Nuovo sludge metal compressore targato Helligators

Road Roller Machine
HELLIGATORS – “ROAD ROLLER MACHINE”
• (2015 – Sliptrick Records) •

Dopo una lunga chiusura in studio i romani Helligators compiono una seconda apparizione ed ecco che ne viene fuori il nuovo full-length, targato Sliptrick Records. Il titolo dice tutto, “Road Roller Machine”, un album schiacciante e bello pesante e lo si avverte sin dalle prime tracce. Rispetto al debut album, “Against All Odds”, che uscì nel 2011 su Despise The Sun Records, esso si compone di brani puramente sludge metal, tendenti allo stile southern, ispirato alla nota e amata cattiveria dei Black Label Society.
Il disco si apre con i suoni letali di “Nomad” e “Doomstroyer”, giustapposizione che introduce bene il prodotto. Come ogni secondo album che si rispetti, il sound migliora, le distorsioni nei riff chitarristici risultano ancora più caratteristici, specialmente per via della presenza di più solo nei vari brani, cosa che sporadicamente capitava nella composizione delle tracce del primo album. La buona e cattiva voce di Emanuele “Hellvis” Galante si mostra uniformata alla sola aggressività e questa volta non esplora particolarmente tratti doom, più assidui nelle tracce del primo album, come “Goddamn” o “Bloody Blue”: ce ne si può accorgere proseguendo con l’ascolto, arrivando al singolo “Snake Oil Jesus”, singolo uscito come promo del disco, nonché suo emblema, per poi giungere ad una “Truckdriver R’n’R”, tentativo degli Helligators di accostarsi, anche solo sfiorandola, ad un’impronta hard ‘n’ heavy.
Man mano che ci si avvicina alla fine dell’ascolto, la cattiveria iniziale si attenua calando a poco a poco, come dimostrato da “Stone Crusher”, composto musicale sludge doom, per poi terminare con una “Black Sun” semiacustica, quasi rilassante, ma di certo sempre compensatrice di una celata aggressività, come a dirci che le intenzioni della band non sono di certo quelle di calmarsi. Nel complesso, nonostante le suddette note di merito, l’album non si presenta come un’innovazione musicale sullo stile. I suoni, i riff, le voci aggressive, i bassi molto distorti e, in una parola, lo sludge metal in sé e per sé è rintracciabile in gruppi ben più noti nel panorama internazionali. Si possono citare nuovamente i Black Label Society, i Down, John Christ, ma anche Orange Goblin, i Kyuss o i Chrome Division, side-project hard ‘n’ heavy di Shagrath (Dimmu Borgir, Ov Hell). Insomma, in quasi tutte le salse lo stile e simili sono già triti e ritriti. Certamente, è anche vero che in Italia in pochi portano avanti anime sludge, hard‘n’heavy e southern seriamente come gli Helligators. Possiamo ricordare i loro colleghi concittadini, Funeral Mantra, i piacentini Tombstone Highway, apparsi nel 1999 come Leaf Season Death, i Throne di Parma o i triestini Grime, ma difficilmente competerebbero contro le suddette leggende (escludendo i Chrome Division, naturalmente), anche se il prodotto in questione è sostanzialmente buono sia dal punto di vista della produzione, sia dal punto di vista della composizione dei brani.
Per concludere, occorre comunque fare una congettura soggettiva: “I Black Label Society saranno pure una leggenda, ma gli Helligators dal vivo spaccano quanto i precedenti! Volete mettere?!”


Tracklist:
01. Nomad
02. Doomstroyer
03. She Laughs
04. Scream
05. Snake Oil Jesus
06. Truckdriver R’n’R
07. Swamp Man Voodoo
08. Badass
09. Stone Crusher
10. Black Sun

HELLIGATORS lineup:
Emanuele “Hellvis” – Vocals (Lead)
Mik “El Santo”
– Rhythm Guitar, Backing Vocals
Daniele “Kamo”
– Lead Guitar, Backing Vocals
Rob “Goblin”
– Bass
Alex
– Drums
_

____________________________________________