DREAM THEATER – Ricordi di un’altra vita


DREAM THEATER
– “Metropolis pt.2: Scenes From A Memory”
• (1999 –Electra Records) •

Se “Images And Words” fu l’album che fece conoscere al mondo la grandiosità del talento dei Dream Theater, “Metropolis pt.2: Scenes From A Memory” fu quello che a conti fatti li portò per sempre e di diritto nell’olimpo della storia della musica progressive, dando alle stampe nel 1999 per la prima volta nella carriera della band statunitense un concept album che diventerà leggendario, chiudendo una decade (quella degli anni 90’) che ha visto la band passare dall’essere un gruppo semisconosciuto ad una delle formazioni più importanti del panorama prog metal mondiale grazie ad una serie di lavori eccezionali che hanno influenzato una generazione di musicisti. Pensare che “Scenes From A Memory” doveva essere per la band una sorta di “do or die” album, nel senso che dopo il controverso “Falling Into Infinity” se anche “Scenes” avesse fallito nell’essere un album acclamato da critica e pubblico allora forse il gruppo avrebbe gettato la spugna. Portony tuttavia prima di mettersi a lavorare con il resto della band sul disco mise in chiaro subito le cose con l’etichetta: Non avrebbe voluto nessun produttore esterno (gli album dei Dream Theter da quel punto in avanti sarebbero stati prodotti interamente da lui stesso e John Petrucci unicamente) e la label avrebbe ascoltato l’album solo a prodotto finito senza poter mettere minimamente fiato nella fase creativa del disco. Questo per evitare gli spiacevoli scontri del periodo di “Falling Into Infinity” due anni prima. L’album è il primo a vedere tra i musicisti coinvolti il virtuoso e talentuosissimo tastierista Jordan Rudess che prenderà il posto di Derek Sherinian e che completerà così la lineup più longeva della storia dei Dream Theater e anche quella che per molti (me compreso) rappresenta quella “classica” quando pensano alla formazione tipo del teatro del sogno, ossia, Labrie- Petrucci- Myung- Portnoy- Rudess. Jordan entrò nelle fila della band dopo aver già testato l’alchimia con Mike Portnoy e John Petrucci nei Liquid Tension Experiment, progetto strumentale in cui i tre musicisti insieme al bassista Tony Levin partorirono due album strumentali di ottimo successo tra la metà e la fine degli anni 90. Addentriamoci dunque nel concept di “Metropolis Part 2: Scenes From A Memory” che è la prosecuzione di “Metropolis pt. 1; The Miracle And The Sleeper” uno dei brani più celebri della discografia dei Dream Theater contenuto nel disco del 1992 “Images And Words”. L’album è musicalmente tutto ciò che un fan dei Dream Theater avrebbe potuto desiderare, con delle melodie ispiratissime degli assoli meravigliosi una produzione ed una narrazione perfetta ed un gusto melodico e un emotività che trasuda in ogni nota senza dimenticare il concept; una riuscitissima storia fatta di amore, passione, dramma e reincarnazione che spiegherò in dettagli nel proseguito della recensione. Il disco inizia con il nostro protagonista Nicholas in una seduta psichiatrica mentre sta per essere ipnotizzato, facendo viaggiare così la sua mente nei meandri del suo subconscio. Le parole rassicuranti della voce dello psichiatra che invita Nicholas a rilassarsi completamente e il ticchettio dell’orologio mentre il tema portante cantato da Labrie (che in questo caso interpreta proprio Nicholas) ci introducono al viaggio nella mente del ragazzo alla scoperta della sua precedente vita si snodano di fronte a noi: “Safe in the light that surrounds me, free of the fear and the pain, my sub-conscious mind starts spinning through time to rejoin the past once again”. “Regression” sfuma nella strumentale “Overture 1928”, un pezzo da pelle d’oca che ripropone tanti dei temi musicali che troveremo in “Scenes” e che abbiamo ascoltato nel “prequel” “Metropolis pt. 1”. Personalmente, la mia strumentale preferita dei Dream Theater, seconda solo a quel capolavoro di “The Dance Of Eternity” di cui parleremo più avanti. “Overture 1928” ci introduce, appunto, all’anno 1928; infatti Nicholas si consulta con uno psichiatra perché nella vita ha dei continui flashback che lo tormentano e che non riesce a spiegare. Durante la sua ipnosi scopre poco a poco navigando nella sua mente di essere lui stesso la reincarnazione di una ragazza, Victoria, vissuta negli anni 20’ e riesce poco a poco a ricostruire la storia della sua precedente vita e risolvere il mistero dell’omicidio di Victoria avvenuto proprio nel 1928. “Overture 1928” si collega alla prima vera e propria canzone del disco “Strange Déjà Vu” un grandissimo classico presente nella maggior parte delle live performances della band con un ritornello che ti si stampa in testa e che non ti lascia più. In questo brano Nicholas ormai nel profondo del suo subconscio rivede immagini della sua vita passata; C’è una casa con un’atmosfera sinistra che la circonda che lui continua a vedere e non capisce il perché (poi si scoprirà che è l’abitazione dove Victoria verrà assassinata)- ”There’s a house I’m drawn to, familiar set there’s nothing new and there’s a path waiting there with a haunting chill in the air”- le visioni proseguono, un viottolo, delle scale, una camera da letto ed infine uno specchio… chi è quella ragazza che mi sta fissando? giovane donna puoi dirmi perché sono qui? (“There’s a room at the top of the stairs, each night I’m drawn up there, and there’s a girl in the mirror, her face is getting clearer”). Il breve intermezzo “Through My Words” ci introduce all’ennesimo capolavoro di questo disco : “Fatal Tragedy”. Il pezzo ha un che di misterioso e oscuro nel suo incedere. Rappresenta gli interrogativi di Nicholas, che in questo pezzo apprende della morte di Victoria nell’abitazione che vede nei suoi ricordi. La seconda parte del brano presenta una delle parti strumentali più entusiasmante dell’intera carriera dreamtheateriana con dei cambi di tempo e degli assoli da parte di Rudess e Petrucci che non mi stuferò mai di ascoltare e riascoltare. Negli ultimi secondi del pezzo appare la voce dello psichiatra che dice a Nicholas che è tempo di scoprire come lui/Victoria sia morto ricordandogli che la morte non è la fine ma solo una transizione. Come fa lo psichiatra a sapere della morte di Victoria e della vita passata di Nicholas? Beh questo lo scopriremo negli ultimi secondi del disco! Nel frattempo si prosegue con la tiratissima “Beyond This Life” il pezzo più heavy di “Scenes From A Memory” che è un disco in generale molto incentrato sulla melodia. “Headline: murder, young girl killed. Desperate shooting at Echoe’s Hill. Dreadful ending, killer died, evidently suicide”- in questo brano Nicholas attraverso un titolo di un giornale sembra ricostruire cosa sia successo a Victoria. Tutto sembra presupporre un omicidio/suidicio in cui quello che sembra essere il killer, ossia Julian Baynes (in arte “The Sleeper”) viene trovato morto insieme a Victoria con una lettera di suicidio nella sua tasca. In realtà quello che si scoprirà in seguito è che il vero killer è quello che ha “costruito” questo finto assassinio e che poi ha testimoniato il falso rispetto a quello che realmente è accaduto uccidendo Julian Baynes e Victoria nella casa spesso raffigurata dei ricordi di Nicholas e poi inserendo un finto biglietto di suicidio nella tasca di Julian Baynes. L’assassino è il Senatore Edward Baynes (“The Miracle”) e fratello di Julian Baynes (“The Sleeper”) e lui stesso ha avuto una relazione con Victoria prima di scoprire che ella aveva una relazione segreta con Julian e per questo motivo, spinto dalla gelosia, uccise entrambi. Nicholas non è ancora conscio della verità su quanto successo a Victoria ma piange la sua morte nella struggente ballad “Through Her Eyes”. Gli occhi a cui si riferisce la canzone sono ovviamente quelli di Victoria attraverso i quali Nicholas apprende cosa sia successo al suo se stesso nella sua precedente vita (“I’m learning all about my life by looking through her eyes”). Lui stesso sa cosa significa perdere una persona cara e questo dramma gli sembra come se fosse la medesima cosa e come se parte della sua anima sia morta con Victoria. Il brano è estremamente emozionale e colpisce a pieno l’ascoltatore con un Labrie perfetto nella sua delicatezza mentre Petrucci tira fuori un assolo di stampo molto “Gilmouriano”. Si prosegue con “Home”, un brano passionale, emotivo, narrato per la maggior parte dal punto di vista dei due fratelli che mettono in chiaro il loro sentimento per Victoria, in particolare mostra come Edward Baynes (“The Miracle”) inizi a far trapelare nella sua mente le idee che in seguito lo spingeranno a commettere l’omicidio del fratello – “Help- he’s my brother, but I love her, I can’t keep away from her touch. Deception, dishonor, it’s calling me back to my home” e ancora “her ecstasy- means so much to me, even deceiving my own blood”. Questo brano si apre con uno dei riff di chitarra di Petrucci (condito con tanto di pedale wah) più classici e conosciuti della discografia dremtheateriana ed è un continuo di richiami alla prima “Metropolis” sia nel ritornello che in altre parti della canzone (“I remember I was told that a new love is born for each one that has died”). Ancora una volta si tratta di un pezzo di un livello altissimo e una delle punte di diamante di questo concept album che come se non ce ne fosse bisogno dopo “Home” tira fuori il pezzo strumentale più incedibile della storia del teatro del sogno; quella “The Dance Of Eternity” che è diventata un altro vero e proprio classico della band con delle parti assolutamente funamboliche di chitarra e tastiera che vi consiglio caldamente (se non avete mai avuto la fortuna di vederla dal vivo) di recuperare in uno dei numerosi DVD live che la band ha pubblicato nella sua carriera. Siamo al trittico finale e forse alla parte più emotiva e incredibile dell’album che parte con la breve “One Last Time”, un crescendo musicale da pelle d’oca in cui i due amanti giacciono uno affianco all’altro per l’ultima volta prima di spirare l’ultimo sospiro. Nella testa di Nicholas tutto si fa più chiaro… la verità su ciò che è realmente accaduto sembra venire a galla (“Here I am inside his home, it holds the many clues to my suspicions and as I’m standing here right now, I’m finally shown what I have always known”) e mentre I connotati della tragedia si delineano sempre più chiaramente, Nicholas dentro di se sembra trovare quella pace interiore che prima gli era mancata avendo capito che comunque, nonostante tutto, la morte non è la fine ma un nuovo inizio (“If I die tomorrow i’ll be alright because I believe that after we’re the spirit carries on”) e avendo fatto pace con la figura della ragazza che vive dentro di se e nei suoi sogni (“Victoria’s real, I finally feel, at peace with the girl in my dreams”). Queste sensazioni esplodono nella celebre “The Spririt Carries On” uno dei pezzi più emozionanti ed emozionali della carriera dei Dream Theater con ancora una volta un Petrucci ispiratissimo che ci regala uno degli assoli più belli che ha mai scritto e con la particolarità di alcuni vocalizzi di voce femminile che aggiungono atmosfera al pezzo. Siamo alle battute conclusive con “Finally Free”, l’ennesimo gioiello di questo album e una canzone che è LA drammaticità in musica (ascoltatevi il giro di chitarra finale e poi mi direte…).Esso ci mostra le ultime ore di Victoria e gli istanti finale del folle gesto compiuto da “The Miracle”. “Finally Free” è un pezzo molto drammatico come abbiamo già specificato specialmente nel finale e nelle parti di tastiera iniziali di Rudess che sono degni della colonna sonora di un film Noire ma è allo stesso tempo molto eclettico in quanto vive di tanti momenti musicali molto diversi; Dal ritornello delicato e arioso alla seconda strofa che sprizza positività e allegria e tutto dipende ovviamente da quale prospettiva è raccontato il tutto. Il pezzo finisce, Nicholas torna a casa, si sentono gli effetti sonori della sua macchina che viene parcheggiata, lui che spegne la tv che era rimasta (stranamente?) accesa. Mette su un disco che inizia a suonare mentre si sente la voce dello psichiatra che esclama: “Open your eyes Nicholas!” riutilizzando la stessa frase che usò Edward “The Miracle” prima di uccidere Victoria. Da questo si capisce che lo psichiatra è a sua volta la reincarnazione di Edward “The Miracle” dandoci l’idea che quest’ultimo è così riuscito ad uccidere Nicholas anche in quest’altra vita. E così l’opera finisce. Un lavoro stellare da tutti i punti di vista: songwriting, produzione, idee, concept, testi, flow del disco. “Scenes From A Memory” rappresenta i Dream Theater al massimo del loro splendore per un concept album che si può affiancare ai più grandi della storia come “Tommy” dei The Who, “The Lamb Lies Down On Brodway” dei Genesis e “The Wall” dei Pink Floyd. “Scenes From A Memory” è un’esperienza che ogni fan della musica dovrebbe provare.

VOTO: 10/10

Tracklist:

  1. Scene One: Regression
  2. Scene Two: I. Overture 1928
  3. Scene Two: II. Strange Déjà Vu
  4. Scene Three: I. Through My Words
  5. Scene Three: II. Fatal Tragedy
  6. Scene Four: Beyond This Life
  7. Scene Five: Through Her Eyes
  8. Scene Six: Home
  9. Scene Seven: I. The Dance Of Eternity
  10. Scene Seven: II. One Last Time
  11. Scene Eight: The Spirit Carries On
  12. Scene Nine : Finally Free

Dream Theater lineup:

  • James Labrie – Vocals
  • John Petrucci – Guitars
  • John Myung – Bass
  • Jordan Rudess – Keyboards
  • Mike Portnoy – Drums