aperture melodiche ed una maturità compositiva ormai ben spiccata, forse meno elaborata rispetto ai lavori di Turilli, ma dannatamente efficace e squisitamente “metallica”. Su tutto ecco Giacomo Voli, che dimostra di essere versatile e con una voce a dir poco prodigiosa e ben servita dai suoni ben calibrati del platter. Ma affrontiamo l’avventura di “The Eight Mountain” tassello per tassello:
‘Abyss Of Pain’ – Intro strumentale molto breve, dove un’orchestra spettrale si fonde con voci angoscianti.
‘Seven Heroic Deeds’ – Un inizio aggressivo con un riff secco e parti vocali varie e ben costruite, non ha un ritornello immediato ma costruisce una atmosfera densa e drammatica, spezzata da cori in latino ed un assolo di hammond assolutamente inaspettato.
‘Master Of Peace’ – La velocità aumenta insieme alla melodia, che rimane però intensa e porta ad un coro di grande forza espressiva ed un Voli che si arrampica su altezze siderali. Perfetta la chitarra sia nei solo che nei riff finali ricchi di feeling e quasi cantabili.
‘Rain Of Fury’ – La corsa prosegue con ritmiche battenti, stop and go di grande bellezza ed un ritornello solare e piacevolmente “Happy Metal”, senza risultare tedioso. Ancora impeccabili sia Voli che De Micheli.
‘White Wizard’ – Solenne introduzione di tastiere per un mid tempo più ragionato ed arrangiato con grande maestria. Grandi armonie vocali ed ispirate sezioni strumentali si incontrano in un’atmosfera soffusamente malinconica.
‘Warrior Heart’ – Il clavicembalo di Starapoli ed il flauto del fratello Manuel introducono un lento epico ed evocativo e Voli ci conduce nel cuore di una melodia fiera e calda, come un tramonto di fine estate.
‘The Courage To Forgive’ – Armonie chitarristiche si incrociano a cori femminili di grande suggestione, ed un chorus abbastanza canonico viene arricchito da controcanti potenti e insistiti.
‘March Against The Tyrant’ – Vero cuore dell’album, una vera e propria suite e dichiarazione di intenti di Staropoli, guidata da un arpeggio acustico emozionante e molto seventies che sfocia in un labirinto musicale pieni di sali e scendi perfettamente amalgamati ed un ritornello che porta il brano tra i classici del gruppo, senza se e senza ma.
‘Clash Of Times’ – Questo pezzo guarda sicuramente al passato e piacerebbe molto a Malmsteen, offrendoci sonorità neoclassiche e barocche efficaci anche se un po’ già sentite. Altro assolo strepitoso di De Micheli, sempre in palla e ispirato.
‘The Legend Goes On’ – Ritornello memorabile per il primo singolo che si annuncia come la nuova “Emerald Sword”, ma con una maturità ed uno spessore musicale assolutamente superiore. Un piccolo gioiello.
‘The Wind, The Rain And The Moon’ – Una poesia in musica in cui trionfano la splendida interpretazione di Giacomo Voli e parti vocali carezzevoli e piene di pathos.
‘Tales Of A Hero’s Fate’ – Buio e luce si affrontano nella suite finale, circa undici minuti drammatici ed intricati con un Voli trasformista vocale e qualche passaggio forse troppo riconoscente alla discografia passata della band. Qualche sporadica parte cantata in italiano (praticamente assente nel resto dell’album) viene seguita da evoluzioni strumentali che riscattano in parte il risultato finale. La voce dell’indimenticabile Sir Christopher Lee chiude la prima parte di questa nuova grande avventura.
Complimenti davvero a Staropoli ed ai suoi ragazzi, “The Eight Mountain” è un disco di grande spessore e pieno di cuore, intensità e passione. Una scommessa vinta.

VOTO 9/10

Setlist:

  1. Abyss Of Pain
  2. Seven Heroic Deeds
  3. Master Of Peace
  4. Rain Of Fury
  5. White Wizard
  6. Warrior Heart
  7. The Courage To Forgive
  8. March Against The Tyran
  9. Clash Of Times
  10. The Legend Goes Onù
  11. The Wind, The Rain And The Moon
  12. Tales Of A Hero’s Fate

Rhapsody Of Fire line up:

  • Giacomo Voli – Vocals
  • Alex Staropoli – Keyboards
  • Roberto De Micheli – Guitar
  • Alessandro Sala – Bass
  • Manu Lotter – Drums