Piraña: il pericolo arriva dal Messico!

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PIRAÑA – “Raw”
• (2015 – Self Released) • 

Suoni moderni e compressi, forti iniezioni di death metal, ma in fondo il mini-cd “Raw”, rilasciato nel 2015 dai messicani Piraña, fa la sua figura, un gruppetto di canzoni ascoltabili con quel giusto grado di furia cieca che ci sta sempre bene anche per chi è legato a sonorità e trame degli anni ’80.
Dodici anni di carriera, due full lenght (“DESTRUCTIVE ANIMAL REVOLUTION” del 2008 e “CORRUPTION” del 2012), ep, split e compilation, questi thrash metal gringos hanno alle spalle un discreto curriculum e se hanno suonato come supporto a diversi nomi molto blasonati quali Destruction, Onslaught e gli Hirax, evidentemente qualcosa da dire ce l’hanno.
Il mini-cd è composto da quattro brani, “1812”, “Streets are waiting”, “Metàlica” e “To the graveyard”, della durata media all’incirca sui 4 minuti ciascuno eccetto l’ultima che sfiora i 6 minuti: un album quindi che spara le proprie cartucce dovendo spingere l’acceleratore della forza e dell’intensità.
Del quartetto, la terza song è quella più ispirata e meglio realizzata, il sound si fa meno compresso e oscuro per lasciare spazio allo sfogo rabbioso e folle del thrash di un trentennio fa (come “mood” questo brano mi ha richiamato alla mente “Whiplash” dei ragazzi di Frisco).
I primi due brani sono molto simili: velocità alta con punte di violenza in corrispondenza di assolo e ritornelli, cantato ora simile al Chuck Billy più recente e cavernoso, ora più tendente ad uno stridulo acido che viene molto usato negli ultimi tempi da parecchi vocalist del “revival thrash”. I picchi di violenza sono bilanciati da pesanti momenti in cui la doppia cassa funge da tappeto e i tempi rallentano, dando maggior spazio a del fraseggi chitarristi cupi e oppressivi, viene ben alla luce il lavoro del basso, soprattutto in “Streets are waiting”. La forma stilistica per “1812” e “Streets…” sembra più rifarsi un certo thrash/death anni ’90, un po’ semplice ma dotato di una buona dose di pestaggio.
“To the graveyard” addirittura rispolvera un riff di stampo speed metal sporcato dalla foga hardcore, proprio come accadeva ai primi Metallica e Whiplash decenni orsono!
“1812” parte subito diretto e forsennato, il singer-axeman Cesar “Tarevill” Tarello   non risparmia le corde vocali in uno cantato molto simile a Steve Souza in “Tempo Of The Damned” degli Exodus, anzi estremizzandolo ulteriormente; i riff di “Tarevill” sono a cavallo tra quelli degli Slayer primi ’90 e alcune sfumature death metal, spessi e compatti, il batterista Fernando “Hammer Fer” Nieto Jasso si rifà a sua volta ad un drumming debitore di quel thrash mescolato con l’estremo come fecero quasi vent’anni fa i Testament di “The Gathering”, alternando un classico beat thrash metal e blasting rutilante, il brano si esaurisce in una coda a ritmi più bassi con le chitarre in evidenza accompagnato dalla doppia cassa.
“Streets are waiting” è pressoché identica all’opener, solamente si divide in tronconi: durante le strofe la velocità è medio bassa per alzarsi brutalmente nelle parti strumentali, pur mantenendosi su sentieri più “thrashy” con un bell’assolo dotato di buona melodia e varietà, rispetto alla precedente qui il singer si rifà molto al Chuck Billy-growler, senza disdegnare comunque il quasi-screaming.
Buono il lavoro di basso da parte di Juan Antonio “Piraña” Vargas, che si occupa anche delle backing vocals.
“Metàlica” ci fa tornare indietro nel tempo, con un riffing e una foga che richiama decisamente i primi vagiti del thrash! Batteria praticamente ad una sola velocità, assai sostenuta, chitarra lanciata in una corsa sfiancante tipicamente ‘80 e una voce graffiante e acuta. Pezzo migliore del mini-cd!
“To the graveyard” si pone a metà strada tra il brano precedente e i primi due. I tempi si dilatano, il minutaggio raggiunge i 5 primi e 45, un assolo torrido e fangoso si staglia a metà del pezzo interrompendo temporaneamente la sfuriata dalla vena quasi hardcore.
Un album onesto, suonato comunque con intensità e una buona dose di cattiveria. Chi si dedica a certe sonorità un po’ di mezzo (non propriamente thrash old school, né death metal) e scava nell’underground potrebbe trovare i Piraña divertenti!

VOTO: 5/10

Tracklist:
01. 1812
02. Streets Are Waiting
03. Metàlica
04. To The Graveyard

PIRAÑA lineup:
Fernando Nieto – Drums
Samuel Olvera – Guitars & Bass
César Tarello – Vocals & Guitars

pirana band 2015

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