RAMMSTEIN – La voce della leggenda risuona più forte


RAMMSTEIN – “Untitled”

• (2019, UMG) •

Un evento raro è stato gentilmente offerto dalla Universal, in collaborazione con la NeeCee Agency, a pochissimi fortunati reporter. Nonostante al momento il titolo sia ancora un’incognita fino al giorno dell’ufficiale rilascio sul mercato (che si terrà questo venerdì), è stato possibile ascoltare in anteprima assoluta l’ultimo lavoro della band tedesca pioniera della Neue Deutsche Härte (insieme ai loro connazionali Oomph!), i Rammstein.
Le aspettative per questo disco probabilmente erano elevate sia per i loro fans che per i loro detrattori. Tra chi li spacciava per finiti (contando i vari progetti solisti che sono derivati da questa lunga pausa di dieci anni) e chi, come la sottoscritta, non ha mai smesso di aspettarli (speranza direi ampiamente ripagata), c’era anche chi, nel dubbio, ha preferito aspettare giusto questa nuova release per poter proferire sentenza. Appena entrati nella sala dedicata all’ascolto è calato il silenzio. Nessuno dei presenti ha una vaga idea di cosa ascolterà di lì a poco (soprattutto la sottoscritta, che per l’occasione ha voluto digiunare completamente, evitando i secondi di ciascun brano spoilerati dalla band sul proprio canale youtube ed evitando anche di visionare il video del secondo singolo, per avere un parere molto più obiettivo e meno “da fan”), partono le note di “Deutschland” e tutto acquista un senso. Prima traccia e primo singolo estratto dal disco, risulta una scelta davvero azzeccata per aprire questo nuovo lavoro, d’impatto ed immediata e, nonostante le varie critiche mosse al video, quest’ultimo pezzo riassume perfettamente la natura controversa della band. “Radio” si impone all’ascolto con influenze molto sfacciate che rimandano ai Kraftwerk (gruppo del quale hanno eseguito nel 1997 la cover di un brano, Das Model, rendendolo iconico per i fans di entrambe le band, ndr), le sonorità sono un vago richiamo al loro periodo tra il loro debutto con “Herzeleid” e il suo successore “Sehnsucht”. Con “Zeig Dich” è amore al primo ascolto, poichè il singolo rappresenta una naturale linea di successione con il loro ultimo lavoro, “Liebe Ist Für Alle Da”; seppur il pezzo sia minimale, fa piacere trovare finalmente un altro assolo di basso di Ollie Riedel, visto che non accade spesso e un ruolo fondamentale lo hanno anche Paul Landers e Richard Kruspe durante il refrain, nel quale offrono un gran sostegno sonoro di notevole spessore. “Ausländer” è un pezzo ruffiano e tamarrissimo (per etichettarla come direbbe Doktor Lorenz, “tanz metall”), degno proprio del periodo di “Sehnsucht”, molto catchy e non stupirebbe se i nostri lo rilasciassero come terzo singolo, perché è un invito veramente palese a saltare! Se il lavoro precedente trovava in “Bückstabü” un pezzo sensuale tipicamente alla Rammstein (dubitavo persino potessero superare delle atmosfere così sfacciatamente sexy), stavolta è il turno di “Sex”, pezzone che non delude sicuramente, dato che in ogni loro lavoro i Rammstein hanno inserito almeno una canzone di questo genere. “Puppe” è una ballad meravigliosa che ricorda per certi aspetti la loro “Klavier”, ma molto più minimale: la voce di Till Lindemann è da brividi e rende perfettamente l’intensità di questo testo particolare. “Was Ich Liebe” parte con un suono minimalista, la batteria risulta asciuttissima ed è tutto ciò di più lontano ci si possa aspettare da loro. Somiglia ben poco ai loro vecchi lavori ed è perciò più apprezzabile, il sound si fa più classico rispetto al loro tipico industrial cui ci hanno abituati. Il premio per il brano strappacuore va a “Diamant”, ballad dolcissima e molto d’effetto. La successiva “Weit Weg” ha un sound invece molto più anni ’80, dato dal massiccio uso del synth e in questo pezzo Doom Schneider si conferma un gran batterista, perché seppur sia un pezzo apparentemente semplice, ti resta piantato nel cervello come un chiodo. Gli strumenti si amalgamano perfettamente senza sovrastarsi a vicenda. “Tattoo”, invece, porta atmosfere tipicissime alla Rammstein (sulla falsa riga di Rein Raus per intenderci) e se volete cimentarvi con l’ormai famoso “Till Hammer” (per i non fans l’headbanging di Till, che in sede live, sembra appunto utilizzare un martello per battere del ferro rovente, ndr), questo è il pezzo giusto per voi! “Hallomann”, il brano che conclude il disco, ci fa dono di un intro di basso (non si sentiva un’intro di basso da Mann Gegen Mann) e delle atmosfere gelide e rarefatte del loro capolavoro del 2005 “Rosenrot”, soprattutto la vena poetica di Till viene particolarmente messa in risalto. Va sottolineato anche che Flake, rispetto a tutti gli altri lavori, non figura come un semplice “collante” ritmico, ma risulta un elemento fondamentale che dà spessore ad ogni brano. In sostanza, questo album è un perfetto riassunto di una carriera pluriventennale (quest’anno compiono 26 anni di carriera), che trova il suo sviluppo in maniera naturale senza far perdere l’identità alla band. Con la speranza di non dover aspettare altri dieci anni per ascoltare qualcosa di nuovo, vi invito caldamente ad andarli a vedere almeno ad una delle date del loro prossimo tour europeo, che speriamo possano essere annunciate a brevissimo.

VOTO: 10/10

Tracklist: 

  1. Deutschland
  2. Radio
  3. Zeig Dich
  4. Ausländer
  5. Sex
  6. Puppe
  7. Was Ich Liebe
  8. Diamant
  9. Weit Weg
  10. Tattoo
  11. Hallomann

RAMMSTEIN line  Up:

  • Till Lindemann – Vocals
  • Oliver “Ollie” Riedel – Bass
  • Paul Heiko Landers – Guitars
  • Richard Zven Kruspe – Guitars
  • Christoph “Doom” Schneider – Drums
  • Christian “Doktor Flake” Lorenz – Keyboards and Synth