ENSLAVED – Poliedriche evoluzioni sonore

 ENSLAVED – “Utgard”
• (2020 – Nuclear Blast Records) •

Mitologia norrena, un argomento che da sempre stuzzica la curiosità delle persone portandole ad analizzarne maggiormente le tematiche, i personaggi e tutta la sfera che ruota attorno ad essa. Diventato, ormai, uno dei soggetti più analizzati nei loro ultimi album, la cultura scandinava ed i suoi miti tornano ad essere oggetto di discussione nel nuovo album degli Enslaved, “Utgard”. Se nel precedente “E” (qui la nostra recensione) i nostri si erano particolarmente concentrati sul mito di Speisnir, il cavallo a otto gambe di Odino, in questo quindicesimo tassello il quintetto di Bergen si focalizza su Utgard, la grande dimora dei giganti posta all’esterno di Midgard, la terra degli uomini e dei troll dominata da neve e ghiaccio. Un concetto, questo, decisamente intrigante, in particolar modo per chi è affascinato dai miti e dalle leggende scandinave che, in questo contesto, assume una chiave di lettura molto differente, una sorta di metafora psicologica dove l’individuo entra a contatto con le sue paure più profonde per analizzarle al meglio e uscirne più forte, quasi rinato. Come spiegatoci dallo stesso Ivar Bjornson in sede di intervista, una seconda interpretazione di questo nuovo concept album potrebbe essere una correlazione, un ponte tra la parte inconscia e quella conscia della mente umana, un’analisi tra luci ed ombre della psiche. Questo viaggio introspettivo ha inizio con l’iniziale ‘Fires In The Dark’, un inno antico, cantato in coro vichingo che prepara l’ascoltatore ad addentrarsi dentro l’oscurità con l’arrivo prepotente di “Jettegryta”, brano di chiara matrice black metal tradizionale, nonché pezzo più “nero” che la band potesse mai partorire. Gli Enslaved mettono da subito in chiaro le proprie idee: ci troviamo di fronte ad una perla musicale magistrale, un calderone poliedrico pieno di colori e sfumature musicali eccelse che lasciano l’ascoltatore decisamente sconcertato. Si passa, infatti, dal black metal di “Jettegryta” alle tinte progressive di ‘Sequence’ per virare su lidi più settantiani in “Homebound”, passando al sussurro narrativo di Odino in “Utgard” per poi sperimentare il krautrock di “Urjotun”, trovando un’esplosione musicale nella bellissima conclusiva “Distant Season”, una gemma in pieno stile progressive metal. Ad arricchire la già nutrita proposta musicale della band norvegese è il notevole contributo del nuovo batterista, Iver Sandoy, che con il suo canto pulito impreziosisce un gioiello puro, donando quel tocco di classe in più che si aspetterebbe dagli Enslaved. In “Utgard” si percepisce una grossa aria di novità e voglia di sperimentare nuovi elementi senza snaturare la reale incarnazione della band: infatti, il quintetto di Bergen si presenta più in forma che mai, sempre più desideroso di mettersi in gioco per creare nuove trame sonore, pur rimanendo fedele alle proprie radici e regala al grande pubblico un gioiellino musicale che lascerà di stucco sia i fan di vecchia data, che le nuove generazioni amanti di un genere in costante evoluzione. Acquisto caldamente consigliato!

VOTO: 8,5/10

TRACKLIST:

  1. Fires In The Dark
  2. Jettegryta
  3. Sequence
  4. Homebound
  5. Utgardr
  6. Urjotun
  7. Flight Of Thought And Memory
  8. Storms Of Utgard
  9. Distant Seasons

Enslaved line up:

  • Ivar Bjørnson – guitars
  • Grutle Kjellson – vocals, bass
  • Arve ‘Ice Dale’ Isdal – guitars
  • Håkon Vinje – keyboards
  • Iver Sandøy – drums