IRON MAIDEN – Eddie Lo Stratego


IRON MAIDEN – “Senjutsu”
• (2021 – Parlophone) •

I Maiden sono una di quelle band che mettono d’accordo tutti, che tu sia un’amante del metal classico, del prog, del metal estremo o di buona parte dei sottogeneri del rock è molto probabile che all’uscita di un nuovo disco della leggendaria metal band britannica tutto i il resto venga messa in pausa per un po’, nell’attesa di tuffarsi a capofitto nella nuova creazione di Harris e soci.

Che tu sia un semplice curioso, un fan accanito o semplicemente un amante della musica fatta con cuore e talento è innegabile il richiamo che questa band ha avuto e continua ad avere nel mondo musicale odierno. Se poi appartieni come il sottoscritto a quella schiera di milioni di fan attorno al globo per cui gli Iron Maiden rappresentano una di quelle band che ti ha introdotto alla musica, con cui sei cresciuto e che ti riporta sempre con la mente a quella calda sensazione di “casa” ecco che il 3 settembre (giorno dell’uscita di “Senjutsu”) non può essere stato un giorno come gli altri.

I tempi cambiano, la musica si evolve … persino il nostro caro Eddie continua a mutare e reincarnarsi tra le decadi, adattandosi al concept e alla musica dei vari dischi rappresentati dalle copertine dove la sua immagine troneggia da più di quarant’anni. Questa volta “Senjutsu” ( che si può tradurre in “tattica e strategia”) ci regala un Eddie Samurai che ben si sposa con alcune delle tematiche battagliere dell’album ma più di tutti è la rappresentazione del sound degli Iron Maiden in questo 2021.

La band continua anche questa volta a marcare un territorio decisamente progressive con un sound che ha più a che fare con l’heavy rock che con l’heavy metal. Una linea questa che ormai la band di Harris segue da una ventina d’anni ma che mai come in questo album ha raggiunto la sua forma più eclettica e varia.

Senjutsu” registrato tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019 a Parigi e prodotto anche stavolta da Kevin Shirley si presenta come un doppio album che davvero esplora ogni ramificazione del sound maideniano in tutta la sua essenza. Se siete fan delle consuete galoppate heavy metal della band in stile anni 80’ probabilmente rimarrete delusi da questo album in quanto le ritroverete raramente eccetto che nel singolo “Stratego” che è quanto di più classicamente Maiden questo album vi possa offrire.

Tuttavia se siete stati fan di album quali “The Book Of Souls” e dei suoi intrighi progressivi, ecco che in questo lavoro troverete questo e molto di più, nonostante qualche piccolo difetto di produzione e di mixing che vede Bruce Dickinson quasi sofferente e più in sottofondo del solito rispetto alla musica nelle primissime tracce dell’album salvo poi riprendersi sia come espressività che come performance nella brillante ultima parte.

Senjutsu” è un album ricco non solo nel minutaggio ma anche nelle idee con alcuni riferimenti al passato (vedi “Death Of The Celts” che richiama moltissimo “The Clansman”), alla carriera solista di Dickinson (“Darkest Hours”), ma che si addentra volentieri anche in territori inesplorati come il southern rock di “Writing On The Wall”, il sound molto “The Moody Blues” di “Lost In A Lost World” e il drumming tribale della title-track. Da segnalare come fiore all’occhiello l’incredibile ispirazione a livello solistico in questo album delle chitarre.

Il trio Gers- Smith- Murray ci offre dei momenti di pura estasi solista come non si sentiva da anni con sezioni chitarristiche lunghe e intricate ma allo stesso tempo con un forte appeal melodico. Ascoltate la lunga “The Parchment” per rendervene conto o anche il bellissimo assolo in “Writing On The Wall” o “Time Machine”.

Questo nuovo platter maideniano trovo sia un disco davvero godibile da ascoltare nella sua interezza che però penso offra davvero il meglio di se nelle lunghe composizioni di Steve Harris, ormai sempre più a suo agio nell’approcciarsi a questo tipo di pezzi: In particolare, trovo gli ultimi tre brani che chiudono l’album il vero colpo di genio del platter, a partire dal quella “Death Of The Celts” che tanto richiama “The Clansman” ma che allo stesso tempo riesce ad offrire delle soluzioni sonore e vocali, oltre che dei cambi di tempo, davvero appassionanti e un’atmosfera che ci riporta con la mente alle colline scozzesi e quei paesaggi perduti che si cercano di rievocare nel testo.

“Atmosferica”, “epica”  e “esotica” sono invece i tre aggettivi che potrei usare per descrivere la seguente “The Parchment”, un brano che personalmente mi ha ricordato le atmosfere di “The Book Of Souls” (la title-track del disco del 2015) che con quegli influssi di tastiera (soluzione che i maiden hanno usato più volte nel corso di questo disco specialmente per aggiungere quel tocco di epicità in più ai ritornelli di alcuni pezzi) rendono il tutto davvero drammatico prima che un oceano di assoli delizi i nostri padiglioni uditivi.

“Hell On Earth” chiude l’album col botto per una delle migliori composizioni di Harris degli ultimi anni. Un pezzo che tra l’intro cupa che ci porta piano piano nel vivo del pezzo, la cavalcata tipicamente maideniana iniziale e il cantato in stile cantilena di Dickinson sul finale risulta essere un pezzo che strappa applausi e chiude il disco come meglio non si poteva. “Lost In A Lost World” è l’altra suite targata Harris del platter che per quanto mi riguarda, pur non essendo a livello delle altre tre, riesce comunque ad essere convincente grazie alla meravigliosa melodia sul finale di Dickinson, davvero espressivo e coinvolgente in queste parti più melodiche e soffuse (al contrario sembra fare più fatica sulle note più alte rispetto a qualche anno fa ma questo è assolutamente comprensibile visto quello che ha passato a livello di salute).

“Time Machine” è un altro ottimo pezzo , un up-tempo , non prolisso ma che al suo interno contiene una manciata di ottime idee ed anche uno dei pezzi in questo disco che più vedo bene nel contesto live. “Days Of Future Past” è forse il brano più standard del lotto composto dal duo Dickinson/Smith che racconta di un personaggio immortale che vagabonda sulla terra. È un pezzo immediato il cui ritornello è una delle prime cose che mi si è stampato in testa al primo ascolto del disco e che trovo sia un pezzo che si inserisca bene nella tracklist dell’album donandoci un qualcosa di più diretto e assimilabile.

“Darkest Hour” è invece un brano lento e sofferto con un bellissimo inizio atmosferico che ci fa viaggiare con la mente in un’isola deserta accompagnati solamente dal suono del mare e dei gabbiani per un Dickinson che in questo pezzo offre una delle sue performance più memorabili e sentite del platter per un pezzo che vuole ricalcare in qualche modo le atmosfere di brani più cadenzati del passato come “Man Of Sorrows”, “Coming Home” e “Out Of The Shadows”.

In conclusione dopo sei anni dall’uscita di “The Book Of Souls” questo 2021 ci regala una band in gran forma che nonostante l’età ha ancora tanta voglia di sperimentare ed esplorare a livello sonoro. La maturazione compositiva dei Maiden continua a portarli lontani dal loro classico sound heavy metal degli anni 80’ ma allo stesso tempo ne arricchisce le composizione, rendendole più progressive e intricate ed è chiaro che questo tipo di sonorità è anche quello che alla band riesce meglio allo stato attuale delle cose e da ormai svariati anni a questa parte; non a caso pensando a tutti i dischi post-reunion trovo che puntualmente in ogni album i pezzi che davvero colpiscono i cuore sono quelli più lunghi, elaborati ed epici come “Brave New World”, “Dance Of Death”, “Paschendale” , “When The Wild Wind Blows”, “The Red And The Black” e “Empire Of The Clouds”  e questo album non fa eccezione con la meravigliosa triade finale.

Senjutsu” è un album eclettico ed estremamente ricco di sonorità provenienti da lidi musicali diversi ma che allo stesso tempo si amalgamano insieme perfettamente lasciandoci la sensazione di aver ascoltato un disco di gran livello, che risulta essere un’esperienza più che godibile se approcciato nella sua interezza. Gli anni passano ma ancora una volta il marchio Iron Maiden rimane sinonimo di grande classe.

VOTO: 8/10

Tracklist:

  1. Senjutsu
  2. Stratego
  3. Writing On The Wall
  4. Lost In A Lost World
  5. Days Of Future Past
  6. The Time Machine
  7. Darkest Hour
  8. Death Of The Celts
  9. The Parchment
  10. Hell On Earth

Iron Maiden lineup:

  • Bruce Dickinson– Vocals
  • Adrian Smith– Guitars
  • Dave Murray – Guitars
  • Janick Gers – Guitars
  • Steve Harris – Bass
  • Nicko McBrain – Drums