MIDNIGHT: Un ritorno dolce amaro

MIDNIGHT – “Let There Be Witchery”
• (2022 – Metal Blade Records) •

Immaginatevi in un live club iper eccitati, con qualche birra in corpo e la musica ad un volume che spacca i timpani ed eccovi qui nel fantastico mondo Midnight.
Siete calati in un mood punk misto metal che il tempo pare esser fermo negli anni ottanta. Un sound che non lascia né scampo, né respiro, diretto come un pugno sulle gengive.

Athenar si distingue per essere un polistrumentista dal talento paradossale, esaltato da una passione cruenta per quel che sono le performance live, dove ogni sua release raggiunge il climax espressivo supportato da una band in carne ed ossa pronta a far le sue veci e ad accogliere la travolgente energia che lo contraddistingue.

Ci si perde nell’ascolto dei suoi riff e assoli, assoluti protagonisti di ogni album, insieme alla voce cruda di un artista che mette tutto se stesso in quello che fa.
Pur essendo sonorità non molto nuove ad un orecchio allenato, le medesime centrano in modo esemplare l’obiettivo di provocare un impatto travolgente, utile a soddisfare quell’istinto primordiale che deve esser saziato, quella indole rabbiosa che va soddisfatta.

Let There Be Witchery’ è il quinto lavoro in studio per i Midnight. Il titolo stesso non nasconde i suoi intenti feroci e scabrosi, poiché durante l’ascolto di questo nuovo platter, scopriamo un album descritto dall’artista stesso come “privo di ambizioni”, senza aspettative di clamore da parte di un pubblico che non gli appartiene e non vuole neppure conquistare. Un album, quindi, fatto più per interesse personale che per clamore mediatico.

I Midnight sanno cosa piace ai loro fan e li accontentano senza mezze misure, facendo trovare tutto ciò che si aspettano, senza fronzoli o esperimenti vari che potrebbero non essere graditi a tutti. Ogni cosa punta all’eccesso, a partire dalla scrittura adolescenziale dei testi (esattamente come avveniva ai tempi dei Sex Pistols & co.), gli arrangiamenti e la produzione volutamente grezza che ricorda immediatamente le grandi band punk del passato e che ormai stanno scomparendo in favore della “produzione perfetta” senza sporcature varie (quindi i nostri son per pochi al mondo attuale).

Il risultato, però, non sembra affatto finto, bensì trasmette un’autenticità spontanea in ogni traccia soprattutto grazie alla chitarra, strumento decisamente più performante per Athenar rispetto alla batteria, la quale risulta talmente piatta da sembrare artefatta, seppur coerente allo stile punk e alla voce che sembra sempre fine a se stessa.

Le prime note dell’opening track ‘Telepathic Nightmare’ portano il fruitore del contenuto ad una apparente tranquillità smorzata pochi secondi dopo, quando il ritmo comincia a farsi incalzante e potente fino ad arrivare al classico pogo in men che non si dica. Nota di merito va data a ‘Szex Witchery’ che trasuda palesemente Motörhead a livello di ritmiche incalzanti e rockeggianti, oltre a ‘Let There Be Sodomy’, anch’essa sulla scia della precedente, in quanto ha qualche reminescenza in stile ‘Ace Of Spades’ come velocità e incisività del brano stesso. Il singolo arriva subito in modo diretto, non dando il tempo di riprendersi.

Trentacinque minuti di musica che non possono spaccare il pubblico in due come è avvenuto in passato con molte band (album come “And Justice For All” dei Metallica, del quale ancora oggi la critica è spaccata, né è un esempio). Ci troviamo, quindi, di fronte ad un bivio: questo lavoro può piacere o, al contrario, potrebbe non farlo, in quanto è evidente la latenza di originalità in termini di riff, ma lo è anche il fatto che il disco ti inietta nelle vene un’energia d’altri tempi che non si sentiva da parecchio tempo.

Come dice lo stesso Athenar: “punite le vostre orecchie e suonate questo album forte sul vostro stereo, venite al concerto e socializzate con gente sconosciuta, leccate i loro volti e strofinatevi il petto sudato l’uno con l’altro al rumore infernale di una band chiamata Midnight! Dovete liberare i vostri demoni in qualche modo”.

Complessivamente, c’è davvero qualche fattore buono a livello energetico in questo album e il sottoscritto lo ascolterebbe in quei momenti precisi della settimana in cui senta il bisogno di sfogarsi; tuttavia questa ripetitività ritmica a lungo andare risulta assai pesante, motivo per il quale il genere punk è un genere che, personalmente, non ascolterei tutto il tempo.

A mio avviso, quindi, il giudizio di questo “Let There Be Witchery” è un dolce amaro, ovvero ci troviamo di fronte al classico lavoro piacevole ma non ipnotico.

VOTO: 6,5/10

TRACKLIST:

  1. Telepathic Nightmare
  2. Frothing Foulness
  3. In Sinful Secrecy
  4. Nocturnal Molestation
  5. More Torment
  6. Let There Be Sodomy
  7. Devil Virgin
  8. Snake Obsession
  9. Villainy Wretched Villainy
  10. Szex Witchery

Midnight up:

  • Athenarvocals, guitar, bass, drums