Grave Digger: il metallo è la cura


GRAVE DIGGER – “Healed By Metal”
• (2017 – Napalm Records) •

A quasi tre anni di distanza dall’ultimo full lenght “Return Of The Reaper” i tedeschi Grave Digger ci propongono il loro diciassettesimo album in studio (diciottesimo se contiamo anche la parentesi “Exhumation” di due anni fa) dal titolo “Healed By Metal”. A differenza del suo predecessore quest’album non vuole essere un seguito spirituale di una proposta precedente o una ennesima trovata basata su un concept storico, mitologico eccetera; propone bensì una tracklist di brani essenziali, non troppo lunghi (mai più di quattro o cinque minuti), potenti e dalle tematiche semplici. Un vero e proprio album di metallo nudo, puro e senza particolari fronzoli. La voce graffiante di Chris Boltendahl, seppur un filo più “stanca” per forza di cose, è comunque quella che tutti noi amiamo da più di trent’anni, la chitarra di Axel Ritt svolge perfettamente il suo lavoro nei soli e, soprattutto, nelle ritmiche metalliche che compongono l’intero lavoro insieme alla batteria del buon Stefan Arnold e il basso di Jens Becker. Buono anche l’utilizzo della tastiera a opera del mietitore Marcus Kniep. La title-track, nonché opener del disco, è un brano abbastanza oscuro, cantabile e dai ritmi cadenzati; forse, a parere di chi scrive, non la miglior scelta per aprire l’album, ma comunque sufficientemente efficace. Le successive “When The Night Falls” e “Lawbreaker” sono invece due sfuriate in perfetto stile Digger, con dei ritornelli melodici che entrano in testa sin dal primo ascolto; “Free Forever” rallenta leggermente proponendoci però degli ottimi spunti melodici e, anche qui, un ritornello davvero degno di nota. Un po’ di amaro in bocca per la fin troppo derivativa “Call For War”, la cui struttura sa forse un po’ troppo di già sentito, e per la tamarrissima “Ten Commandments of Metal” che, nonostante un testo talmente ignorante da essere adorabile, risulta forse un po’ troppo scontata e debole musicalmente. Discorso simile anche per “The Hangman’s Eye” che in compenso esalta grazie a una componente ritmica che stimolerebbe l’headbanging anche a un bambino; lo stesso ritornello ci incita a darci a questa pratica da noi tanto amata. La doppietta “Kill Ritual” e “Hallelujah” rappresenta invece, sempre a parere di chi scrive, forse il momento più esaltante del disco: due tracce taglienti, epiche e melodiche che, si spera, verranno proposte anche dal vivo. La chiusura è affidata alla traccia più lunga dell’album “Laughing With The Dead”: un brano cadenzato e volendo maligno, che pur non provvisto di grandi idee chiude comunque più che degnamente un album su cui alla fine c’è poco da dire: questi sono i Grave Digger! Questo è Heavy Metal! Possono piacere o non piacere e sicuramente c’è chi li ritiene una band un po’ superata; ma chi ha sempre amato il quintetto teutonico li apprezzerà anche in questo loro ennesimo album, che non propone assolutamente nulla di nuovo ma sicuramente rappresenta un’ottima continuazione per la loro lunga carriera.

VOTO: 7,5/10

Tracklist:

  1. Healed by Metal
  2. When the Night Falls
  3. Lawbreaker
  4. Free Forever
  5. Call for War
  6. Ten Commandments of Metal
  7. The Hangman’s Eye
  8. Kill Ritual
  9. Hallelujah
  10. Laughing with the Dead

GRAVE DIGGER lineup:

  • Chris Boltendahl – Vocals
  • Stefan Arnold – Drums
  • Jens Becker – Bass
  • Axel “Ironfinger” Ritt – Guitars
  • Marcus Kniep – Keyboards

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