DRACONIAN – Sotto il velo di Sofia

 DRACONIAN – “Under A Godless Veil”
• (2020 – Napalm Records) •

Nei meandri della scena  Gothic/Doom moderna uno dei gruppi che più hanno avuto il merito di portare fieramente avanti la bandiera del genere con qualità e costanza nel corso della loro quasi ventennale carriera sono gli svedesi Draconian. La band torna finalmente con un nuovo album dopo mille peripezie e difficoltà a cinque anni di distanza da “Sovran”, un disco speciale per il sottoscritto che rimane uno dei lavori per quanto mi riguarda più belli che ci ha offerto la scorsa decade musicale. Ero dunque molto ansioso di poter ascoltare il secondo lavoro con Heike Langhans al microfono che aveva già avuto modo di dimostrare le sue incredibili doti canore nel precedente lavoro e ovviamente non delude nemmeno in questo nuovo “Under A Godless Veil”. In questo disco ritroviamo tutti i trademark della musica del gruppo che nella sua cupezza, malinconia e oscurità trova proprio nella voce di Heike quel raggio di sole in mezzo ad un buio senza fine, quella speranza in un oceano di disperazione, quell’ancora di salvataggio in un mare in tempesta; la musica dei Draconian vive come sempre di opposti, dati dal growl viscerale di Anders Jacobsson in contrapposizione alle linee vocali di Heike, di riff lenti, corposi e pesanti, messi affianco ad arpeggi melodici dai sapori eterei… ciò che però trasuda in tutto l’arco del disco è quell’atmosfera malinconica e triste che ti assale e non ti lascia andare sino alla fine dell’opera. Detto questo però trovo che questo disco rispetto ai precedenti album risulta abbracciare ancora di più il concetto di “Doom” in tutta la sua essenza e si lascia per strada i tratti più easy listening e “catchy” del precedente album (vedi “Stellar Tombs” o “Dishearten”). Le canzoni sono leggermente meno digeribili al primo ascolto rispetto a quelle di “Sovran” ma anche del precedente “A Rose For The Apocaypse” ed è anche meno presente la componente più estrema e lineare di album come “Turning Seasons Within” dove le chitarre la facevano veramente da padrona,  oltre che le atmosfere “gothiceggianti” del loro capolavoro “Arcane Rain Fell”. “Under A Godless Veil” è un disco Doom a tutti gli effetti quasi a volersi ricongiungere al primissimo lavoro della band “Where Lovers Mourn” ( sarà un caso che il logo della band è nuovamente cambiato alla sua prima versione presente sul primo disco?). Sarà quindi forse un disco leggermente meno fruibile per il metal fan “medio” senza dubbio, ma allo stesso tempo rimane un album che nonostante sia meno pregno di riff accattivanti al primo ascolto e che osa maggiormente in quanto a complessità riuscirà senz’altro a catturare l’ascoltatore nel corso degli ascolti grazie alle sue incredibili atmosfere. Come non parlare dei testi poi? Sempre eleganti e ricercati continuano ad essere un punto di forza della band svedese che riesce ad essere emozionale e poetica nel suo inglese a tratti quasi arcaico ma sempre pregno di riflessioni e significato. Questo album è una sorta di concept dove si parla di correnti religiose, per essere precisi dei Sethiani, membri di una deviazione religiosa del Cristianesimo delle origini, che si rifacevano a Seth, il terzo figlio di Adamo. Senza entrale troppo nei dettagli, il viaggio di “Under A Godless Veil” non vuole essere puramente di tipo storico o teologico ma più che altro spirituale cercando di riportare in vita le emozioni dei personaggi descritti. Questo disco è stato anticipato da ben cinque singoli (uno di essi “Sleepwalkers” in uscita un paio di giorni prima dell’album). Ora, premesso che questa tendenza di voler dare via così tanto di un lavoro prima che questo esca non mi fa impazzire e penso tolga un pochino il piacere della sorpresa, devo ammettere che ho abbastanza apprezzato quasi tutte le canzoni che erano state estratte fin ora. “Sorrow Of Sophia” (che è anche l’opener del disco) tra questi brani è sicuramente quello che preferisco grazie principalmente alle bellissime linee vocali disegnate dalla voce di Heike che in questo album rimane spesso e volentieri su una timbrica bassa spostandosi raramente su note più alte come succedeva in “Sovran” (ancora una volta mi riferisco al chorus di “Stellar Tombs”).  La sua voce contrapposta a quella di Anders (che è anche protagonista come spesso accade nella band di una bella sezione narrata) , funziona alla meraviglia ed è il fulcro su cui si basano molti dei brani. “Moon Over Sabaoth” è probabilmente il pezzo più Doom di un album in cui questa parola rappresenta l’epicentro musicale su cui ruota tutto. Esso è un brano lento, minaccioso e angoscioso dove stavolta è maggiormente il growl di Anders a prendere il sopravvento, ma l’accompagnamento di Heike è sempre efficace e affresca di luce un dipinto pregno di oscurità.  “Sleepwalkers” si apre in maniera delicata e melanconica prima di sorprendere l’ascoltatore con un bellissimo e inaspettato arpeggio che ha un che di leggermente più solare del resto mentre le due voci scandiscono il ritornello all’unisono prima che il brano torni presto ad affacciarsi nel pieno della malinconia. “Burial Fields” è un pezzo che i Draconian hanno già suonato dal vivo nel corso del loro ultimo tour europeo risalente ormai a quasi due anni fa. Il pezzo ha un feel molto diverso dal solito materiale della band in quanto è un brano che si appoggia quasi solamente sulla voce di Heike e su una base atmosferica. Ricordo bene che dopo un loro concerto a Vienna in cui suonarono questo brano chiesi ad Heike se “Burial Fields” sarebbe divenuto un pezzo dei Draconian o magari qualcosa del progetto ISON ma allora non seppe darmi una risposta precisa.  A seguire abbiamo quello che probabilmente è il mio brano preferito dell’album ossia “The Sethian” che ha il suo punto di forza nel pesantissimo chorus dove Anders tira fuori una rocciosissima parte vocale piena di rabbia e rancore sostenuta da un riff massiccio in linea con quelli che si trovavano in pezzi come come “Earthbound” da “Turning Seasons Within”. Ancora una volta però è Heike che eleva il pezzo all’eccellenza con la sua voce eterea facendo brillare il brano di luce propria e anche l’assolo di chitarra in chiusura dona un tocco interessante al pezzo. Con “Claw Marks On The Throne” la rabbia della canzone precedente fa spazio nuovamente alla malinconia… si ha una nuova bellissima parte narrata da parte di Anders che aggiunge una gran atmosfera al pezzo e anche questo brano ha un andamento molto lento che sfocia ancora una volta in un gran bell’assolo di chitarra. La parte più ispirata del pezzo tuttavia è sicuramente il bellissimo ritornello dove Heike dimostra ancora una volta di essere una delle migliori vocalist in circolazione almeno nel saper far trasparire e condividere le proprie emozioni all’ascoltatore. “Night Visitor” è un altro brano sulla falsa riga di “Burial Fields” , pregno di malinconia dove la parte prettamente Metal è quasi messa da parte rendendo Heike il perno centrale del pezzo. “Night Visitor” trasmette un senso di perdita di speranza e infinita tristezza e ci accompagna all’ultimo brano del disco che con i suoi quasi nove minuti di durata è il pezzo più lungo e ambizioso del platter; “Ascend Into Darkness” è un lento crescendo di intensità ed emozioni trascinato da un riffing glaciale quasi in stile Black Metal se non fosse che il brano rimane cadenzato in pieno stile Draconian incorporando stavolta a pieno il growl minaccioso di Anders.  È un brano che ci lascia inerti e impotenti davanti al peso delle emozioni trascinate con esso e dalle sue fredde e disperate atmosfere, rendendo “Ascend Into Darkness” uno dei brani più compiuti del lotto.

Per Concludere “Under A Godless Veil” è un disco dove i Draconian ritrovano pienamente le loro radici Doom rendendo l’album forse meno immediato dei suoi predecessori ma comunque molto valido e impreziosito da una prova stellare da parte di Heike Langhans. Probabilmente il suo difetto è quello di non avere i picchi creativi del precedente “Sovran” come nemmeno quelli di “Arcane Rain Fell” ma è un disco che comunque si fa apprezzare nella sua interezza e mostra una band in un buono stato creativo ed è assolutamente imprescindibile per gli amanti del filone gothic /doom . Bentornati dunque!

VOTO: 7/10

TRACKLIST:

  1. Sorrow Of Sophia
  2. The Sacrificial Flame
  3. Lustrous Heart
  4. Sleepwalkers
  5. Moon Over Sabaoth
  6. Burial Fields
  7. The Sethian
  8. Claw Marks On The Throne
  9. Night Visitor
  10. Ascend Into Darkness

Draconian line up:

    • Anders Jacobsson – vocals
    • Heike Langhans – vocals
    • Johan Ericsson – guitars
    • Daniel Arvidsson – guitars
    • Jerry Torstensson – Drums