DREAM THEATER – Un brusco risveglio


DREAM THEATER
– “Awake”
• (1994- Eastwest Records America) •

-“6 o’clock and the siren kicks him from a dream” – è un risveglio brusco quello ci offre Awake. Il terzo disco in studio del teatro del sogno infatti si rivela al mondo con sound più cupo, heavy e pieno di groove rispetto al predecessore allineandosi in parte col sound di quella che era LA Metal band per eccellenza di quel periodo ossia i Pantera di Dimebag Darrell e Phil Anselmo. Non che questo disco si distacchi completamente dal sound sognante di “Images And Words” ne dai tecnicismi, la complessità e le progressioni contenute in esso ma sicuramente con un John Petrucci che abbraccia per la prima volta la sette corde il suono di “Awake” si carica si groove e di aggressività in alcuni frangenti (“Caught In A Web”, “The Mirror”, “Lie”), rimanendo sognate e sperimentale in altri (“Lifting Shadows Off A Dream”, “Scarred”, “Space- Dye Vest”). Forse il riflesso del periodo non proprio felice che i Dream Theater stavano vivendo a livello interpersonale in quel momento il cui risultato sarebbe stato l’abbandono del tastierista Kevin Moore poco dopo le registrazioni di “Awake” per divergenze musicali. Un duro colpo per i Dream Theater che avevano improvvisamente perso uno dei tastieristi più creativi e talentuosi in circolazione e “Awake” sugella il colpo di coda di Moore ed è l’ennesima testimonianza del suo immenso talento compositivo, per un disco che nonostante il periodo non felicissimo della sua uscita diventerà un classico della produzione Dreamtheateriana e una pietra miliare del progressive anni 90 e non solo. Il quintetto americano si trova in un periodo di creatività assoluta che da vita ad un disco che trasuda meraviglia già dalla bellissima copertina dove compare un riferimento grafico associato ad ogni canzone; Lo specchio (“The Mirror”), il ragno nella ragnatela (“Caught In A Web”), la luna con l’orologio che segna le sei (“6:00”), la statua (“The Silent Man”)… sta a voi lettori trovare i restanti! “6:00” (six o’clock) si apre con un pattern di batteria che è diventato un classico nella discografia della band mettendo subito in risalto il drumming fuori dagli schemi di Portnoy. Il brano è musicalmente inusuale per aprire un disco (specialmente se la paragoniamo alla più “radiofriendly” “Pull Me Under”) ma è la concreta testimonianza della grandissima qualità che ci riserverà l’album per tutta la sua durata. È un pezzo pieno di groove ma allo stesso tempo intricato con un testo scritto da Kevin Moore che sembra far trasparire il suo stato emotivo e il suo senso di non appartenenza alla band… anche se non direttamente, il testo in questione mi ha sempre fatto pensare a ciò. “Caught In A Web” e “Inocence Faded” sono forse i due episodi meno complessi e più assimilabili del disco ; in entrambi spicca il gran gusto melodico delle canzoni dove la prima è più carica di groove mentre la seconda che si apre con una memorabile parte solista di Petrucci offre delle linee vocali di Labrie veramente notevoli. È però con la suite divisa in tre brani separati “A Mind Beside Itself” (che comprende la traccia 4, 5 e 6 ossia “Erotomania”, “Voices” e “The Silent Man”) che “Awake” spicca veramente il volo. La suite parla di schizofrenia e in generale di problemi psichiatrici e parte con la strumentale “Erotomania” ( termine che si usa in psichiatria per indicare una condizione psicologica in cui la persona affetta è ossessionata dall’idea che altri siano segretamente innamorati di lei/lui). Il pezzo è meraviglioso con richiami alle melodie vocali di “The Silent Man” nella seconda parte, congiungendosi nel finale con l’inizio di “Voices” che nei suoi dieci minuti affronta le paranoie di una persona che si vede costantemente sotto la minaccia di entità paranormali (demoni che sono ovviamente solo parte della sua immaginazione) e nel pezzo appare spesso il riferimento del contrasto esistente tra religione e sesso (“Sex is death, death is sex, says it right here on my cricifix”), con la persona in balia del sensi di colpa riguardanti questi due aspetti e sempre in preda di quello che sembra essere un caos totale nella sua testa. Ci sarebbe tanto da dire riguardo ad un testo estremamente criptico e complesso scritto dall’ispiratissima penna di Petrucci, senza contare la musica del brano in se che riflette in pieno lo stato confusionale della persona, ma per evitare di riempire pagine intere passiamo alla successiva ballad acustica “The Silent Man”, uno dei momenti più dolci dell’album con un Petrucci sempre ispiratissimo anche sull’acustica che verso la fine del pezzo tirerà fuori un breve assolo di gran spessore mentre Labrie offre l’ennesima grande prova vocale.  Si prosegue con la granitica “The Mirror” uno dei pezzi più “in your face” di Awake che parte con un riff trascinante e super-groovy per un brano che trasuda rabbia e sconforto ad ogni passaggio e che ad oggi è uno dei pezzi più suonati dal vivo dei Dream Theater da “Awake”.  Il testo riflessivo ma allo stesso tempo rabbioso e pieno di frustrazione è il primo accenno da parte di Mike Portnoy nel voler affrontare il problema della sua dipendenza con l’alcol che si concretizzerà qualche anno più tardi in una lunga suite (la “12 step saga”) scritta sempre con i Dream Theater e che sarà per sua stessa ammissione una sorta di terapia che lo ha aiutato a superare il problema. In “The Mirror” sembra parlare attraverso uno specchio ai suoi demoni, o anche all’altra versione di se stessa non afflitta da questo fardello, ponendosi domande e condividendo le sue frustrazioni: “Temptation why won’t you leave me alone? lurking every corner – everywhere I go . Self control, don’t tour you back on me now when I need you the most”. “The Mirror” sfocia direttamente in “Lie” anche questo pezzo roccioso  e pesante e scelto per girare un videoclip per la promozione dell’album. Per i sottoscritto uno dei momenti più alti del platter è la successiva “Lifting Shadows Off A Dream” musicalmente su territori completamente diversi dai due pezzi che la precedevano; tornano le atmosfere sognanti, torna la melodia e la delicatezza nella voce di Labrie. Moore alle tastiere disegna delle atmosfere fuori da questo mondo e il pezzo presenta uno dei chorus più riusciti dell’intero disco. “Lifting Shadows…” è una ballad ma dal sapore assai sperimentale, il cui testo è scritto questa volta dalla penna di John Myung. Si prosegue sempre con la componente sperimentale e progressiva al massimo nel capolavoro “Scarred” che anche qui viaggia su atmosfere pacate per uno dei pezzi più pinkfloydiani del disco senza tuttavia risparmiarsi in qualche brave passaggio più heavy e aggressivo. Il brano è aperto dal basso di Myung, molto presente nel mix e che in questo album brilla per tutta la sua durata. “Space-Dye Vest” poi è la chiusura più atipica e inaspettata che ti puoi aspettare da un disco del genere dove è Kevin Moore a scrivere musica e testo di questo autentico gioiello musicale che si sorregge quasi unicamente sulle tastiere e la voce di Labrie per un pezzo dal sapore malinconico e dark e allo stesso tempo così incredibilmente diverso da tutto ciò che i Dream Theater hanno fatto nella loro carriera . Da notare che sono presenti nel pezzo anche della parti narrate tratte dal film “A Room With A View” (“Camere Con Vista” In Italiano). Questo brano rappresenta il vero e proprio canto del cigno di Kevin Moore che lascerà per sempre un segno indelebile nella musica di questa prima era dei Dream theater e che chiude un ciclo nella carriera della band. “Awake” è un disco straordinario, ispirato, fuori dagli schemi, emozionante e riflessivo. Non siamo ai livelli di perfezione toccati da “Images And Words” ma di certo nel 1994 i Dream Theater non potevano far uscire un successore migliore al disco che li rese famosi due anni prima.

VOTO: 9/10

Tracklist:

  1. 6:00
  2. Caught In A Web
  3. Innocence Faded
  4. Erotomania
  5. Voices
  6. The Silent Man
  7. The Mirror
  8. Lie
  9. Lifting Shadows Off A Dream
  10. Scarred
  11. Space- Dye Vest

Lineup:

  • James Labrie – Vocals
  • John Petrucci – Guitar
  • John Myung – Bass
  • Kevin Moore – Keyboards
  • Mike Portnoy – Drums