Moonbathers: la magia lunare dei Delain

delain moonbathers cd

 

DELAIN – “Moonbathers”
• (2016 – Napalm Records) • 

 

Nel panorama melodic metal attuale, i Delain sono diventati senza dubbio una delle realtà più solide e di successo. In una decina d’anni hanno calcato i palchi di mezzo mondo, registrato date sold out nella maggior parte d’Europa, e confezionato un personalissimo stile che mescola il metal ad elementi sinfonici, rock, pop in maniera camaleontica e inconfondibile. Quest’anno il sestetto olandese si prepara a spegnere dieci candeline con uno show speciale ad Amsterdam e a presentare al pubblico il suo quinto album in studio, “Moonbathers”, in uscita per la Napalm Records il 26 agosto.
L’onore di aprire le danze ricade su “Hands of Gold”, che con un’intro maestosa e aggressiva ci catapulta nel mondo sfaccettato di Moonbathers. Le chitarre fanno appena in tempo a passare in secondo piano che la voce di Charlotte Wessels si unisce agli strumenti, cantando di amore e morte, luce e buio – il concetto ideale per descrivere il mood della canzone e, a voler dirla tutta, dell’intero album. Le ultime battute sono impreziosite dalla presenza di Alissa White-Gluz (vocalist degli Arch Enemy, ha già collaborato con i Delain in “The Human Contradiction”, n.d.r.), che mette il suo ormai noto growl al servizio di quest’ottima apripista. Proseguiamo con “The Glory and the Scum”, una traccia che risulta altrettanto accattivante rispetto alla precedente, sebbene abbia un ritmo più pacato. Il suo ritornello rimane in testa; non a caso è stata scelta come secondo singolo ed è stata già presentata live durante alcune date primaverili (sotto il working title di “Clawfinger”) ed estive. Segue il primo singolo, “Suckerpunch”, anch’esso conosciuto perché presente in “Lunar Prelude” (EP uscito nel febbraio 2016, n.d.r.). La componente orchestrale anima tutta la canzone e in qualche modo è complementare al testo, molto intimo e sentito. Intime e sentite sono anche le parole di “The Hurricane”, brano di una bellezza insolita la cui melodia si dipana in un’alternanza fra strofe cadenzate e ritornelli ispirati a sostegno di una intensa interpretazione vocale di Charlotte. Le ultime note sbiadiscono e dopo qualche secondo di silenzio un pianoforte introduce quello che considero essere il tassello più lunare di Moonbathers e di tutta la discografia dei Delain. Una ballad dal gusto dark e dalle atmosfere fiabesche e sinistre al tempo stesso, quasi burtoniana. I cori rarefatti sono un elemento davvero indovinato, e nel contesto della canzone danno l’impressione di essere moderni richiami di sirena, deliziosamente invitanti ma pericolosi. Sono loro a chiudere questa gemma dal contenuto struggente. Abbiamo appena il tempo di riprendere fiato che “Fire with Fire” esplode in tutta la sua energia. Sarà un’ottima traccia in sede live: coinvolgente – gli “hey!” di Otto Schimmelpenninck (bassista e voce death, n.d.r.) sembrano pensati apposta per coinvolgere il pubblico -, con una sezione ritmica serrata e melodie che si ricordano facilmente. Segue l’unica canzone dell’album che non mi ha convinta pienamente, ovvero “Pendulum”. I primi secondi presentano chitarre aggressive accompagnate da growl in una combinazione molto piacevole, che fa ben sperare per il resto del minutaggio. Purtroppo sia le strofe che i ritornelli si rivelano abbastanza fiacchi; l’attenzione torna alta solo nel bridge strumentale e a fine ritornello, quando viene ripresa la potenza iniziale. Una piccola delusione a cui però pone subito rimedio la bellissima e sognante “Danse Macabre”, che in poco più di cinque minuti offre metal, un tocco di elettronica, influenze pop e una melodia così catchy da impossessarsi del dito dell’ascoltatore e fargli selezionare “play again” senza che quasi se ne accorga. Decisamente una composizione che conquista. Provo invece sentimenti contrastanti per “Scandal”, cover dei Queen. La sua presenza nella tracklist è stata una vera sorpresa ai tempi dell’annuncio dell’album, e ha destato subito la mia curiosità. Rifare un brano, seppure non molto conosciuto, di una band leggendaria come i Queen è una sfida azzardata, non per tutti. I Delain però ne sono usciti a testa alta, rimanendo fedeli al proprio stile ma non stravolgendo l’originale. Brilla la performance stellare di Charlotte, che spinge la sua voce su vette a cui ancora non eravamo abituati e dimostra ancora una volta di avere grandi doti interpretative. L’unica pecca è che, a mio parere, “Scandal” non si inserisce molto bene nel contesto dell’album, interrompendone la continuità. Non capisco perché non sia stata aggiunta al secondo cd come bonus track. Per fortuna non si ha il tempo di rimuginare a lungo sulla questione: “Turn the Lights Out” (anch’essa presente in “Lunar Prelude”) fa il suo ingresso e ci delizia con un sound orchestrale e arioso. Le sue atmosfere gettano le basi per il capitolo finale di questo viaggio. Come l’omonima farfalla, “The Monarch” spiega le ali sulle note di un brano quasi interamente strumentale che unisce un intermezzo di sezione ritmica e chitarre possenti ad una incantevole melodia da colonna sonora cinematografica. É proprio con questa melodia che Moonbathers si conclude, definendo un lavoro variegato e ricco di spunti che sa emozionare e sorprendere e fa venire voglia di riascoltarlo subito dall’inizio, per essere incantati di nuovo dalla magia lunare dei Delain.

Tracklist: 

  1. Hands Of Gold
  2. The Glory And The Scum
  3. Suckerpunch
  4. The Hurricane
  5. Chrysalis – The Last Breath
  6. Fire With Fire
  7. Pendulum
  8. Danse Macabre
  9. Scandal (Queen cover)
  10. Turn The Lights Out
  11. The Monarch

DELAIN lineup:

  • Charlotte Wessels – Vocals
  • Martijn Westerholt – Keyboards
  • Otto Schimmelpenninck van der Oije – Bass
  • Ruben Israel – Drums
  • Timo Somers – Guitars
  • Merel Bechtold – Guitars

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