PAPA ROACH – Vi fidate ancora di loro?


PAPA ROACH – “Who Do You Trust?”
• (2019 – Eleven Seven Music) •

Scoprire che tra le novità disponibili da recensire per Metalforce c’era il nuovo album dei Papa Roach, “Who Do You Trust?”, è stata per me una piacevole sorpresa. Non sono mai stato un fan della band, ma confesso che mi trascino dietro dai primi anni 2000 (se non anche prima) un debole per il lato più “gangsta” del nu metal e del rap rock (parlo di band come i Rage Against The Machine, i P.O.D., i Crazy Town, i Limp Bizkit, ed alcuni momenti dei Beastie Boys e dei Cypress Hill): mi sono dunque fiondato sul nuovo album di questa band che ha a modo suo accompagnato la mia adolescenza, con pezzi come “Last Resort”, “Getting Away With Murder” e la fichissima collaborazione con i Black Eyed Peas in “Anxiety”.
Devo dire che “Who Do You Trust?” ripercorre in qualche modo la carriera passata della band, esplorando tutte le possibilità e le sfumature del loro genere ed insieme ammodernandolo. “The Ending” si apre con un rappato quasi cantato di Shaddix, per poi esplodere in un ritornello diretto e coinvolgente in perfetto stile Papa Roach; tuttavia dal mixaggio e dal sound si sente che la band non è rimasta intrappolata nel loro periodo d’oro, ma che sta al passo con i tempi. Già con i primi tre pezzi dell’album troviamo molti elementi diversi fra loro, ma perfettamente coesi: riff di chitarra diretti ed efficaci, rap, ritornelli melodici, scream, atmosfere da crimine alternate a momenti più rilassati ed emotivi. “Renegade Music” sarebbe perfetta come colonna sonora di un film poliziesco d’azione o di un videogioco come GTA, mentre “Not The Only One” alterna strofe tranquille con chitarra acustica e cantato pulito melodico a ritornelli dalle chitarre sferzanti e dalle voci effettate. Altri pezzi degni di menzione sono “Elevate”, che, dopo un’intro con ritornello cantato in coro, ha una strofa rappata con base elettronica, in perfetto stile gangsta (non so se avete presente “Act A Fool” di Ludacris…), elementi che si ritrovano anche in “Top Of The World”; “Come Around” e “Feel Like Home” hanno un sound più rilassato, e sembrano strizzare l’occhio a band più pop-rock come i Simple Plan; un momento più riflessivo e malinconico si ha con “Problems”. Un altro pezzo che si differenzia, senza però stonare, è “I Suffer Well”, che con la sua durata di 1:21 e con la sua ignorante aggressività si configura come un pezzo punk decisamente violento. L’album si chiude con “Better Than Life”, che una strofa con base elettronica e cantato pulito a un altro, coinvolgente ritornello cantato quasi in scream.
Non aspettatevi assolutamente un songwriting complesso o elaborato: la durata media dei brani è di 3 minuti, con la classica struttura strofa/ritornello. Ma è proprio questo che serve al sound dei Papa Roach, che continuano a fare il loro lavoro in maniera ottima. Tuttavia, in questa semplicità, gli elementi uniti sono molteplici (riff cattivi, momenti melodici, rap, ritornelli da stadio, scream, elettronica), e tutti amalgamati in maniera molto studiata ed armonica. Probabilmente si tratta di musica per adolescenti, o meglio, per ex-adolescenti che alle medie sentivano rap rock/metal; però, anche messa da parte la nostalgia, devo dire che l’album risulta piacevolissimo, ben composto e ben prodotto. Dunque, se vi siete posti la domanda che ho posto nel titolo della recensione, vi rispondo che dovete fidarvi ancora dei Papa Roach.

VOTO: 7,5/10

Tracklist:

  1. The Ending
  2. Renegade Music
  3. Not The Only One
  4. Who Do You Trust?
  5. Elevate
  6. Come Around
  7. Feel Like Home
  8. Problems
  9. Top Of The World
  10. I Suffer Well
  11. Maniac
  12. Better Than Life

PAPA ROACH lineup:

  • Jacob Sheddix – vocals
  • Jerry Horton – guitars
  • Tobin Esperance – bass
  • Tony Palermo – drums