DELAIN- Masters of symphony & metal


DELAIN – “Apocalypse & Chill”
• (2020 – Napalm Records)•

Ero molto curioso di poter ascoltare la nuova fatica discografica dei Delain dopo il convincente EP “Hunter’s Moon” uscito all’inizio dello scorso anno che aveva mostrato una band estremamente ispirata a livello di songwriting e musicalmente diretta verso lidi più sinfonici e bombastici del solito. L’ex six-piece olandese diventato ora un five-piece in seguito all’abbandono della chitarrista ritmica Merel Bechtold continua a dimostrare anche con quest’ ultimo “Apocalypse & Chill” di essere una delle realtà più convincenti del panorama Symphonic Metal attuale riuscendo a continuare a scrivere canzoni catchy ma allo stesso tempo ambiziose e ben scritte sotto la guida, come sempre, del comandante Martijn Westerholt, fondatore e songwriter sin dai tempi del debutto “Lucidity” del 2006 e di Charlotte Wessels, vocalist e autrice dei testi della band. La prima cosa che mi è rimasta impressa di questo disco è stata la copertina; inusuale per la band se pensiamo allo stile delle precedenti e a mio modesto parere piuttosto bruttina anche se da essa (così come dal titolo dell’album) traspare in maniera chiara e limpida il messaggio che la band vuole passare, ossia la totale indifferenza che l’essere umano ha nei confronti di ciò che lo circonda e di ciò che sta accadendo al nostro pianta terra e alle popolazioni che lo abitano. Queste tematiche verranno riprese in parte del disco dove Charlotte continua a scrivere testi di natura variegata, passando dal personale a tematiche socialmente più impegnate. Alcune di esse sono l’eterna diatriba filosofica tra l’esistenza del destino vs il libero arbitrio che viene citata in “Masters Of Destiny” dove il punto di vista del narratore sembra chiaro (“we are the dreamers, we roll the dice , we’re alive, we’ll always be masters of destiny”, affermando che ognuno di noi ha in mano le chiavi del proprio destino che sarà dettato solamente dalle nostre azioni, tenendo ovviamente conto sempre del caso e delle variabili ed è proprio qui che il riferimento al dado entra in gioco). Abbiamo poi l’idea del “cogliere l’attimo” (affrontato nel brano “We Had Everything” ) dove Charlotte sembra voler far rendere conto all’ascoltatore che stiamo vivendo i nostri “anni d’oro” (un po’ come cantavano gli Iron Maiden In “Wasted Years”), e che un giorno potremmo rimpiangerli e rimpiangere come li abbiamo vissuti. Come non citare anche “Ghost House Heart” e il suo voler riflettere sulle persone che abbiamo amato in questa vita e che non sono più con noi trasformando il nostro cuore in una sorta di “casa di fantasmi” dove i fantasmi sono ovviamente i ricordi e le emozioni che ci fanno rivivere così intensamente quelle persone. Il concetto è magnificamente espresso nel videoclip che la band ha realizzato, girato proprio in una sorta di “casa infestata” che vi consiglio caldamente di visionare e che per certi versi ricorda molto quello di “Memories” dei Within Temptation. Passando ora alla musica, i brani di questo disco sono tutti degli inediti eccetto per la già citata “Masters Of Destiny” già contenuta nell’EP “Hunter’s Moon”. Il pezzo è tra le cose migliori del disco e ci mostra i Delain in una versione pomposa e bombastica più che mai con allo stesso tempo un retrogusto oscuro e apocalittico. Il disco in effetti è molto incentrato sulla tastiera, ancora più dei precedenti. Non si può dimenticare però l’impatto delle chitarre per un album che oltre ad essere estremamente sinfonico possiede anche molto groove. E poi non manca come in ogni album della band olandese la componente catchy molto evidente in brani come l’opener “One Second” che per la verità non è mai stata tra le mie preferite del disco. Molto meglio “We Had Everything” assolutamente irresistibile con la sua intro quasi elettronica e l’incedere successivo delle chitarre che aprono la strada alla soffice voce di Charlotte per un’atmosfera generale che ha un che di agro-dolce. Il brano contiene anche un assolo di chitarra niente male e a proposito di questo aspetto è da segnalare come questo disco sia pregno di virtuosismi e di assoli specialmente dal lato chitarristico probabilmente come mai abbiamo sperimentato in un album dei Delain. Basti pensare che il brano che chiude il disco “Combustion” è un pezzo strumentale piuttosto tecnico (non scomoderei i Dream Theater ma lo stile è quello) che dai Delain non ti aspetti dato che come outro avrei scommesso molto di più su un pezzo come “The Monarch” dal precedente album ossia un pezzo totalmente sinfonico molto più in linea con la proposta della band. In ogni caso la scaletta prosegue in maniera assai convincente con “Chemical Redemption” e “Burning Bridges”, due dei miei brani preferiti del disco. Se la prima mischia elettronica e Pop in maniera impeccabile sembrando quasi un pezzo estratto da “We Are The Others” del 2012, la seconda mostra i Delain in veste più moderna e aggressiva con riff pesanti e parti (addirittura) in growl da parte di Charlotte. Un pezzo veramente valido che non per niente è stato scelto come primo singolo con relativo videoclip per promuovere l’album. “Vengeance” è un altro brano interessante grazie anche alla collaborazione del cantante dei Beast In Black che duetta in maniera convincente con Charlotte per un pezzo lineare, energetico, ma assolutamente riuscito, anche qui con un aurea “oscura” che circonda la musica dettata ovviamente dalle tastiere di Martjin. Con “To Live Is To Die” forse il livello del platter cala leggermente anche se il brano risulta comunque interessante e godibile. “Let’s Dance” è molto diretta e “in your face” con dei riff belli pesanti che spiazzano l’ascoltatore ma che stavolta non mi convince quasi per nulla, colpa forse del ritornello abbastanza scialbo. Nulla di terribile ma un pezzo che per quanto mi riguarda è abbastanza skippabile. Per fortuna si passa a un quartetto di pezzi di ottima fattura cominciando con “Creatures” che anche in questo caso parte con dei riff belli pesanti per passare ancora una volta ad un’atmosfera cupa e senza speranza, accompagnata da un testo in piena sintonia con la musica “Our cities have turned to ash, all our stories have been told, our final melody is slowly dying with the light”… il brano che più si sposa con la copertina del disco. La prova di Charlotte in questo brano come nel resto del disco è assolutamente espressiva e di livello e in “Ghost House Heart” il cui testo abbiamo analizzato poco prima la vocalist dei Delain da il meglio di se per un pezzo che personalmente mi è cresciuto molto con gli ascolti. Una dolce ballad che però non segue la classica formula strofa-ritornello-strofa-ritornello e nei suoi tre minuti scarsi offre tante emozioni all’ascoltatore. Di “Masters Of Destiny” abbiamo già parlato, passiamo quindi alla successiva “Legions Of The Lost” dove tanta sinfonia e dei cori molto in stile Epica ci introducono verso un altro brano musicalmente molto sinfonico che non si discosta troppo dallo stile del precedente pezzo in scaletta. Il break elettronico e il testo sussurrato a mo’ di filastrocca un pochino come accadeva nel brano “Hunter’s Moon” (dall’EP con lo stesso titolo) stupisce ed emoziona per un brano che è un saliscendi di emozioni e di momenti musicali assai ispirati come il chorus (uno dei migliori del disco) prima di tuffarsi in un tappeto di sinfonia e riff. Applausi. “The Greatest Escape” è invece un brano nella media che però ha anche qui dei nuovi elementi come i violini accompagnati dai vocalizzi di Charlotte sul finale del brano che si presenta anche in questo caso, nemmeno a dirlo, come un pezzo dove la chiave sinfonica prende il sopravvento. Comunque se questi sono i pezzi meno riusciti ben venga! Della strumentale finale “Combustion” ne abbiamo già parlato quindi non mi ci soffermo nuovamente. Quello che posso dire per concludere questa recensione è che i Delain hanno fatto centro! Il disco in questione mostra una band ispirata, artisticamente sempre pronta a sperimentare, trovando un perfetto equilibrio tra pesantezza, sinfonia e orecchiabilità offrendo all’ascoltatore anche dei testi maturi e introspettivi.”Apocalypse & Chill” È senza dubbio il disco più ambizioso della band olandese e allo stesso tempo probabilmente anche il più riuscito, dietro per chi scrive, solo al fantastico debutto “Lucidity”. In ogni caso un passo avanti enorme rispetto al precedente “Moonbathers”! E se qualche calo inevitabile è presente anche in questo platter la strada tracciata dalla band di Charlotte & Co è quella giusta . Ben fatto!

VOTO: 7,5/10

Tracklist:

  1. One Second
  2. We Had Everything
  3. Chemical Redemption
  4. Burning Bridges
  5. Vengeance
  6. To Live Is To Die
  7. Let’s Dance
  8. Creatures
  9. Ghost House Heart
  10. Masters Of Destiny
  11. Legions Of Lost
  12. The Greatest Escape
  13. Combustion

Delain lineup:

  • Charlotte Wessels – Vocals
  • Martijn Westerholt – Keyboards
  • Timo Somers – Guitars
  • Otto Shimmelpenninck – Bass
  • Joey De Boer – Drums