ELUVEITIE- This is our rebirth!


ELUVEITIE – “Ategnatos”

• (2019 – Nuclear Blast) •

Rinascita. È questa la parola chiave che definisce in tutto e per tutto il concept di questo disco e questa nuova fase della carriera del gruppo folk Svizzero più conosciuto d’Europa. Dopo il drastico cambio di formazione del 2016 dove in un colpo solo gli Eluveitie hanno perso tre membri chiave per il loro ruolo all’interno della band come il batterista Merlin Sutter, il chitarrista Ivo Henzi (entrambi presenti sin dalle primissime incarnazioni della band) e la amatissima Anna Murphy che con la sua voce e la sua Ghironda ha contraddistinto il sound della band per un decennio. Ma tutto ciò è alle spalle e gli Eluveitie dopo il disco acustico del 2016 (Evocation pt. II) tornano con il vero e proprio seguito di “Origins” del 2014 ultimo disco in studio prima di “Ategnatos” a proporre il classico stile Folk Metal della band. Il disco è un tuffo nella mitologia e cultura celtica tanto cara alla band di Chrigel & co in un tentativo di trasportare queste conoscenze ai giorni nostri e di scoprire quanto siano attuali le tematiche affrontate nei manoscritti di queste antiche culture. E il concetto di rinascita è sempre un concetto centrale nella cultura celtica, cosi come il fatto che tutto ha origine dall’oscurità; “il giorno nasce dalla notte, il bambino vede la sua prima luce dall’oscurità del grembo della madre, così come il grano cresce dall’oscurità della terra prima di sbocciare e diventare una preziosa pianta”. Questi concetti in particolare quello di rinascita (o cambiamento ) traspare senz’altro anche nella musica proposta dalla band; quest’album è infatti il disco più variegato in casa Eluveitie con tanti elementi nuovi che si aggiungono al calderone musicale della band Svizzera dove spiccano per forza di cose la timbrica di Fabienne Erni (diversa ma non troppo rispetto a quella di Anna Murphy), l’aggiunta di assoli di chitarra per dare una sferzata di metal più “classico” al sound, una componente decisamente più epica e sinfonica (ascoltate la title-track del disco per credere), oltre che una maggiore amalgama tra le parti Folk e quelle Metal. È anche da segnalare come il disco sia meno estremo e pesante dei suoi predecessori, riducendo di fatto la componente melodeath che è sempre stata un elemento di spicco del sound della band. Se è vero quindi che in questo disco troverete meno “sfuriate” e parti in blast- beat del solito è anche vero che quando queste compaiono sono decisamente convincenti (“Worship”, “Mine Is The Fury”, “Threefold Death” e su tutte la splendida “Rebirth”). Gli strumenti folk come sempre rappresentano una delizia per le orecchie e donano una ricchezza al sound raramente udito in altre band del genere; abbiamo infatti la mitica ghironda, l’arpa celtica, la mandola, il violino, il flauto traverso, la cornamusa… tutto ciò che si vorrebbe sentire in un disco Folk Metal ! Addentrandoci nelle tracce del disco Ategnatos apre in chiave epica e quasi cinematografica il disco con una lunga intro sinfonica dove la melodia portante di “Rebirth” suonata dal flauto fa capolino, melodia che verrà riproposta anche sull’outro del disco per dare quel senso di “chiusura del cerchio”. Questo è un pezzo veramente particolare e a se stante nella discografia della band Svizzera perché per buona parte sembra avere più il ruolo di intro con quei magnifici vocalizzi di Fabienne che si amalgamano così bene nell’atmosfera del pezzo prima che il riffing serrato e il growl di Chrigel spezzi il brano. Il consiglio è anche quello di andarvi a vedere su Youtube il magnifico videoclip creato per questo pezzo a mio avviso un vero e proprio micro-capolavoro cinematografico. “Deathwalker” è un altro pezzo da novanta del disco dove spicca il ritornello molto catchy e tra i meglio riusciti del disco e uno stupendo break atmosferico narrato. “Black Water Down” e “Cry In The Wilderness” sono due pezzi molto classicamente Eluveitie dove fa capolino parzialmente il sound di “Spirit” e “Slania”. “Cry In The Wilderness” in particolare è un pezzo che amo particolarmente per il suo mood che riesce ad essere triste e malinconico nonostante l’aggressività delle vocals di Chrigel. Da notare come in queste prime tracce la voce femminile di Fabienne si sente molto lasciando conseguentemente meno spazio a Chringel. “The Raven Hill” cambia totalmente il mood e sonorità con un pezzo in pieno stile Folk più “d’acchiappo” e apparentemente più “scanzonato” che mi fa venire in mente in parte i Korpiklaani (inoltre se ci fate caso se ascoltate bene il riffing di chitarra nelle strofe troverete dei richiami alla celebre “Inis Mona”). La seguente “Ambiranus” è la classica semi-ballad totalmente dominata dalla voce femminile che dopo i clamorosi successi di “The Call Of The Mountains” e “A Rose For Epona” i nostri non mancano mai di includere nei loro album. E se i risultati sono questi ben venga! ”Ambiranus” è veramente un bellissimo pezzo, tra i migliori del disco per chi scrive e non a caso scelto come singolo con relativo video per promuovere l’album. Con “Mine Is The Fury” ci si inoltra per la prima volta in questo disco in territori molto pesanti e mentre “Slumber” calma le acque. Purtroppo però con questi due pezzi trovo che il disco abbia un leggero calo. Per fortuna ci si riprende con la bellissima “Worship” tirata e pesante e dominata dal growl di Chrigel ma allo stesso tempo meravigliosamente atmosferica. “Threefold Death” inizia con dei particolarissimi blast-beat che si stoppano e riprendendo per tre o quattro volte per un altro pezzo abbastanza tirato dove la componente melodeath è sempre in primo piano. “Breathe” smorza nuovamente i torni per un brano che è stato scritto dalla band per una colonna sonora di un film che deve ancora vedere luce. Essa rappresenta la seconda semi-ballad del disco cantata per lunghi pezzi da Fabienne. Da brividi gli stacchi folk e le parti narrate del pezzo così come il finale che ci conclude con una lunga sezione di cori che danno un senso di pace assoluta. Arriviamo all’ultimo vero e proprio pezzo del disco , “Rebirth”, già uscita da tantissimo tempo e correlata da un videoclip, rappresentando il primo vero e proprio singolo del disco. La scelta di far uscire questo pezzo ancora prima che il disco fosse in lavorazione è particolare, evidentemente la band lo considerava come un pezzo a se e ha poi deciso di includerlo nel disco. In questa nuova versione l’assolo di chitarra è stato cambiato ma la sostanza rimane quella; ossia che siamo al cospetto di uno dei pezzi più ispirati dell’album. Un brano veloce e brutale nella prima parte spezzata da una melodia vocale favolosa cantata da Fabienne, uno stacco narrato (o meglio sussurrato) da Chrigel incredibilmente emozionante prima che sul finale i due si alternano nello scream in una modalità inedita e mai sentita prima nella band. Chapeu. L’album finisce come è iniziato, ossia con quella bellissima melodia (sempre quella del chorus di “Rebirth” stavolta riadattata) che chiude l’album come lo abbiamo iniziato.
In sintesi un grande ritorno per la band Svizzera. Nonostante i cambi di formazione la band si mostra ancora capace di scrivere musica di qualità con il supporto di tutti o quasi i membri della band anche se Chrigel riveste ancora un ruolo di primo piano sia nel songwriting che nella scrittura dei testi. L’album rappresenta uno dei dischi più continui della band con pochissimi cali di qualità. Ok, “Slania” per il sottoscritto rimane ancora un gradino sopra soprattutto per l’impatto incredibile che suscitò all’epoca e per i pezzi da novanta che contiene (“Inis Mona” e “Slania’s Song” rimangono tutt’oggi due perle irraggiungibili nella discografia della band) ma credo che questo nuovo disco darà grandi soddisfazioni ai fan ! Consigliato!

VOTO: 8/10

Tracklist:

  1. Ategnatos
  2. Ancus
  3. Deathwalker
  4. Black Water Down
  5. A Cry In The Wilderness
  6. The Raven Hill
  7. The Silvern Glow
  8. Ambriamus
  9. Mine Is The Fury
  10. The Slumber
  11. Worship
  12. Trinoxtion
  13. Threefold Death
  14. Breathe
  15. Rebirth
  16. Eclipse

Eluveitie lineup:

  • Chrigel Glanzmann – Vocals, Whistles, Mandola
  • Fabienne Erni – Vocals, Celtic Harp
  • Nicole Ansperger – Fiddle
  • Michaline Malisz – Hurdy Gurdy
  • Matteo Sisti – Whistles, Bagpipes, Ulleann Pipes, Bodhran
  • Jonas Wolf – Guitars
  • Rafael Salzmann – Guitars
  • Kay Brem – Bass
  • Alain Ackermann – Drums