DREAM THEATER – Dystopian Nightmares


DREAM THEATER – “The Astonishing”
• (2016 – Roadrunner Records) •

“The Astonishing” del 2016 è il terzo disco dei Dream Theater con Mike Mangini alla batteria e rappresenta senz’altro il tassello discografico più discusso della carriera del teatro del sogno. Questo aspetto e ben comprensibile dal fatto che questo platter è senz’altro l’opera più atipica del catalogo dreamtheateriano in quanto a livello sonoro è più improntato verso l’ immedesimare una “Rock Opera” che un disco progressive metal. Per quanto mi riguarda infatti, esso rappresenta la naturale prosecuzione del sound partorito con il loro precedente album del 2013 “Dream Theater”, dove la band esplorava lidi sonori più melodici e a tratti sinfonici e dove i riff pesanti erano stati messi abbastanza da parte. In “The Astonishing” si prosegue ulteriormente verso questa direzione in un disco incredibilmente lungo (forse il più lungo che il sottoscritto abbia mai ascoltato in carriera con le sue due ore e dieci minuti) che ha proprio nel fattore lunghezza il suo tallone d’Achille; difficile per forza di cose mantenere alta l’attenzione dell’ascoltatore lungo una durata così elevata ma risulta ancora più arduo riuscire a mantenere una qualità di songwriting di livello per tutto questo tempo. Peccato perché l’idea di un disco strutturato in questo modo, con un concept nuovo e ambizioso ambientato in un futuro distopico, una struttura portante delle canzoni che si appoggiano quasi esclusivamente sulle melodie, le armonie, gli arpeggi e le ballate ha rappresentato una ventata d’aria fresca dove per la prima volta da qualche anno non è il solo Petrucci a reggere la baracca ma al contrario abbiamo un lavoro altrettanto importante da parte di Jordan Rudess alle tastiera ma soprattutto da James Labrie alla voce mai così a suo agio nell’interpretare delle parti vocali il più delle volte molto morbide e melodiche mostrando il lato migliore della sua voce e riuscendo ad essere “l’uomo in più” di questo album mentre al contrario, un compito più minimale è stato invece interpretato da Mangini e da John Myung. L’album potrebbe essere un connubio musicale tra “Bat Out Of Hell” di Meat Loaf e gli ultimi Avantasia con una componente progressive molto più marcata perché sia chiaro, se è vero che il disco è più incentrato sulla melodia e le ballate ciò non vuol dire che i momenti più pesanti e progressivi siano stati totalmente lasciati fuori (basti pensare a “The Gift Of Music”, “Road To Revolution”, “A New Beginning” o “Moment Of Betrayal”). Musicalmente come già detto “The Asatonishing” è un concept album a tutti gli effetti con le tracce che scorrono una dentro l’altra, momenti musicali che si ripetono su armonizzazioni diverse, un po’ come era successo con il seminale “Scenes From A Memory” (senza fare paragoni sulla qualità delle due opere ovviamente). La storia descritta nel concept e partorita interamente dalla penna di Petrucci e possiede degli spunti interessanti in un racconto che parte promettendo bene ma che per il sottoscritto sfocia presto nel banale: Siamo nel 2285, in un futuro distopico dominato da un impero oppressivo dove la musica come la conosciamo noi è stata dimenticata o cancellata dalla epoche. L’unica forma di intrattenimento musicale sono le cosidette NOMACS dei macchinari che riproducono delle sonorità elettroniche i cui rumori spesso troveremo negli intermezzi del disco. La storia segue le vicende del malvagio imperatore Nafarius, l’imperatrice Arabelle il principe Darius e la principessa Faythe che presto si innamorerà del protagonista della nostra storia Gabriel, residente nel villaggio di Ravenskill dove l’uomo è noto per essere l’unico ad essere ancora in grado di comporre musica e cantare e per questo amato dai restanti abitanti del villaggio. Questa sua abilità suscita l’odio del malvagio imperatore che lo vuole quindi eliminare. Senz’altro il preambolo sulla questione della musica è interessante forse uno specchio delle preoccupazioni di Petrucci su una possibile situazione futura e in qualche modo ricorda la mitica “2112” dei Rush dove si ha il ritrovamento di uno strumento musicale dal passato in un epoca in cui la musica è un’arte sconosciuta un pochino come in questo caso l’abilità di Gabriel è un qualcosa che era stata persa nel tempo e riacquisita tramite lui. Insomma per certi versi un concept che ha degli spunti interessanti ed anche emozionanti e queste emozioni riescono a trasparire per buona parte del primo disco che trovo personalmente riuscito. La bellissima e delicata “The Answer” possiede una melodia toccante così come il primo singolo “The Gift Of Music” il più classico del lotto come sound e il cui riff frizzante funzione e risulta essere più che trascinante. Difficile menzionare ogni singolo pezzo di questo disco perché ciò comporterebbe una recensione lunghissima ma mi soffermerò su quelli che io considero alcuni dei momenti migliori che si trovano, per quanto mi riguarda, soprattutto nel primo disco. “Lord Nafarius” per esempio che risulta essere molto pomposa e teatrale e che rappresenta un viaggio nella natura del “cattivo” della storia, riuscendo ad inserire all’interno una sezione melodica di gran gusto. Un pezzo riuscito come la successiva “A Saviour In The Square” che si apre con un arpeggio sorretto da una bellissima melodia di tastiera di Rudess per poi sfociare in un assolo ultra melodico di Petrucci di gran spessore… squilli di tromba e dei riff minacciosi introducono il malvagio Nafarius concludendo il brano in maniera degna. Anche la bellissima “Act Of Faythe” è un altro brano che fa centro in cui riappare la delicata melodia legata al personaggio di “Faythe” che si palesa in molti punti dell’album. Il disco prosegue in maniera varia e intrigante per la prima parte, prima parte che trasuda di emotività e che personalmente ho molto apprezzato riuscendo a farmi commuovere in varie sezioni. “Three Days” è un altro pezzo molto teatrale in cui il malvagio Nafarius ordina alla città di Ravenskill di consegnargli Gabriel entro tre giorni altrimenti avrebbe raso la città stessa al suolo. Il primo disco si chiude alla grande con “A New Beginning” e “The Road To Revolution” entrambi pezzi teatrali ma allo stesso tempo con uno stampo classicamente dreamtheateriano. Se dovessi dare un voto a questa prima parte dell’album sarebbe decisamente alto dato che lo considero veramente riuscito. Il problema è che nella seconda parte il disco non riesca a mantenere gli standard elevati della prima parte sia a livello di concept che a livello musicale anche se non mancano anche qui i momenti rilevanti. “Moment Of Betrayal” per esempio è il pezzo più pesante del disco riuscendo ad essere anche molto drammatico grazie ad un Rudess in grandissimo spolvero. “Begin Again” è un altro pezzo magnifico, forse il mio preferito dell’intero disco grazie ad una melodia meraviglioso e ad un altrettanto meraviglioso cambio di tempo sul finale. Purtroppo però andando avanti nella tracklist il disco inizia a trascinarsi faticosamente verso la fine e si inizia a intravedere una certa carenza di idee. Di certo questa cosa non è sorprendente dato che dopo un’ora e mezza di musica un calo ci può stare, il problema è che da qui in poi il viaggio sarà ancora relativamente lungo e dovendo purtroppo giudicare il disco come esperienza globale non mi sento di poterlo giudicare in maniera positiva dall’inizio alla fine. “The Astonishing” è un disco colmo di bei pezzi, ma che viene affossato da una durata esagerata ma probabilmente necessaria al fine di riuscire a raccontare tutta la storia. È anche vero che i pezzi in questione funzionano meglio nell’economia dell’album che da soli e difatti spesso mi chiedo come mai nonostante ami molto alcuni dei brani contenuti in questo disco questo stesso rappresenta per me l’album a cui ritorno meno comunemente nella discografia del teatro del sogno (ok forse self-titled” escluso). La risposta sta nell’affermazione che avevo fatto all’inizio della frase ossia che queste canzoni vanno godute nell’interezza del disco dove brillano di luce propria e acquisiscono in molti casi un valore ancora maggiore. Purtroppo la sua prolissità rende l’opera in questione non di facile digestione specialmente nella seconda parte quando anche il songwriting inizia a calare. Ciò non toglie che “The Astonishing” sia probabilmente assieme ad “Octavarium” e “Scenes From A Memory” uno dei lavori più ambiziosi del teatro del sogno che questa volta ha anche avuto il coraggio di proporre a livello sonoro qualcosa di totalmente diverso dalò solito. Se amate i tecnicismi alla “Train Of Thought” e le parti iper-cervellotiche e pesanti allora questo non è il disco per voi, ma se amate anche il sound più melodico ed emozionale della band “The Astonishing” è un disco che consiglio senz’altro pur nei suoi difetti.

VOTO: 6,5/10

Tracklist CD 1:

  1. Descent Of The NOMACS
  2. Dystopian Overture
  3. The Gift Of Music
  4. The Answer
  5. A Better Life
  6. Lord Nafaryus
  7. A Saviour In The Square
  8. When Your Time Has Come
  9. Act Of Faythe
  10. Three Days
  11. The Hovering Sojourn
  12. Brother, Can You Hear Me?
  13. A Life Left Behind
  14. Ravenskill
  15. Chosen
  16. A Tempting Offer
  17. Digital Discord
  18. The X Aspect
  19. A New Beginning
  20. Road To Revolution

Tracklist CD 2:

  1. 2285 Entr’acte
  2. Moment Of Betrayal
  3. Heaven’s Cove
  4. Begin Again
  5. The Path That Divides
  6. Machine Chatter
  7. The Walking Shadow
  8. My Last Farewell
  9. Losing Faythe
  10. Whispers On The Wind
  11. Hymn Of A Thousand Voices
  12. Our New World
  13. Power Down
  14. Astonishing

Dream Theater lineup:

  • James Labrie – Vocals
  • John Petrucci – Guitars
  • John Myung– Bass
  • Jordan Rudess– Keyboards
  • Mike Mangini – Drums