GURU OF DARKNESS – La fiamma nera del Mediterraneo


GURU OF DARKNESS – “Ararat”

• (2019 – Volcano Records / Dark Hammer Legion) •

Una luce nata nel caos primordiale. Caos primordiale generato dalla morbosa e ossessiva sete di progresso. Progresso che abbiamo costantemente sempre cercato nei secoli, privandoci alla fin fine dei valori terreni e spirituali che ci legano ad elementi circostanti.
Il mantra spirituale è chiaro e coinciso in questo secondo full-lenght dei siciliani Guru of Darkness. Presenti sulle scene musicali da più di dieci anni, questa piccola realtà consolidata durante il corso del tempo fa centro anche questa volta, appagando persino l’ascoltatore più intransigente. Ararat è l’ennesima conferma di quanto il Black Metal (per quanto la cosa sia inaccettabile) possa essere un genere musicale che renda accessibile al suo interno svariate contaminazioni. Se vi aspettavate un disco dei Mayhem, un lo-fi di Burzum o di altri mostri sacri… beh… avete sbagliato album.
Ararat. Il monte dove, secondo le credenze cristiane, sia giunta alla fine del suo viaggio l’Arca di Noè. Un luogo di rinascita. Un luogo dove poter ricominciare tutto daccapo dopo una tremenda ed inevitabile catastrofe. Ma è possibile rendere luminoso un mondo abitato da persone senza luce ?
Un suadente piano ci accompagna nella prima traccia. Il muro sonoro che si crea attorno a noi è appagante e piena di morbosi piaceri notturni, ma è solo questione di pochi secondi che tale muro venga abbattuto da un assordante blast beat di Asmodeo e dai scream isterici di Tsade, il guru per eccellenza della band. E a questo punto partono le danze. Sorretta da dei riff a zanzara e da dei giri di tastiera che ricordano un po’ Amorphis e un po’ Goblin, “Nocturnal Seed” scorre piacevolmente, mai annoiando l’ascoltatore per tutta quanta la sua durata. Rispetto a tale diamante grezzo, passa un po’ in secondo piano “God is Random”, gradevole song dai riff orecchiabili, ma anche un poco ripetitivi. L’impeccabile tecnicismo ritmico di Asmodeo con la doppia cassa è un qualcosa di unico in questo genere. Sa essere efferato, ma anche pacato nei momenti più opportuni. Un buon motivo per ascoltare interamente quest’album! “Lighpath” non dà tregua. Con il suo fare da Old-School ci trascina con forza in un abisso oscuro dove rieccheggiano gli echi passati dei Mayhem. Il tutto diventa un unicum frastornante e soffocante. Ma è con “The Foreshadower” che la band alza l’asticella del gradimento e tira fuori il suo lato avanguardista e sperimentale. Questo brano, accompagnato da un parlato in svedese rende Ararat un qualcosa di ipnotico. Le ritmiche si fanno molto più lente, andando a sfiorare i lidi del Doom Metal. Le chitarre di Enlil e di Baron Cimetiére sono le protagoniste assolute e lo scream isterico di Tsade rimane in disparte. “Slaves of Godmaker” si potrebbe definire come un semplice e perfetto estratto di De Mysteriis Dom Sathanas. Nulla da aggiungere in merito a tale song. Le classiche ritmiche e riff infernali di matrice norvegese padroneggiano su di essa, rallentando però a metà brano. Una scelta inusuale, ma anche azzeccata. Forse il loro è un chiaro segno di come vogliano far riprendere fiato all’ascoltatore per stupirlo nelle tracce successive. E “Through the Ashes” ne è la prova ! Qua le chitarre, con i loro toni rassegnati, ci conducono verso il sound tipico dei Forgotten Tomb, aggiungendo a metà brano un bel giro di piano che non fa mai male ! Da questo punto in poi il registro vocale di Tsade si estende. Varia con “serena” disinvoltura da uno screaming acidissimo ad un cantato più…sciamanico. Le tre song finali del full-lenght puntano il tutto e per tutto su di un sound a carattere epico tipico di band quali Immortal e Keep of Kalessin. Ma è la nona “Archaic Oceans” il piatto forte. Con la tastiera dal mood Prog e la chitarra acustica bathoryana che rende l’atmosfera più “mediterranea” non passa di certo inosservata di fronte a chi è alla ricerca di cose originali e innovative. E con questo direi che ho concluso.
Che dire ? Un album da gustare appieno nella sua interezza. Apprezzabile sia per gli amanti sia per i non amanti del Black Metal

VOTO: 8/10

Tracklist:

  1. Nocturnal Seed
  2. God is Random
  3. Lightpath
  4. The Foreshadower
  5. Slaves of Godmaker
  6. Through the Ashes
  7. Ararat
  8. Fields of the Crosses
  9. Archaic Oceans

GURU OF DARKNESS lineup: 

  • Tsade – Vocals
  • Enlil – Guitar, Keyboards
  • Baron Cimetiére – Guitar
  • Davmass – Bass
  • Asmodeo – Drums