Frozen Sword – acciaio forgiato sulle Alpi!

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FROZEN SWORD – “Frozen Sword”
• (2016 – Self Released) • 

Il gruppo si forma nel 2005 sotto il monicker Frozen Hell a Fully in Svizzera, cambiando successivamente nome in Frozen Sword, nel 2009 rilascia l’ep “Journey Through Death”, seguito dal debut-album “Defenders Of Metal” (2013), per giungere al giorno d’oggi con il secondo sigillo di metallo, l’opera eponima “Frozen Sword”, prodotto autonomamente dalla band. I Frozen Sword sono di quelle band underground che riesce a miscelare la “devozione” per i nomi storici del genere, e mi vengono subito alla mente i Manowar appena parte il riff dell’opener dell’album “Blessing Way”, e contemporaneamente non essere un semplice clone delle vecchie glorie: gli svizzeri colgono l’attitudine e lo spirito, dandoci in pasto un disco che non stravolgerà i canoni del genere, che magari non ascolteremo in loop per settimane, ma un disco che è comunque un bene che ci sia, heavy metal duro (ma non moderno) e con un certo afflato epico velato che dà respiro alla “rocciosità” del sound.
Il gruppo composto da cinque elementi si definisce quindi “epic heavy metal” e ce lo dimostra immediatamente con il brano d’apertura, un mid-tempo cupo ed epico, con delle vocals non particolari, si tratta di una voce abbastanza normale, ma almeno non ammorbano con insistenti acuti e falsetti a profusione, affatto, il singer dà un’interpretazione bassa, cupa e roca eccetto su alcuni ritornelli e le strofe di “Crush the Shadow to Reborn” quando ci va a pieni polmoni, ma senza tradire mai le peculiarità del cantato epic per sfociare in quelle del power. Il disco si muove più o meno sulle medesime coordinate, andiamo a vedere la situazione un po’ più nel dettaglio: di “Blessing Way” si è già detto; il secondo brano, “Frozen Sword” ci carica con un riff bello affilato e una sezione ritmica più arrembante per poi assestarsi un tempo medio aggressivo, con delle “schitarrate” qua e là ha conferire un po’ di magniloquenza al pezzo e dopo quasi 2 minuti entra in campo il cantante a declamarci della “spada congelata” da tenere alta in nome della libertà con un modo di cantare che rimanda al Quorthon “vichingo” rivisitandolo in chiave clean. Col passare degli ascolti il pezzo si dimostra più articolato e costruito sugli incastri di riff, bridge, passaggi di batteria, rispetto al primo approccio, e trasmette un certo spirito battagliero. Spirito che non manca di certo in “Heartless Warrior” che si snoda per più di nove minuti di durata, introdotto da un delicato arpeggio che assume toni e sfumature un po’à-la Iron Maiden, per lasciare spazio poi alle “asce” elettriche che ricamano subito un anthem da campo di battaglia sostenute dalla batteria dal piglio Running Wild, scandisce un tempo marziale che sfocia nel ritornello bellicoso e in molti duelli delle chitarre che si alternano alle strofe per tutti i 9 minuti e 26, inframezzati dalle riproposizioni del ritornello; “Lelawala” è una storia degli indiani d’America di questa “vergine della nebbia” che promessa sposa dal padre al re di una tribù fugge alla ricerca del suo amato, He-No, il dio del tuono, interessante che una band centroeuropea si ispira ad una leggenda di un popolo così distante (dato che vanno per la maggiore barbari e vichinghi). Anche qui abbiamo un delicato arpeggio sottostante la voce che introduce la storia della giovane per poi tramutarsi in una brano Manowar-style ma con un’interpretazione vocale personale e epica, non un’imitazione di Eric Adams, si respira un che d’arcano nei riffs di chitarra e nel drumming di Nascimo Crettol, un che di mitico e leggendario prende (quasi) forma. “Shepherd of the Sea” ripresenta nuovamente l’intreccio Iron Maiden/Running Wild (dato il topic marinaresco) su una base ritmica in 4/4 secca a precisa, voce e chitarre la fanno sempre da padrone, il ritornello è cantato da tutta la band conferendo il sapore di una ciurma di pirati che all’unisono grida “All’arrembaggio!”, inoltre questo brano presenta le sezioni solite più interessanti dell’album; “Crush the Shadow to Reborn” è heavy metal senza compromessi, belle melodie e ritmica sostenuta, una bella prestazione di vocale di Crettenand, solita atmosfera da combattimento all’ultimo sangue, il brano più canonico ma probabilmente il migliore di “Frozen Sword”. Settimo brano, ultimo del platter, è “The Alpine Steel”, una decina di minuti (10 primi e un secondo per l’esattezza) di acciaio epico “alpino”, una cascata di riff, un cantato e una sezione ritmica dal piglio prode e intrepido, gonfio d’orgoglio e celebrazione per la propria terra e la propria musica.
Nel complesso, “Frozen Sword” non sarà un disco che regala grandi emozioni ma è ben scritto, ben suonato e interpreto al meglio delle loro capacità dai componenti del gruppo che ci mettono, come ho già detto all’inizio della recensione, lo spirito e l’attitudine più giusta e intransigente per suonare questa musica.

VOTO: 6,5/10

Tracklist:

  1. Blessing Way
  2. Frozen Sword
  3. Heartless Warrior
  4. Lelawala
  5. Shepherd of the Sea
  6. Crush the Shadow to Reborn
  7. The Alpine Steel

FROZEN SWORD lineup:

  • Yvan Crettenand – Vocals
  • Aurelien Roduit – Guitars
  • Raoul Bochatay – Guitars
  • Regis Meunier – Bass
  • Nascimo Crettol – Drums

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