JINJER – Un battesimo di fuoco!


JINJER – “Inhale, Don’t Breathe”
• (2013 – The Leaders Records) •

I Jinjer dai loro contatti social avevano promesso da svariato tempo che avrebbero voluto immettere sulle piattaforme di streaming il loro primo EP/full lenght ( a seconda di come lo si voglia considerare), ormai introvabile nella sua versione fisica per ridare luce ad un lavoro che ha segnato gli albori della magnifica carriera della metal band ucraina guidata dal bassista Eugene Abdukhanov e la vocalist Tatiana Shmailyuk. In effetti questa promessa è stata mantenuta e il primissimo lavoro della band è ora disponibile da qualche giorno su tutte le piattaforme di streaming. Da grande fan della band ero molto curioso di ascoltare questo lavoro di cui avevo sentito spizzichi e bocconi dai vari videoclip presenti su youtube ma che non avevo mai ascoltato nella sua interezza anche per via della difficoltà oggettiva nel reperirlo in qualsivoglia forma (digitale o fisica). Prima di iniziare, una doverosa e importantissima chiarificazione sul nome del prodotto:  “Inhale, Do Not Breathe” è stato concepito e pubblicato in maniera indipendente nel 2012 come un EP di cinque tracce ma dopo il crescente aumento di popolarità della band il lavoro è stato effettivamente ripubblicato nel 2013 dalla “The Leaders Records” con l’aggiunta di due tracce in studio e tre live rendendo l’album a tutti gli effetti un full-lenght e cambiando leggermente il titolo a “Inhale, Don’t Breathe”. La band lo ha poi reso disponibile in streaming qualche giorno fa, ripubblicando l’album “Inhale, Don’t Breathe” con la stessa identica tracklist ma volendo cambiare nuovamente il nome riportandolo a quello dell’EP originario, quindi “Inhale, Do Not Breathe”. Insomma se state cercando l’album su Spotify per esempio, lo troverete sotto quest’ultimo nome mentre se cercate disperatamente una copia fisica (ormai introvabile) online della ristampa della “The Leaders Records” ecco che dovrete cercare il prodotto con il titolo “Inhale, Don’t Breathe” a meno che non vogliate la copia dell’EP originario (impresa ancora più ardua). Tutto chiaro? Dopo questa precisazione passiamo al lavoro vero e proprio che fu all’epoca il primissimo con la line-up che tutti noi conosciamo oggi (ad eccezione del batterista che all’epoca era Oleksandr Koziychuk e non l’attuale Vladislav Ulasevich che entrò nella band solo nel 2016) e che ha portato la band ad un grandissimo e meritato riconoscimento nella comunità metal . L’album e le live performance della band permisero ai Jinjer di vincere nel 2013 il premio come miglior gruppo metal ucraino grazie al loro esplosivo mix di generi che conosciamo oggi anche se bisogna precisare che allora la band era improntata maggiormente verso un sound più incentrato sul groove metal che sul djent o comunque il progressive. Detto questo il sound del disco è comunque intricato e tecnico e ricorda parecchio quello che abbiamo trovato nel successivo lavoro del 2014 “Cloud Factory” con una produzione leggermente più “ruvida” ma comunque ottima per essere un debutto. Tatiana già in questo album aveva sviluppato una voce in growl pazzesca che mantiene ancora oggi a livelli altissimi mentre trovo che quella pulita sia migliorata notevolmente negli anni. L’album offre una manciata di brani veramente ben riusciti dove ognuno di essi ha uno più elementi molto interessanti all’interno di essi pur magari non essendo nella propria interezza riusciti al 100%. Parliamo per esempio dell’opener “Until The End” che ricorda molto il brano “Cloud Factory” nel suo incedere (ascoltate la strofa per rendervene conto) e cerca di offrire delle parti vocali catchy che come al solito si snodano tra pulito e growl. Questo è probabilmente il brano più diretto del lotto e anche quello meno originale e meno riuscito per quanto mi riguarda pur essendo comunque un pezzo godibile, arricchito da delle parti di chitarra molto interessanti da parte di Roman. Più interessante la successiva “Waltz” che inizia il maniera melodica (a tratti un pochino mielosa nelle linee vocali ) in un brano che sembra strizzare l’occhio all’alternative rock di inizio millennio prima di sfociare nella prima vera e propria esplosione metallica di cui di Jinjer ci hanno ampiamente abituati nel corso della loro carriera. Sono tuttavia le successive “Scissors” e “Exposed As A Liar” per quanto mi riguarda i due brani cardine di questo lavoro che alzano notevolmente l’asticella in termini di aggressività e complessità. “Scissors” è un pezzo dotato di un groove entusiasmante e alcune delle migliori parti di chitarra di questo album. “Scissors” è anche il primo vero e proprio “schiaffo in faccia” della band verso il pubblico metal mondiale, un biglietto da visita che non si potrà ignorare e che di certo non passerà in secondo piano. “Exposed As A Liar” è un altro pezzo vincente ancora più intricato nel suo incipit, con delle parti di chitarra e basso davvero gustose e ritmicamente interessanti e un aggressività portata avanti dall’incessante growl di Tatiana. Il pezzo offre un break semi acustico interessante prima che Tatiana si cimenti in una delle parti vocali in pulito migliori del platter, per un per un pezzo complessivamente che non sfigurerebbe nella setlist della band anche nei giorni nostri. “My Lost Chance” stupisce per il suo groove contagioso un pochino sulla scia di “Who Is Gonna Be The One”, anche se la struttura del brano e il riff è molto diverso ma l’obbiettivo finale nel comporre questa song è stato probabilmente il medesimo, ossia offrire un brano trascinante da poter essere eseguito live coinvolgendo al massimo il pubblico. Probabilmente il risultato finale non è così brillante come il pezzo da “Cloud Factory” appena menzionato ma il suo appeal a tratti molto in stile Rage Against The Machine lo rendono un pezzo piuttosto unico nella discografia della band e assolutamente godibile. “Hypocrites & Critics” non sarà creativo come il precedente brano ma si lascia ascoltare. Quest’ultimo pezzo offre un approccio meno aggressivo e più diretto ed è curioso il fatto che all’interno di esso ci sia una breve sezione in growl da parte di Tatiana che risulta essere uguale identica alla parte in growl del brano “Storm The Sorrow” degli Epica tratta dal loro lavoro del 2012 “Requiem For The Indifferent”. Ovviamente si tratta di una probabile coincidenza la similitudine tra questi brani dato che i due album sono usciti praticamente nello stesso anno. Si chiude per quanto riguarda i pezzi in studio con il brano “Objects In Mirror Are Closer Than They Appear” che risulta essere uno dei pezzi più aggressivi del lotto e anche uno degli highlight assoluti di questo album. Il brano inizia a spingere veramente sull’acceleratore nella seconda parte dove accadono anche le cose più interessante come lo stacco acustico del brano da cui nasce poi un crescendo vocale da parte di Tatiane che esplode in un growl furioso verso la fine. Anche questo è un brano che richiama moltissimo le sonorità di “Cloud Factory” ma che allo stesso tempo è molto debitore verso il metal alternativo degli anni novanta e duemila. A chiudere il lavoro ci sono tre brani live, due di questi tratti da questo stesso album (“Scissors” e Exposed As A Liar”), mentre “Destroy” è un brano più datato.

In Conclusione questo primo lavoro dei Jinjer mostra l’incredibile potenziale del four-piece ucraino che in questo disco detta le basi per le grandi cose che verranno e lo fa con personalità, originalità, proprietà tecnica e un ottimo songwriting. Tutti gli elementi che avremo modo di ascoltate nel successivo “Cloud Factory” prendono forma in maniera assolutamente compiuta e meritevole in questo album che è effettivamente un ascolto molto più che godibile con una manciata di brani che non sfigurerebbero affatto nemmeno nel repertorio attuale della band. Insomma, nella speranza che questo album possa anch’esso essere ristampato su CD (magari dalla loro attuale casa discografica, la Napalm), d’ora in avanti potrete comunque trovarlo e godervelo su tutte le piattaforme di streaming. Ascolto consigliatissimo per tutti i fan della band e non solo!

VOTO: 7,5/10

Tracklist:

  1. Until The End
  2. Waltz
  3. Scissors
  4. Exposed As A Liar
  5. My Lost Chance
  6. Hypocrites & Critics
  7. Objects In Mirror Are Closer Than They Appear
  8. Destroy (Live)
  9. Scissors (Live)
  10. Exposed As A Liar (Live)

Jinjer lineup:

  • Tatiana Shmailyuk – Vocals
  • Roman Ibramkhalilov– Guitars
  • Eugene Abdukhanov – guitars
  • Oleksandr Koziychuk – Drums