LACUNA COIL: cosa ne rimane della mia anima nera?


LACUNA COIL – “ Black Anima”

• (2019 – Century Media) •

Se c’è una cosa per cui bisogna dare atto ai Lacuna Coil è quella di essersi saputi rinnovare a livello di look e di sound nel corso della loro più che ventennale carriera. Se si pensa alla virata Gothic Metal di Comalies, al sound più alternativo e “Korniano” di Karmakode, al tiro più commerciale di “Shallow Life”, fino al sound decisamente più pesante di “Delirium”, capiamo che la band Milanese ormai sempre più sotto la guida del trio Ferro-Scabbia- Coti Zelati non si è mai seduta sugli allori anche da questo punto di vista. E proprio “Delirum” è stato un nuovo inizio per la “Spirale Vuota” dato che introduceva per la prima volta (o meglio come non si sentiva da tantissimo tempo) il growl di Andrea Ferro, un sound decisamente più cupo e pesante, delle sperimentazioni con l’elettronica e degli assoli di chitarra che facevano capolino sempre più frequentemente nella loro musica. Il nuovo “Black Anima” segue la scia tracciata dal precedente disco con tutte le caratteristiche del sound già elencate ma elevate all’ennesima potenza. Il disco è più pesante, più oscuro, e gioca ancora di più con le parti elettroniche rispetto al suo predecessore, dove queste ultime sono usate per creare un’atmosfera ancora più sinistra e cupa. A volte sembra di stare ad ascoltare una colonna sonora in chiave Metal del famoso videogioco survival-horror “Silent Hill” e questo si percepisce già a partire dalla intro “Anima Nera”, un pezzo giocato sull’atmosfera, in cui la voce di Cristina Scabbia ci conduce in questo “viaggio infernale” con una timbrica che in questo brano ha un qualcosa di sinistro che sembra dare voce ad un’anima tormentata, inquieta e soffocata dai propri demoni. Un’anima a cui sembra non essere stata data un’opportunità di perdono… proprio verso la fine del brano Cristina recita in loop la frase; “cosa ne rimane della mia anima nera? Anima nera. Anima nera.” Adoro quando i Lacuna introducono delle parti in italiano nei loro pezzi soprattutto in un contesto come questo che rende un intro già particolare e di impatto, ancora più particolare. “We are the anima!”, con questa frase urlata Andrea Ferro la band ci introduce a “Sword Of Anger”, il primo pezzo del disco, veramente pregevole e trascinante con una Scabbia in primo piano nel chorus mentre Andrea con il suo growl è il protagonista indiscusso nella strofa. “Reckless” è un pezzo che inizialmente mi ha fatto storcere il naso ma che poi mi ha conquistato alla grande. È un brano che gioca molto sul groove, sull’elettronica, che mai come in questo pezzo sa essere efficace nell’introdurre un elemento che incrementa il fattore “inquietudine” e che allo stesso tempo lo rende molto catchy. Cristina nel chorus arriva a delle note altissime, in maniera forse quasi fastidiosa ai primi ascolti, ma solo ai primi, perché in seguito questo brano mi ha davvero preso! Arriviamo a “Layers Of Time” che per chi scrive è il brano migliore del lotto soprattutto per il fatto di possedere al suo interno un chorus davvero bello (sicuramente il meglio riuscito del disco e non per niente è stato scelto come primo singolo con tanto di videoclip per promuovere l’album) oltre che delle strofe trascinanti. Fantastica la parte in cui Cristina recita quasi a mo’ di filastrocca la frase “twisting, turning, though the patterns of fire, burning angels falling, through the spiral of time”. In seguito la musica si quieta per un attimo e Cristina recita il ritornello con una timbrica più bassa e soffice. Adoro la sua voce quando canta in questa tonalità ed è un peccato che sacrifichi spesso questa timbrica a favore di un cantato più acuto che negli ultimi dischi è diventato quasi nasale a tratti. C’è da dire infatti che anche lei in linea con il resto della band sembra aver voluto sperimentare di più dal punto si vista vocale su questo album rispetto che ad inizio carriera. C’è addirittura una parte in “Now And Forever” (sesto pezzo dell’album) dove intona “there’s no mercy for the innocent!” in cui sembra di sentire un misto tra Maria Brink degli In This Moment e Lena degli Infected Rain (che fra l’altro saranno compagni di tour a breve in Europa… coincidenza?). Un altro pezzo da segnalare è “Under The Surface”, canzone che parla della falsità delle persone e di quello che appaiono sulla superfice che spesso non rispecchia quello che vivono nel loro essere interiore. Anche questo pezzo vive di groove, ritmi incalzanti, growling vocals di Andrea e un ritornello piuttosto catchy cantato da Cristina. “Veneficium” viene introdotto da dei versi in latino recitati da Cristina per un pezzo che è quello del lotto che si avvicina maggiormente al sound dei Lacuna Coil di “Comalies”. Andrea torna a cantare in maniera pulita per la maggior parte del pezzo che ha un’atmosfera piuttosto “gothicheggiante” per l’intera durata. Il disco prosegue con una serie di pezzi piuttosto anonimi ahimè, a partire da “The End Is All I Can See” che è un pezzo molto triste e senza speranza come si evince dal titolo ed è anche tra i brani più melodici del lotto. Purtroppo però sia questa che la successiva “Save Me” (che è stata scelta come terzo singolo per promuovere l’album) offrono ben poco di esaltante se non nel caso di una sezione di “Save Me”, dove appare una bella parte recitata ( e non cantata) in inglese da Cristina che sembra parlare dal punto di vista di una persona che sembra essersi totalmente smarrita, che odia se stessa e la sua vita e non sa che direzione prendere per ripartire. Nonostante ciò trova la forza di reagire e proseguire dicendo di non voler arrendersi. Questo pezzo sembra parlare di depressione e nonostante le tematiche pesanti del testo il brano è abbastanza easy-listening e catchy cantato quasi totalmente da Cristina. Anche la closer, “Black Anima”, è in realtà un pezzo abbastanza anonimo che vuole giocare anche qui sull’inquietudine e la rabbia e che pur non essendo in fondo così malvagia, dal finale del disco mi sarei aspettato qualcosina in più. Quindi per chi scrive “Black Anima” pur essendo un disco dal sound veramente interessante, dove mi piacciono moltissimo gli elementi di cupezza e pesantezza introdotti assieme alla sperimentazione con l’elettronica, rimane per il sottoscritto un disco riuscito solo a metà per qualche filler di troppo verso la fine del disco. Non ho dubbi tuttavia sul fatto che i “Coilers” più incalliti ameranno questo disco lo stesso e soprattutto credo che chi ha apprezzato “Delirium” apprezzerà senz’altro anche questo “Black Anima” dato che il sound è molto simile. Per tutti gli altri vi consiglio di dargli comunque un ascolto e di non mancare alle date che i Lacuna Coil faranno in Italia a novembre in compagnia di Eluveitie ed Infected Rain !

VOTO: 6,5/10

Tracklist:

  1. Anima Nera
  2. Sword Of Anger
  3. Reckless
  4. Layers Of Time
  5. Apocalypse
  6. Now Or Never
  7. Under The Surface
  8. Veneficium
  9. All I Can See
  10. Save Me
  11. Black Anima

LACUNA COIL lineup:

  • Cristina Scabbia – Vocals
  • Andrea Ferro – Vocals
  • Marco “Maki” Coti Zelati – Bass, Guitar, Keyboards & Synths
  • Richard Meiz – Drums