OPETH – un amore indistruttibile per la musica


OPETH – “
Garden Of The Titans (Opeth Live at Red Rocks Amphitheatre)”
• (2018, Nuclear Blast) •

 

 

“Garden Of The Titans (Opeth Live at Red Rocks Amphitheatre)” è il quinto capitolo live nella carriera degli Opeth. Monumentale come ogni release in studio, essa è una raccolta di dieci tra gli episodi più significativi del percorso discografico della band di Mikael Åkerfeldt a oggi. Band che mai ha dormito sugli allori, gli Opeth continuano oggi la loro esplorazione dell’universo riversandola in “Garden Of The Titans”, concentrato dal vivo della loro varietà e dinamicità artistica.
Ed è con il progressive rock degli anni Settanta che si apre “Garden Of The Titans (Opeth Live at Red Rocks Amphitheatre)”, evento registrato dagli Opeth in occasione della loro performance allo storico Red Rocks Amphitheatre di Denver, Colorado, l’11 maggio 2017. L’anfiteatro ha affascinato, sin dalla sua trasformazione in un tempio dedicato alla musica, musicisti di quasi tutti i generi. Qui vi hanno suonato artisti del calibro di Ray Charles, Ella Fitzgerald, Carole King, Jethro Tull, The Grateful Dead, Jimi Hendrix, Sting e molti, molti, molti altri. L’acustica che proviene dalla disposizione delle rocce rosse che avvolgono la venue è incredibile; l’esibizione degli Opeth non avrà, infatti, sbavature.
Le entries di “Sorceress”, title-track dell’ultimo omonimo album in studio, sono bruscamente pregne di riff hard rock, graffianti, melodici ma pesanti, che accompagnano i vocals puliti di Åkerfeldt verso il principio della rappresentazione di quella burrascosa lotta tra la furia e la melodia che la band insegue da tutta una vita e che in “Gardens Of The Titans” imprime. Alternando emozioni che possono solo sconvolgere la mente e lo spirito dell’ascoltatore, gli Opeth accendono il Red Rocks Amphitheatre con “Ghost Of Perdition”. Voce calda, growl, l’avanzata ossessiva di chitarre e basso condite dalla doppia cassa di Martin Lopez verso lande desolate, nobili e ispirate, fanno di questo brano il fiore all’occhiello dei primi Opeth. Åkerfeldt è uno dei frontman più versatili e dinamici della scena progressive rock e progressive metal. “Demon Of The Fall”, estratto da “My Arms, Your Hearse”, ci schiaffeggia con quel growl feroce e con quelle poche pause melodiche all’interno di un pezzo death che hanno fatto innamorare della band migliaia di fan in tutto il mondo, fan che hanno colmato ogni centimetro del Red Rocks Amphitheatre. Opposto di “Demon Of The Fall” è “The Wilde Flowers”, uno dei brani più riusciti del prog rock album “Sorceress”. “The Wilde Flowers” è in grado di raggiungere un maggior alto grado di intensità quando suonata live: l’assolo di Fredrik Åkesson è liquido e inebriante e le lyrics sono un altro esempio d’estasi:

«Blinding light and the flames grow higher
Searing skin on a funeral pire
Should I speak and they’ll call me a liar
I’ll retreat to my funeral pire».

“In My Time Of Need”, estratto da “Damnation”, è un brano caratterizzato da un corpo musicale acustico ed elegante, in cui la prova vocale di Åkerfeldt e le tastiere di Joakim Svalberg lasciano sprofondare il pubblico verso uno stato di bellezza melanconica e raffinata, anche nel momento in cui è invitato a cantarne dei versi. La caratura di “The Devil’s Orchard”, estratto da “Heritage”, è molto elevata e i suoi arrangiamenti si impongono su di un pubblico estasiato sin dalla prima nota. Inoltre, il brano ha una trama che colpisce: le tastiere sono sullo stesso piano delle chitarre in una sezione ritmica costituita da accelerate e cambi tempo, anche repentini, che sublimano tutto quanto possa esistere in natura. I backing vocals e l’assolo di Åkesson ne sono la ciliegina sulla torta. Gli Opeth scavano con intensità in tutte le loro influenze (pensate all’artwork di copertina di “Heritage”: un albero rigoglioso e pieno di frutti, le cui radici penetrano nel profondo del sottosuolo), come in “Cups Of Eternity”, estratto da “Pale Communion” pulito, classico, armonico. Qui l’intreccio di voce e strumenti sembra ancora più naturale, sicuramente sempre distinto. Fa da contraltare “Heir Apparent”, estratto da “Watershed”, il cui riffing complesso, una doppia cassa schiacciasassi e un growl potentemente prog/death sono ferocia allo stato puro. Energia di primo livello. La band sembra fondersi con la location statunitense ed “Era” avvolge l’audience con la sua cupa velocità e i suoi cambi tempo monolitici e sognanti. “It’s a kinda rock ‘n’ roll party tonight”, dichiara Åkerfeldt a fine esecuzione. E, difatti, ecco il classico “Deliverance” – ipnotico e orgasmico nella sua calma strumentale – a chiudere una più che uniforme e perfetta raccolta live in uscita il prossimo 2 novembre su Nuclear Blast nei formati CD, vinile, DVD e Blu-Ray. “Garden Of The Titans (Opeth Live at Red Rocks Amphitheatre)” è il riassunto di una produzione che in casa Opeth va avanti da almeno 25 anni a vele spiegate e che ci auspichiamo sia il preludio al nuovo album in studio presumibilmente in uscita a metà/fine 2019.

VOTO: 8,5/10

Tracklist: 

  1. Sorceress (Live)
  2. Ghost Of Perdition (Live)
  3. Demon Of The Fall (Live)
  4. The Wilde Flowers (Live)
  5. In My Time Of Need (Live)
  6. The Devil’s Orchard (Live)
  7. Cusp Of Eternity (Live)
  8. Heir Apparent (Live)
  9. Era (Live)
  10. Deliverance (Live)

OPETH line-up: 

  • Mikael Åkerfeldt – Vocals, guitar
  • Fredrik Åkesson – Backing vocals, guitar
  • Martin Mendez – Bass
  • Martin Axenrot – Drums
  • Joakim Svalberg – Keys