Prong: al decimo capitolo con autorità!

prong - x no absolutes
PRONG – “X – No Absolutes”
• (2016 – Steamhammer /SPV) •

Questo 2016 si apre subito con un gradito ritorno, almeno per tutti quelli che amano le sonorità metal non propriamente ortodosse e tradizionaliste, ma piuttosto quelle aperte alle contaminazioni stilistiche ed alla ricerca di sonorità non convenzionali. Stiamo parlando ovviamente dei Prong, formazione veterana della scena thrash/groove metal newyorkese, che festeggia proprio quest’anno trent’anni di militanza, a partire dagli esordi un po’ incerti di “Primitive Origins”, alla fine degli anni ’80, in cui si esprimevano in territori hardcore punk/crossover, passando per il periodo di maggiore creatività nel quale, assieme ai Pantera, hanno gettato le basi di un genere popolare quale il Groove Metal, per arrivare all’ultima reincarnazione, quando il leader Tommy Victor, dopo una lunga pausa di riflessione, ha finalmente deciso di riprendere in mano le redini della band, inanellando una serie di dischi interessanti quali “Carved in Stone” (2012), “Ruining Lives” (2014) ed il nuovo “X – No Absolutes”, che è appunto l’oggetto della nostra recensione.
Ricordo ancora con piacere agli inizi degli anni ’90 l’uscita di LP brillanti ed innovativi come “Beg to Differ”, “Prove You Wrong” e “Cleansing”, con il loro linguaggio musicale aggressivo ma dai solidi appigli melodici, basato certo sulle sonorità secche e taglienti del thrash allora in voga, ma in cui già si avvertiva l’urgenza di apportare variazioni alla formula, con influenze che derivavano non solo dalle loro esperienze musicali precedenti, ma anche dall’interesse verso la new wave e il post-punk (Killing Joke in primis), nonché le claustrofobiche atmosfere proprie dell’industrial music: una miscela eclettica dunque, che trovava la sua forza non tanto nella velocità, nel tecnicismo, nel virtuosismo degli assoli, ma piuttosto nella compattezza ritmica, nella pesantezza ed intensità del sound, quel particolare “groove” che finirà appunto per caratterizzare e denominare il genere.
Certamente di acqua sotto i ponti da allora ne è passata parecchia: innanzitutto la formazione è stata più volte rimaneggiata, al punto che possiamo considerarla a posteriori come un progetto personale di Victor, visto quanti bassisti e batteristi si sono alternati negli anni. Le caratteristiche del sound dei Prong anni 2000 sono ancora in parte riconoscibili, ma hanno subito un inevitabile processo di innovazione ed ammodernamento, che tiene conto anche delle recenti esperienze del cosiddetto “alternative metal”, complice probabilmente l’influenza della breve collaborazione con Tony Campos (ex Static-X) e dell’attuale bassista Jason Christopher (che ha militato negli Stone Sour e partecipato a progetti collaterali di Corey Glover) . Il risultato finale? Innegabilmente piacevole e un po’ sorprendente, che possiamo sintetizzare con una maggiore propensione melodica (sia nella costruzione dei brani che nella ricerca di cori anthemici di facile presa) ed un rinnovato stile vocale del leader, che ricordavamo principalmente per le sue tonalità aspre e che invece scopriamo avere anche un’ottima timbrica pulita, in grado di salire discretamente con le ottave. Il nuovo corso, sia pure un po’ distante musicalmente dagli episodi che me li ha fatti conoscere ed apprezzare, è comunque interessante ed avvincente, e può vantare già una serie di pezzi forti che si aggiungono di diritto ai loro classici anni novanta, quali le trascinanti “Eternal Heat”, “Revenge… Best Served Cold” (da “Carved in Stone”), “Turnover”, “The Barriers” e la title-track del precedente “Ruining Lives”, che sono diventati anche i nuovi cavalli di battaglia delle loro incendiare esibizioni dal vivo.
Anche il nuovo “X – No Absolutes”, che si muove sulle medesime coordinate, ha certamente tutte le carte in regola per farsi ugualmente amare dai fans, con la sua equilibrata alternanza di episodi aggressivi, riminiscenti del thrash delle origini e di brani più melodici e di ispirazione post-punk, che catturano immediatamente e si lasciano piacevolmente canticchiare.
L’apertura è affidata ad “Ultimate Authority”, che forse più di ogni altra mi richiama alla mente i Prong “vecchia scuola”, con le vocals ruvidissime di Victor, il suo riffing secco e preciso, ben sostenuto dal basso arrembante di Christopher e dal drumming martellante del recente acquisto Art Cruz. Notevole anche l’intervento solistico del leader, ulteriore apprezzabile novità da registrare nel nuovo corso della band che arricchisce e dà maggiore carattere al suono. Si prosegue con “Sense of Ease”, brano decisamente sincopato, una galoppata a briglie sciolte, suonata con energia e passione che ci restituisce i Prong nella loro dimensione più genuinamente thrash: indubbiamente uno dei pezzi più azzeccati a parere di chi scrive. “Without Words” è ancora una canzone ben ritmata, sia pure con maggiori iniezioni melodiche, principalmente identificabili nello stile vocale più pulito di Victor, caratterizzata anche dagli ottimi interventi vocali di Christopher nei cori. Si prosegue con questa piacevole miscela di metallo alternativo con l’orecchiabile “Cut and Dry” (in cui si coglie qualche similitudine con il sound degli Stone Sour), che ci conduce risolutamente verso la title-track, brano decisamente moderno e fuori dagli schemi, davvero coinvolgente ed anthemico, sia pure lontano anni luce dal sound più “tipico” dei nostri, che forse rappresenta la futura direzione artistica della band. A conferma della volontà di rinnovamento arriva la splendida semi-ballad “Do Nothing”, a mia memoria l’episodio più delicato e intimista della loro intera carriera, che rappresenta anche la vetta di questo disco a livello di interpretazione vocale di Victor. Si tratta certamente di una scelta coraggiosa e, a mio parere, assolutamente vincente, ma chissà come reagiranno i fan più integralisti! Con le successive “Belief System”, “Soul Sickness” si rientra un po’ nei canoni, brani apprezzabili, ma che poco si discostano da quanto già sentito. “In Spite of Hindrances” è un altro momento anthemico: brano conciso, veloce e trascinante, coro memorabile, assolo autorevole, ha tutti gli ingredienti giusti per farsi apprezzare. L’onda tumultuosa pare nuovamente placarsi con “Ice Run Through My Veins”, canzone che più di ogni altra tradisce l’affetto dei nostri per la new wave, sia pur reinterpretata con un piglio indiscutibilmente metallaro. Riservata certamente ai fan più open-minded (tra cui mi annovero senza dubbi!). Dopo “Worth Pursuing”, per la quale valgono le considerazioni fatte per “Belief System”, arriviamo alla conclusiva “With Dignity”, canzone di grande atmosfera, che alterna sapientemente momenti riflessivi e quasi epici, a parti aggressive e veloci, e che chiude con autorevolezza un disco molto interessante, che ho personalmente apprezzato parecchio pur essendo assai diverso da quanto mi sarei potuto aspettare, oppure chissà: forse proprio per quello!
Da ascoltare… senza pregiudizi.

 

Tracklist:
01. Ultimate Authority
02. Sense Of Ease
03. Without Words
04. Cut And Dry
05. No Absolutes
06. Do Nothing
07. Belief System
08. Soul Sickness
09. In Spite Of Hindrances
10. Ice Runs Through My Veins
11. Worth Pursuing
12. With Dignity

PRONG lineup:
Tommy Victor – Vocals, Guitars
Jason Christopher – Bass, Backing Vocals
Art Cruz – Drums

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