EVERGREY – Post fata resurgo

 EVERGREY – “Escape Of The Phoenix”
• (2021 – AFM Records) •

Da sempre la figura della fenice viene associata alla rinascita e alla resilienza, una creatura leggendaria in grado di risorgere dalle proprie ceneri divenendo più forte e, in qualche modo, più coraggiosa. Ma che cosa ha davvero in comune la fenice con l’essere umano? Secondo Carl Gustav Jung, l’essere umano è simile all’emblematica creatura di fuoco perché può rinascere dopo la morte, che in questo contesto potrebbe essere paragonabile a una sorta di morte psicologica, a qualcosa che l’individuo “uccide” per poterne uscire più determinato e consapevole.

Che cosa vuol rappresentare, quindi, la fenice per gli Evergrey? Vuole in qualche modo risollevare gli animi del cantante/chitarrista Tom Englund, dopo che lo stesso, anche in recenti interviste, ha rivelato di aver perso l’entusiasmo e la propria creatività nel corso degli ultimi anni? Vuol essere una sorta di riscatto nei propri confronti, dichiarando apertamente che nella vita si possono affrontare a denti stretti anche gli ostacoli più tosti? In parte la risposta potrebbe essere rivelata proprio nel dodicesimo disco della band, partendo proprio dal primo input che ci viene fornito con l’incredibile artwork di copertina ad opera di Giannis Nakos (Remedy Art Design).

I testi, da sempre molto profondi e introspettivi, svelano questa sorta di consapevolezza ‘recondita’ e, proprio nelle tematiche analizzate, si capisce  la voglia di Englund di ‘venire alla luce’, di portare in superfice quelle paure trasformandole in qualcosa di positivo. Una piccola concretizzazione di questa ipotesi ci viene fornita proprio dal brano d’apertura – nonché primo singolo promozionale del disco – “Forever Outsider”, singolo bello granitico, che, proprio nel ritornello, cita “What it all comes down to was that I never felt like one of you, light changed and so did my soul. I went from broken to whole, still knowing that I’d always be forever outsider”, denunciando una certa difficoltà nel riconoscere la propria identità e di volersi appellare ad una sorta di auto-isolamento.

I dischi degli Evergrey si sono sempre contraddistinti per gli elementi che ne sono diventati, in seguito, i trademark, come le forti tinte malinconiche, testi intimistici, maestria compositiva e percezioni, emozioni più cupe che qui prendono vita con l’incredibile voce di Tom S. Englund, vero veicolo di emozione pura: il vocalist svedese, infatti, possiede un timbro unico ed estremamente persuasivo, in grado di trasmettere tutta la propria sfera emotiva in poche, semplici battute.

Da segnalare, inoltre, la chicca lanciata in esclusiva qualche mese fa proprio dal combo di Goteborg, ovvero la partecipazione straordinaria di James LaBrie (Dream Theater) in veste di special guest in “The Beholder”. Il duetto, effettivamente, nulla aggiunge o toglie all’intero lotto, risultando nel complesso un buon pezzo confezionato a doc sia per i fan della band svedese, che per gli amanti del progressive metal in generale. Ottima, invece, la bellissima e malinconica ballad “Stories”, brano che per l’occasione vanta la sola esecuzione vocale di Englund, accompagnato dalle note dolci del pianoforte di Rikard Sander, così come la compagna “You From You”, altro pezzo che sembra esser uscito direttamente da “The Atlantic”. Solo per i brani appena menzionati, varrebbe l’acquisto dell’album in questione. Non mancano, ovviamente, anche sprazzi di power metal (la conclusiva “Run”) o parti sinfoniche intriganti (“In Absence Of Sun”) a cui si alternano assoli decisamente sbalorditivi (“Eternal Nocturnal”, “Escape Of The Phoenix” ). Per i fan del prog metal poi troviamo l’ospite d’eccezione: James LaBrie dei Dream Theater. Il suo duetto con Englund nella canzone “The Beholder”. Onestamente la voce di LaBrie non aggiunge nessuna variante all’interpretazione già ottima di Englund, sebbene il risultato sia comunque piacevole.

A conti fatti, “Escape Of The Phoenix” ci consegna undici nuovi brani che, rispetto ai lavori precedenti, delineano una sorta di ricerca stilistica più immediata, limpida e diretta, con un songwriting più semplice ed efficace, supportato da una produzione d’alta qualità ad opera di Jacob Hansen (Amaranthe, Volbeat, Epica), ritornato dietro al mixer dopo l’incredibile successo di “The Atlantic” (2019), e da una

Esattamente come appurai per “The Atlantic”, disco di cui ho consumato gli ascolti, anche questo “Escape Of The Phoenix” si pone sullo stesso livello, presentandosi come uno degli album migliori di questo anno appena nato. Godibile, diretto, lineare, questo dodicesimo album targato Evergrey ci consegna una band che ha ancora tanto da dare e da dire e con una ritrovata stabilità mentale e creativa, fattore forse dovuto alla “rinascita” avuta nel corso degli ultimi anni dallo stesso Englund. Descrivere quest’album come “superlativo”, a parer di chi scrive, sarebbe forse decisamente riduttivo ed è per questo che invito la vasta community a far tesoro di questa recensione e provare a dare un ascolto al disco, perché sono certa che, come me, anche voi ne riscontrerete l’incredibile valore artistico in questo piccolo gioiello di musica.

VOTO: 8/10

TRACKLIST:

  1. Forever Outsider
  2. Where August Mourn
  3. Stories
  4. A Dandelion Cipher
  5. The Beholder
  6. In The Absence Of Sun
  7. Eternal Nocturnal
  8. Escape Of The Phoenix
  9. You From You
  10. Leaden Saints
  11. Run

Evergrey line up:

  • Tom S. Englund – guitars, vocals
  • Henrik Danhage – guitars
  • Rikard Zander – keys
  • Johan Niemann – bass
  • Jonas Ekdahl – drums