DREAM THEATER – It’s raining deep in heaven


DREAM THEATER – “Falling Into Infinity”
• (1997 – Eastwest Records America) •

“Falling Into Infinity” cadde in un periodo poco felice per il Teatro Del Sogno; lo stesso Mike Portnoy lo ha più volte descritto come il periodo più frustrante della loro carriera dove per molto tempo il batterista fu tentato di lasciare tutto. Dopo l’abbandono di un tastierista straordinario come Kevin Moore nel 1994 e la release del meraviglioso EP “A Change Of Seasons” nel 1995 erano avvenuti una serie di cambiamenti all’interno dell’etichetta e sfortunatamente le nuove persone che vi lavoravano non credevano più nelle potenzialità della band statunitense e una volta concesso il via libera per il vero e proprio successore di “Awake” la band si trovò dinnanzi ad un enorme pressione da parte della label che voleva in tutti i modi semplificare il loro suono rendendolo più commerciale, meno complesso e più fruibile. Il risultato di questo periodo difficile fu “Falling Into Infinity” primo ed unico album con l’allora nuovo tastierista Derek Sherinian, tastierista che nonostante la giovane età aveva già parecchia esperienza avendo suonato per gente come Alice Cooper e Kiss. Il disco effettivamente risulta un pelo meno complesso dei precedenti con molti brani più diretti del solito ma quello che salta all’occhio (anzi all’orecchio) maggiormente è che in questo disco manca molto spesso la componente heavy che avevamo trovato soprattutto in “Awake”. Quel groove Panteriano del disco sopracitato in “Falling Into Infinity” è completamente sparito tanto che non mi sento di sbagliare nel catalogare questo album più come Progressive Rock che Progressive Metal. Nonostante questo e nonostante sia di certo un disco che spesso divide la fanbase, anche in questo caso la band (almeno a mio giudizio) fa centro e lo fa alla grande. I Dream Theater si trovano in un periodo di alchimia musicale talmente forte e di creatività talmente elevata che nonostante le pressioni, il rapporto difficile con l’etichetta e tutto il resto la qualità della musica rimane (nonostante qualche caduta di stile abbastanza evidente nel corso del CD) di grande livello, partorendo delle vere e proprie perle di Prog Rock come “Peruvian Skies”, “Lines In The Sand” e la finale “Trail Of Tears” che diventerà un vero e proprio classico del gruppo. “New Millennium” parte con un intro di tastiera prima che il basso ipnotico di Myung entri in scena. È un pezzo cadenzato, piuttosto sperimentale e abbastanza lungo, inusuale per l’apertura di un disco. L’elemento “catchy” vorrebbe essere il chours ma il l’ho sempre trovato poco riuscito per un brano che invece fa la sua figura nel complesso. Labrie vocalmente cerca di introdurre un minimo di aggressività in alcuni passaggi mentre la musica rimane (eccetto per qualche bel riff corposo di Petrucci) piuttosto tranquilla. Sherinian rispetto al suo predecessore gioca con un sound di tastiera più sperimentale ed “effettato”, Petrucci usa spesso il suo pedale Wah ed il basso di Myung suona corposo e ipnotico. Purtroppo come vi ho preannunciato questo album dei Dream Theater contiene anche delle cadute di stile notevoli che mai si erano sentiti nei primi album della band; sì perché sinceramente fatico a non definire fiacchi, banali e senza mordente brani come “You Not Me”, “Burning My Soul” e “Take Away My Pain”, guarda caso, due dei tre brani (i primi due menzionati) sono molto diretti, vorrebbero giocare sull’impatto, l’immediatezza e il ritornello catchy come voleva l’etichetta discografica ma risultano per chi scrive veramente scialbi. Per fortuna che in questo disco nonostante ciò, c’è tanta ma tanta qualità se pensiamo per esempio alla bella “Hollow Years”; una vera e propria semi-ballad che fu anche il primo singolo di lancio con relativo videoclip per presentare il disco. Un brano carico di melodia, malinconia e con un testo triste ma allo stesso tempo speranzoso che parla dei rapporti umani delle difficoltà della vita e anche di come queste cesseranno prima o poi e non dureranno per sempre (“the noise that you’ll hear is the crashing down of hollow years”). “Peruvian Skies” è un altro pezzo da novanta di questo album che si apre nuovamente con il basso di Myung e che trova uno dei punti di forza nel bellissimo ritornello cantato magicamente da Labrie. È un pezzo che nella sua prima parte è lento, atmosferico, ed ha un che dei Pink Floyd di “The Division Bell” mentre nella seconda parte i riff di Petrucci portano il brano verso una direzione diversa e molto più heavy. “Hell’s Kitchen” è il brano strumentale del disco che non manca quasi mai negli album dei Dream Theater in questa prima fase di carriera ed è l’ennesima strumentale di gran livello della band. Diversa da altre come “Erotomania” o “The Dance Of Eternity” in quanto meno intricata e complessa ma sicuramente più atmosferica. Questa sfocia direttamente in “Lines In The Sand” un vero e proprio capolavoro che nei suoi dodici minuti di durata mostra la classe innata di questa band quando essa si trova libera di poter comporre a briglia sciolta senza nessuna costrizione. C’è tutto in questo brano; groove da pelle d’oca, parti più atmosferiche e sperimentali con il basso di Myung sempre grande protagonista e melodie fantastiche. È come se fosse un connubio perfetto tra i Deep Purple di “Machine Head” e i grandi gruppi prog degli anni 70 come Camel, Genesis, King Crimson e mettiamoci anche i Pink Floyd! Finalmente arriviamo ad un pezzo pesante, in your face ma stavolta ben riuscito e divertente! “Just Let me Breathe” è la summa delle frustrazioni di Mike Portnoy verso l’industria discografica e tutto il mondo che la circonda, un mondo spesso fittizio che con l’arte e la musica poco dovrebbe avere a che fare. Il batterista non risparmia nemmeno MTV, il canale musicale che nel 92 aiutò tremendamente i Dream Theater a scalare le classifiche grazie alla rotazione continua del videoclip di “Pull Me Under” (“ A daily dose of eMpTyV will flush your mind right down the drain”). Insomma niente di trascendentale ma senz’altro un pezzo molto godibile! È giunto il momento della ballad che purtroppo viene troppo spesso oscurata dalla più nota “Hollow Years” che ha goduto della promozione tramite un videoclip al contrario del brano in questione, “Anna Lee” che tuttavia per quanto mi riguarda risulta essere una delle gemme più splendenti di questo album. Il pezzo scritto da Labrie è estremamente toccante e parla di abuso di minori con la ragazzina in questione, Anna Lee appunto, che nella canzone sembra voler raccontare la sua storia in un crescendo finale davvero emozionante e commovente. Una gemma troppo spesso dimenticata. E siamo giunti alla fine con quello che per quanto mi riguarda risulta essere uno dei momenti più alti dell’intera discografia dei Dream theater. “Trail Of Tears” con i suoi tredici minuti di durata chiude l’album come meglio non si poteva, ancora una volta con un pezzo spaziale, evocativo e sperimentale che si mantiene sempre cadenzato ma allo stesso tempo pieno di idee musicali incredibili. Un pezzo Progressive Rock di altissimo livello che gode di un’ ispirazione pazzesca che non smette mai di stupirmi ad ogni ascolto.
Questo è “Falling Into Infinity”, un album troppo spesso finito nel dimenticatoio specialmente dai fan dei Dream Theater più occasionali ma che in realtà ci mostra un ‘anima diversa del teatro del sogno, più Progressive Rock che Metal, più tendente allo spettro musicale di band quali Camel o Pink Floyd rispetto a quello di Pantera, Metallica o Rush e che vive di tanti, tantissimi momenti di ispirazione incredibile nonostante qualche caduta qua e la. Questo disco è l’ennesima testimonianza del livello compositivo stratosferico che il Teatro del Sogno ha raggiunto negli anni 90, nonostante il periodo tutt’altro che felice che la band stava vivendo per via dei problemi l’etichetta. Recuperate questo disco se non lo avete mai ascoltato!

VOTO: 8/10

Tracklist:

  1. New Millenium
  2. You Not Me
  3. Peruvian Skies
  4. Hollow Years
  5. Burning My Soul
  6. Hell’s Kitchen
  7. Lines In The Sand
  8. Take Away My Pain
  9. Just Let Me Breathe
  10. Anna Lee
  11. Trail Of Tears

Dream Theater lineup:

  • James Labrie – Vocals
  • John Petrucci – Guitars
  • John Myung – Bass
  • Derek Sherinian – Keyboards
  • Mike Portnoy – Drums