DREAM THEATER – La nascita di un sogno

 

DREAM THEATER – “When Dream And Day Unite”
• (1989 – MCA Records) •

La nascita di un sogno…. È così che nel 1989 vede la luce il primo tassello discografico da parte della band più conosciuta e senz’altro tra le più influenti di sempre nel panorama progressive mondiale. I Dream Theater (rinominati così dopo una breve fase in cui il monicker della band era stato “Majesty”), irrompono nella scena metal in punta di piedi, con una piccola etichetta alle spalle e con un disco che in realtà verrà pubblicizzato molto poco all’epoca passando ahimè quasi inosservato e rivalutato solo in un secondo momento quando la fama della band esploderà improvvisamente. “When Dream And Day Unite” è un album sudato e realizzato dopo anni di gavetta da parte degli allora giovanissimi Mike Portnoy, John Petrucci e John Myung, tre musicisti dal talento incredibile conosciutisi alla Berklee Music College, che hanno dato vita al nucleo pulsante della band che poi con l’aggiunta del tastierista Kevin Moore e Il cantante Charlie Dominici (questo primo album infatti sarà l’unico della band a non avere alla voce lo storico vocalist James Labrie)incideranno il loro disco di debutto e completando la formazione. “When Dream And Day Unite” è un disco estremamente valido e ancora di più se si considera la giovanissima età dei musicisti coinvolti ed il fatto che esso rappresenti per loro la prima vera e propria esperienza nell’ambito di una sala d’incisione. Il sound del gruppo è estremamente influenzato dai gusti musicali dei musicisti coinvolti; abbiamo quindi un misto di sonorità tra Rush, Iron Maiden e Metallica con quel virtuosismo già molto presente anche se in misura minore rispetto ai dischi che verranno. Charlie Dominici con la sua voce squillante esegue un ruolo egregio cantando quasi sempre su note molto elevate; sono pochi infatti i momenti in cui il vocalist utilizza una timbrica più bassa ma forse questo è anche dovuto al fatto che il disco presenta pochissimi momenti soft sentiti in parte solo su “The Killing Hand”. L’alchimia tra Petrucci alla chitarra , Myung al basso e Portnoy alla batteria è incredibile e oltre che il talento tecnico viene subito fuori l’innata capacità di questi musicisti di scrivere grandi canzoni.  Le parti di tastiera di Kevin Moore sono il fiore all’occhiello della formazione, mai eccessivamente funamboliche e ipertecniche come quelle del comunque magnifico successore Jordan Rudess, ma forse ancora più emozionali e anche in lui si nota una incredibile capacità compositiva che si completa in maniera perfetta con gli altri musicisti. Portnoy dimostra sin dall’inizio di essere un batterista fuori dal comune e fuori dagli schemi per quanto riguarda la creatività delle sue parti e se il suo vero potenziale esploderà nei dischi successivi già in questo primo lavoro inizia a dare più di qualche segnale. La validità del disco è testimoniata dal fatto che nei successivi  trent’anni la band ha molto spesso proposto live i brani di questo disco amati e acclamati sempre a gran voce dai fan. Su tutte la strumentale “Ytse Yam”, un piccolo gioiello di Prog Metal, ma anche la serrata “Afterlife” o la conclusiva e meravigliosa “Only A Matter Of Time”, per chi scrive il vero fiore all’occhiello di questo disco con una serie di assoli di tastiera e chitarra sul finale da parte di Moore e Petrucci da pelle d’oca. Altro pezzo assolutamente da menzionare è “The Killing Hand” che si discosta dal resto del disco iniziando con un arpeggio che sfocia in una parte strumentale che poi si placa per dare spazio alla timbrica melodica di Dominici. È un pezzo questo per la prima parte piuttosto delicato a tratti malinconico ed è anche il brano più lungo con i suoi quasi nove minuti. Il brano però è un crescendo di atmosfere e di dinamicità offrendo all’ascoltatore la rappresentazione più oculata dei Dream Theater che verranno. I cambi di tempo di susseguono e la bellezza del brano ha il suo apice – sempre secondo il sottoscritto- con il meraviglioso, virtuoso e velocissimo assolo di Petrucci che viene poi accompagnato da quello di Kevin Moore mentre nell’ultima parte del brano le atmosfere si fanno nuovamente malinconiche e l’andamento più lento. I Dream Theater provano anche a piazzare quello che aveva le caratteristiche giuste per essere un singolo, ossia il secondo brano “Status Seeker” che comunque convince grazie ad un bellissimo chours ed il suo incedere relativamente meno complesso. “A Fortune In Lies”  è un altro brano che i Dream Theater suonano spesso dal vivo e a buona ragione dato che si tratta di un altro pezzo di notevole fattura con un che di epico e barocco nel suo incedere e una canzone perfetta per aprire l’album.  Forse meno riuscite sono “Light Fuse And Get Away” e The One Who Helps To Set The Sun” ma si tratta comunque di pezzi più che discreti. Questo disco è la prova dell’incredibile alchimia compositiva tra questi musicisti che non per niente si dividono in parti quasi uguali la scrittura della musica mentre i tesi sono condivisi prevalentemente tra Petrucci e Moore con anche un discreta collaborazione da parte di Dominici e Portnoy. Non c’è un vero e proprio leader e ognuno contribuisce con il suo input regalando un disco davvero valido. Non un capolavoro senz’altro (quelli arriveranno più in la), ma un disco estremamente valido anche a livello di produzione che non sfigura di certo contando che si tratta di un album registrato con un budget limitato e che ha ormai più di 30 anni alle spalle. Ovviamente consigliato a chi conosce superficialmente i Dream Theater e in generale per tutti gli appassionati della musica progressive.

VOTO: 7.5/10

Tracklist:

  1. A Fortune In Lies
  2. Status Seeker
  3. The Ytse Jam
  4. The Killing Hand
  5. Light Fuse And Get Away
  6. Afterlife
  7. The Ones Who Help To Set The Sun
  8. Only A Matter Of Time

Lineup:

  • Charlie Dominici – Vocals
  • John Petrucci- Guitars
  • John Myung- Bass
  • Kevin Moore- Keyboards
  • Mike Portnoy – Drums