NIGHTWISH – Tutte le meraviglie sonore che adornano il mondo

 NIGHTWISH – “HUMAN. :II: NATURE.”
• (2020 – Nuclear Blast Records) •

Una delle uscite senz’altro più attese dal mondo Metal e non solo in questo inizio di nuova decade è indubbiamente rappresentato dal nuovo lavoro dei maestri del Symphonic Metal Nightwish che proprio per la loro consueta abitudine di centellinare le loro uscite discografiche (negli ultimi 13 anni i Nightwish hanno pubblicato solo tre lavori), rendono un evento del genere un momento da vivere con fibrillazione per ogni loro fan che si rispetti e non solo. Da un certo punto di vista questo “HUMAN. :II: NATURE.” Rappresenta una continuazione rispetto al penultimo disco della band in studio del 2015 “Endless Forms Most Beautiful” in quanto la line-up della band è rimasta la stessa e le tematiche dell’album continuano a ruotare su topic più umanistici/scientifici rispetto ai testi molto spesso di stampo puramente fantasy e introspettivi che abbiamo avuto fino ad “Imaginearum”. Se “Endless Forms Most Beautiful” era un tributo all’evoluzione della vita nel nostro pianeta e di tutte le sue specie nel corso di milioni di anni, in quest’ultimo disco ci si concentra sull’uomo e su molte delle sue caratteristiche, sulla sua natura e sul suo rapporto col mondo che ci circonda. Queste sono le tematiche che vengono affrontate nel primo dei due dischi di “HUMAN. :II: NATURE:” che è appunto un doppio album per la prima volta nella storia della band finlandese, dove nel primo CD avremo nove canzoni in “pieno stile” Nightwish (e qui le virgolette sono d’obbligo e poi vedremo perché!), mentre nel secondo una lunga suite quasi totalmente orchestrale di più di 30 minuti dove le sinfonie e i titoli delle varie sotto-tracce in cui è divisa questa immensa opera richiama unicamente alla Natura , al suo fascino , alla sua bellezza … tutti temi tanto cari al mastermind e songwriter Tuomas Holopainen. L’ascolto dell’album debbo dire che mi ha lasciato con non poco stupore; dopo l’ascolto dei due singoli di lancio “Noise” e “Harvest” mi sarei aspettato un disco tutto sommato lineare e non troppo complesso sulla falsa riga dei due brani rilasciati per presentarlo. In realtà questo “HUMAN. :II: NATURE” rappresenta la svolta più marcata di tutta la carriera dei Nightwish. Da grandissimo fan della band e da una persona che li segue da quasi sedici anni e con tutto il rispetto e l’ammirazione che nutro per il genio di Holopainen non mi sarei mai aspettato di dover usare la parola “sperimentale” per descrivere un album dei Nightwish. Se “Endless Forms Most Beautiful” a livello musicale non era un disco che prendeva troppi rischi e che anzi volutamente richiamava degli elementi del passato questo album è una svolta a 360 rispetto al precedente. Floor Jansen che a detta di molti nel precedente lavoro non era stata sfruttata al pieno delle sue potenzialità in questo lavoro trova pane per i suoi denti dovendo interpretare delle parti complesse, difficili e sempre diverse; dai cori al cantato più pop, passando  a quello più operatico, ai vocalizzi fino ad arrivare allo scream: La singer dovrà spingere la sua voce e le sue abilità al massimo tirando fuori delle linee vocali a dir poco meravigliose. Anche Troy e Marco trovano i loro spazi anche se spesso si tratta di armonizzazioni nei cori con qualche momento solista (penso a “Harvest” e “Endlessness” cantate quasi unicamente da Troy nel primo caso e da Marco nel secondo). Il viaggio parte con “Music”; la musica che si racconta in prima persona all’ascoltatore, puntualizzando come essa sia sempre stata parte di questo mondo anche prima dell’avvento dell’uomo; risiedeva  nei suoni della natura e nel canto degli uccelli, nel ticchettio della pioggia e nel rumore delle cascate. Rappresenta quell’entità che ci fa sognare e ci allevia dalle nostre preoccupazioni e dai nostri pensieri (“eradicate the torment of a heavy heart”) ed è essa stessa che alla fine del brano ci invita a seguirla in un mondo di pura fantasia e immaginazione (“tick-toc time stops, follow me into the fog, to the hilltop, follow the call sky-clad, evoke the hum, allure the sirens”)… siamo pronti a seguirla in questa nuova avventura? Il pezzo si apre con dei suoni e dei ritmi tribali e una intro sinfonica che dura un buon quarto del brano. Dopodiché ci si aspetterebbe una esplosione metallica un po’ alla “Dark Chest Of Wonders” ma in realtà tutto si quieta ed ecco che appare la voce delicata di Floor che emoziona dalla prima nota; una voce quasi sussurrata accompagnata da un delicato tappeto sinfonico fino ad esplodere in uno dei pochi ritornelli del disco molto immediati e cantabili. Il brano muta iniziando a far intravedere qualcosa del lato progressive di questo disco che comunque ancora non è nulla rispetto a quello che verrà. Si prosegue con “Noise” che già conosciamo bene essendo uscita qualche mese fa  accompagnata da un meraviglioso videoclip. Si tratta del pezzo più “facile” del disco con ancora una volta un chorus molto efficace che si stampa immediatamente in testa. La cosa più interessante di questo pezzo sono le tematiche affrontate esaustivamente anche nel videoclip del pezzo che è veramente uno spettacolo sotto ogni punto di vista e che vi consiglio di visionare se non lo avete mai fatto. Il pezzo parla della tecnologia, dei social ed in particolare del loro abuso. Holopainen ha preso ispirazione da diverse fonti per scrivere questo pezzo tra cui la celebre serie TV britannica “Black Mirror” e i più attenti troveranno molti riferimenti alla serie sparse qua e là nel brano (l’espressione “shut up and dance” contenuta nel testo per esempio, è il titolo di uno degli episodi della serie). Il “rumore in un mondo privo di luce” è proprio riferito al costante flusso di informazioni (e spesso di disinformazioni), gossip, negatività, autocompiacimento e narcisismo che i social ci mettono spesso di fronte rendendoci schiavi di questo “Nuovo Mondo”.  Va detto per  onestà di cronaca che il messaggio di Holopainen non vuole essere un messaggio anti-tecnologia tutt’altro! Tuomas come ha spesso ribadito si definisce un grande fan della tecnologia e di internet, questa canzone parla unicamente dell’abuso di esso e dei lati negativi di uno strumento altrimenti meraviglioso. “Shoemaker” è dedicata al geologo statunitense  Eugene Merie Shoemaker che oltre ad essere famoso per alcune scoperte nel campo dell’astronomia è anche noto per essere l’unica persona ad essere in parte sepolta sulla Luna. Infatti le sue ceneri vennero parzialmente disperse sulla superficie lunare. Dopo l’arte (rappresentata dalla musica) e la tecnologia (rappresentata da internet e dai social) non poteva mancare un tributo alla Scienza da parte di Tuomas che lo fa tramite uno dei brani più convincenti dell’album;  “Shoemaker” appunto,  che è un pezzo ricco, complesso e sognante. Molto del merito va alle intricate linee vocali di Floor con un inizio a mo’ di cantilena che viene spezzato dalla voce di Troy sempre delicata ed emozionante. L’inizio del pezzo segue lo schema strofa –chorus – sfrofa-chorus prima di cambiare radicalmente verso metà brano. La quiete è accompagnata da un crescendo di violino e una voce femminile narrata fino ad arrivare a una sezione operatica in cui la voce di Floor è letteralmente da pelle d’oca. “Harvest” è un delicata ballad dal sapore folk cantata quasi unicamente da Troy. Anch’essa è uscita per presentare l’album e lo fa con una dolcezza disarmante affrontando il tema della morte (la mietitura appunto) e del cerchio della vita con leggerezza e poesia e ancora una volta ci mostra il lato più accessibile dell’album.  “Pan” è forse il mio pezzo preferito del disco e anche qui si parla di una delle caratteristica della natura umana che è tanto cara al nostro Tuomas, ossia il potere dell’immaginazione. Un concetto su cui Tuomas ha basato una carriera intera qui racchiusa in un unico brano che è forse quello che per le atmosfere mi ricorda di più i vecchi Nightwish. La musica inizia e l’immaginazione prende vita partendo da una condizione in cui questa sembra essersi persa, smarrita (“once there was a silent canvas, sleeping stories unimagined”). Poi d’un tratto quella scintilla prende vita e ci trasporta in luoghi inesplorati (“then something wicked their way came, showed a way to the great escape, evoked the worlds, sparked the brain, an ape in awe before a door”).  Il brano parte con una melodia di tastiera in pieno stile Nightwish prende vita con una sinfonia grandiosa e ancora una volta Floor ci ammalia con quello che a mio giudizio è la melodia vocale più bella ed emozionante del disco. Anche il chorus è ben riuscito e il riff di Emppu è incalzante. Ma la bellezza di questo brano risiede tutta nell’atmosfera fiabesca che racchiude il brano. Finalmente abbiamo anche un pezzo piuttosto heavy e incalzante in alcune parti, cosa che forse manca un pochino a questo disco. “How’s The Heart” è un altro bellissimo pezzo in parte sulla scia di Harvest (anche questo molto folky) ma è senza dubbio più dinamico. Il pezzo parla dell’empatia e quindi di uno dei tratti più nobili dell’essere umano. Il cuore pulsante all’inizio del pezzo lascia spazio ad una bellissima sezione folk allegra e ariosa prima che Floor diventi protagonista del pezzo ancora una volta. Anche questo brano ha un ottimo ritornello veramente toccante e risulta essere un altro tra i miei pezzi favoriti del disco. Anche qui la canzone diventa molto dinamica nella seconda parte mentre Floor accompagnata da Marco reinterpretano il ritornello in una tonalità più bassa. “Procession” è un pezzo molto particolare, affascinante nella sua diversità che forse mi deve convincere ancora al 100% ma che piano piano sta crescendo con gli ascolti. Parte con un sound di tastiera quasi elettronico e risulta essere molto cadenzato dall’inizio alla fine. Questo non è un brano con una struttura definita e nemmeno con un ritornello, gioca molto sull’atmosfera, le melodie di tastiera e la voce di Floor. È un pezzo struggente con un crescendo nel finale. Questo è il brano in cui il testo sembra avvicinarsi di più al concept del precedente disco parlando dell’evoluzione dell’essere umano e del cerchio della vita in un era preistorica. Finalmente si arriva a “Tribal” pezzo il cui titolo può dare un’idea accurata del sound  in questione. Il brano è la cosa più atipica che hanno mai composto i Nightwish ed è anche una delle cose più riuscite del disco. Esso mi ha ricordato qualcosa tra gli Ayreon di “Loser” e i Pain Of Salvation di “Imago”. Le percussioni create da Kai Hahto sono fenomenali e il pezzo ha un che di tribale ma allo stesso tempo di abbastanza inquietante.  Floor è spettacolare,  stavolta su delle timbriche assai più aggressive e il riff di chitarra di Emppu a metà canzone per una volta è a dir poco trascinante e da headbanging puro! Se negli ultimi album sono sempre stato abbastanza critico sui riff sempre poco originali e che avevano un che di già sentito da parte del chitarrista finlandese qui debbo dire che ne ha tirato fuori uno che è assolutamente spettacolare! Nel bel mezzo della canzone poi c’è un break in cui Marco e Troy riproducono dei versi in linea con quelli presenti su “The Greatest Show On Earth” per dare vita alla voce di degli esseri umani primitivi rappresentati in questo pezzo… follia pura! “Endlessness” chiude il primo disco e finalmente Marco Hietala ha il suo momento di gloria con un pezzo cantato quasi unicamente da lui. Un brano dall’incedere lento, quasi Doom, anche qui con un retrogusto che ha un che di inquietante. Il brano insieme a “Music” è l’unico nel primo disco che super i sette minuti di durata e pur senza particolari cambi di ritmo risulta convincente e chiude il primo CD in maniera assolutamente positiva.  Si passa al secondo disco che come detto racchiude  un unico brano orchestrale suddiviso in otto parti dal titolo “All The Works Of Nature That Adorn The World”. È un pezzo quasi totalmente orchestrale eccetto per qualche vocalizzo di Floor, qualche piccola parte folk introdotta da Troy, qualche passaggio di tastiera di Tuomas e delle parti narrate all’inizio e alla fine del brano.  In tutto e per tutto questo è il grande tributo di Tuomas verso le colonne sonore dei film, un genere musicale a lui tanto caro. Parzialmente si era già avventurato verso certi lidi con l’album solista basato sul fumetto di Don Rosa che vedeva protagonista Paperon De Paperoni del 2014 e sulla rivisitazione orchestrale di “Imaginaerum” che sarebbe poi divenuta la colonna sonora del film creato dalla band con lo stesso nome. Assodato inoltre che i Nightwish sono un gruppo sinfonico che ha spesso incorporato un’orchestra nei propri dischi, una mossa tale è sicuramente qualcosa di nuovo ed inaspettato per la band madre che avrà lasciato di stucco tanti fan. Ha senso un operazione del genere contando che i minuti di musica in questo album in pieno stile Nightwish sono appena cinquanta dopo cinque anni di attesa? Non siamo noi che dobbiamo porci questa domanda che spetta solamente al creatore di tutto questo, ossia Tuomas. Io posso solo dirvi la mia sul pezzo dal punto di vista di una persona che apprezza questo genere musicale (penso alle colonne sonore del “Signore Degli Anelli” o di “Jurassic Park” adorate dal sottoscritto) ma che avrebbe preferito se pezzo in questione avesse contenuto qualche parte cantata e qualche parte narrata in più. È un bel brano che vive però di alti e bassi e trovo che l’inizio e la fine siano le parti più convincenti dell’opera, soprattutto quell’”Ad Astra” che chiude il disco con dei vocalizzi di Floor da brividi. Una mossa coraggiosa e ambiziosa dunque come è ambizioso tutto il disco in questione che ci mostra una band in gran spolvero per nulla contenta di adagiarsi sulla grandiosità del suo passato e pronta nuovamente a mettersi in gioco. Certo siamo anni luce distanti dalla band che ha scritto “Oceanborn” e “Wishmaster”, ma anche dalla stessa che ha dato la luce il capolavoro “Imaginaerum” in tempi più recenti. Se vi aspettate di sentire un disco di “Symphonic Power Metal” potete anche scordarvelo, ma se amate la musica senza pregiudizi  limitazioni e paletti stilistici lasciatevi trasportare da questo lavoro e dalla sua magia. Una cosa è chiara ; ormai catalogare i Nightwish come una semplice “Symphonic Metal band” non ha più senso perché molto più ampio è lo spettro musicale creato da maestro Holopainen. D’altronde il grande artista è quello che non si pone limiti, pronto a raccontare e raccontarsi senza la paura di uscire dagli schemi stilistici imposti da chissà chi. Questi sono I Nightwish del 2020; prendere o lasciare. Io prendo volentieri  e rimango sempre più curioso sulla direzione stilistica che intraprenderà nel prossimo futuro la band di Tuomas Holopainen rimanendo comunque conscio che il presente musicale garantito da questo disco è più che roseo.

“There is Pleasure in the pathless woods, there is rapture in the lonely shore, there is society where none intrudes, by the deep sea and music in its roar; I love not Man the less, but Nature more”.

VOTO: 8/10

TRACKLIST:

CD1

  1. Music
  2. Noise
  3. Shoemaker
  4. Harvest
  5. Pan
  6. How’s The Heart?
  7. Procession
  8. Tribal
  9. Endlessness

CD2

  1. All The Works Of Nature That Adorn The World

Nightwish line up:

  • Floor Jansen- Vocals
  • Emppu Vuorinen- Guitars
  • Marco Hietala- Vocals & Bass
  • Troy Doonockley – Vocals, Flutes & Pipes
  • Tuomas Holopainen – Keyboards
  • Kai Hahto – Drums