Overkill – gira la ruota del thrash


OVERKILL – “THE GRINDING WHEEL”
• (2017 – Nuclear Blast) •

Da sette anni a questa parte ritrovarsi ad ascoltare un nuovo album marchiato Overkill equivale a deliziare letteralmente le proprie orecchie con una delle migliori incarnazioni di thrash metal made in U.S.A.; anche a ben trentadue anni dal sempre “verde” esordio Feel the Fire. Dopo un periodo diciamo di transizione, terminato nel 2007 con l’album Immortalis, composto da produzioni piacevoli ma non memorabili i cinque newyorkesi si può dire che non abbiano sbagliato un colpo: dal capolavoro Ironbound fino a White Devil Armory passando per The Electric Age (sempre sotto Nuclear Blast) abbiamo avuto solo dischi di indiscutibile qualità che verranno sicuramente ricordati anche in futuro. Oggi, a quasi tre anni di distanza dal predecessore, è giunto il momento di valutare se anche questo nuovo The Grinding Wheel è in grado di proseguire la catena metallica di un periodo così tanto ispirato per una delle band più amate del genere. Come fu anche per The Electric Age il primo brano della tracklist “Mean Green Killing Machine” supera i sette minuti di durata e, data anche la sua natura volendo un po’ Thrash’n Roll, il suo ruolo di opener può piacere come non piacere; chi scrive ha apprezzato abbastanza la scelta e già dal primo granitico riff di chitarra è difficile non risultare piacevolmente coinvolti; d’altronde il lavoro sulle sei corde di Dave Linsk e Derek Tailer è una garanzia. La successiva e decisamente più immediata “Goddamn Trouble” trasuda Overkill da ogni nota: riff di chitarra tosti, ma comunque orecchiabili, una sezione ritmica impeccabile e, soprattutto, un ritornello esaltante e memorabile con le parti vocali sempre a opera del mitico Bobby; unica nota negativa il video ufficiale abbastanza scadente rilasciato qualche giorno fa. La terza “Our Finest Hour” alcuni la conosceranno già per essere stata la prima traccia ad essere rilasciata online e proposta in sede live nell’ultima parte del recente tour passato anche per l’Italia; un brano a dir poco da headbanging sfrenato ma con un ritornello melodico, e volendo cantabile, con sempre gli immancabili chitarroni a reggere tutto. Discorso simile anche per la quarta “Shine On”, contraddistinta inoltre da un lento intermezzo acustico con il buon Bobby intento a stimolarci la follia con un testo introspettivo e emozionante. La quinta “The Long Road” invece spicca per un inizio melodico e che ricorda quasi alcuni elementi delle composizioni dei Manowar, grazie anche al lavoro eccellente di basso e al sapore epico che lo permea come un po’ tutto il brano senza tuttavia snaturarne lo stile prettamente thrash. Meno memorabile ma comunque ben riuscita la sesta “Let’s All Go to Hades”, un brano forse un filo più oscuro ma sempre contraddistinto da un ottimo guitar work e stacchi di tutto rispetto. Lieve nota dolente forse per la rockeggiante e volendo ballabile “Come Heavy”, traccia almeno inizialmente un filo meno ispirata rispetto al resto della tracklist ma che si riprende leggermente dopo i tre minuti con un assolo fantastico accompagnato da una sezione ritmica spezza-collo. E’ con le ultime tre tracce però che esplode letteralmente l’album! Tre fucilate thrash che stimolerebbero il moshpit anche a un bambino di quattro anni e che rappresentano gli ultimi circa venti minuti di un album che non ha tradito le aspettative dei fans del quintetto newyorkese; la conclusiva title-track in particolare racchiude a parere di chi scrive tutta l’anima, la passione e la varietà di una delle migliori band della storia del thrash e del metal in generale: con una prima metà lenta e oscura, una continuazione violenta, veloce e distruttiva e infine una conclusione epica, cadenzata e, per un fan della band e della buona musica in generale, emozionante come poche cose al mondo. Al primo ascolto chi scrive aveva reagito un filo freddamente considerando anche l’immensa qualità del precedente “White Devil Armory”, ma man mano che si ascolta questo “The Grinding Wheel” è impossibile non esaltarsi sempre di più fino a riconoscere quanto questo album rappresenti già ora una delle perle di questo 2017 che, si spera, proporrà tanti ascolti meritevoli a ogni metallaro e musicofilo degno di questo nome.

VOTO: 8,5/10

Tracklist:

  1. Mean Green Killing Machine
  2. Goddamn Trouble
  3. Our Finest Hour
  4. Shine On
  5. The Long Road
  6. Let’s All Go to Hades
  7. Come Heavy
  8. Red White and Blue
  9. The Wheel
  10. The Grinding Wheel

OVERKILL lineup:

  • Bobby “Blitz” Ellsworth – Vocals
  • Dave Linsk – Guitars
  • Derek “The Skull” Tailer – Guitars
  • Carlo “D.D.” Verni – Bass
  • Ron Lipnicki – Drums

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