Iron Curtain – ribelli e selvaggi

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IRON CURTAIN – “Guilty As Charged”
• (2016 – Pure Steel Records) • 

 

Grazie alla Pure Steel ci è stata data la possibilità di ascoltare in anticipo in terzo full lenght del gruppo iberico Iron Curtain, per cui cari lettori-ascoltatori-headbangers preparatevi per un altro viaggio nell’heavy metal tradizionale che ci fa tornare indietro dal 2016 ai primi anni ’80, quando la New Wave Of British Heavy Metal ruggiva ad alto volume e ispirava una pletora di altre band che iniziavano a forgiare il loro suono siderurgico. Dopo questo cappello introduttivo, si può procedere ad un’analisi track-by-track di “Guilty As Charged”. Ad aprire le danze la doppietta, sparata a tutta birra, “Into the Fire” e “Lion’s Breath”. L’opener è a cavallo tra gli Iron Maiden, soprattutto l’attacco del brano, e gli americani Savage Grace, principalmente per i chorus cantati da tutto il gruppo a pieni polmoni con piglio battagliero, alcuni passaggi chitarristici e vocali prettamente U.S. power metal e l’uso della doppia cassa; “Lion’s Breath” suona invece come l’incrocio tra i Savage Grace e i Motörhead più tirati; “Take It Back” non si muove dai cardini heavy/speed suonato con vigore e piacevoli innesti maideniani; il mid-tempo tetragono e dritto “Relentless” ha il sapore dei Tank 1983-1987 con un ritornello assai fiero e arrogante “We fight again! We fight tonight! RELENTLESS!”; “Iron Price” è debitrice di un disco come “Orgasmatron” un riff di chitarra assai spinto, sezione ritmica quasi punk a velocità di crociera e tanta cattiveria nelle linee vocali; la traccia seguente “Outlaw” è un buon mix tra i Jaguar e i Raven, leggermente meno speed degli altri brani, poggia su tappeto di doppia cassa con una notevole aggiunta di melodia che arricchisce dando un tocco di epicità; si arriva a “Wild & Rebel” dotata di una gran carica, probabilmente il miglior pezzo di “Guilty As Charged”, dotato ancora di un coro gigantesco e pieno d’orgoglio dei renegades che vivono sul filo del rasoio allergici a regole e morali, un inno all’on the road più pura e sincera; la title-track è il brano più profondo e serio dell’album, con delle chitarre che di nuovo sembrano rifarsi a qualche gruppo speed/power americano di metà anni 80, un’atmosfera cupa che esprime l’ineluttabilità della condanna (“guilty as charged” dopotutto), l’ultima traccia è la bonus truck, la cover del gruppo NWOBHM Fist, gran bella canzone resa molto bene dall’act spagnolo. La primaria qualità degli Iron Curtain è la capacità di unire melodia e cafoneria, traendo ispirazione sia dal power ottantiano che dall’attitudine stradaiola e rock & roll del power-trio di Lemmy, miscelandola con l’esplosività, l’aggressività e la genuinità tipica della NWOBHM nelle sua varie incarnazioni (Tank, Raven, Iron Maiden, Jaguar per fare qualche nome), ulteriore qualità in questo caso è anche l’omogeneità stilistica che si conferma come segno distintivo e punto di forza del gruppo con una proposta peculiare costruita negli anni, disco dopo disco.
I difetti che trovo al disco sono la voce di Mike, che comunque se la cava ad interpretare i testi, il suono della grancassa, per il resto è heavy metal tradizionale suonato con dedizione e fede!

VOTO: 7/10

Tracklist:

  1. Into The Fire
  2. Lion’s Breath
  3. Take It Back
  4. Relentless
  5. Iron Price
  6. Outlaw
  7. Wild & Rebel
  8. Guilty As Charged
  9. Turn The Hell On (Fist cover)

IRON CURTAIN lineup:

  • Mike Leprosy – Vocals, Guitar
  • Miguel Angel Lopez – Lead Guitar
  • Joserra – Bass
  • Alberto Fuentes – Drums

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