Darkest Sins: esordio sulla lunga distanza

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DARKEST SINS – “The Broken”
• (2016 – Pride & Joy Music) •

  

Attivi dal 2009 i Darkest Sins riescono finalmente a pubblicare il loro primo full lenght in questi giorni, dopo aver rilasciato nel 2013 il loro primo EP. Corredati di una produzione di tutto rispetto con Piet Sielck dietro al mixer, il quintetto norvegese tenta dunque un esordio in grande stile, ingaggiando anche qualche ospite di livello per l’occasione.
Ci troviamo di fronte a una band dall’impronta tipicamente power metal, con una forte predisposizione per la melodia, dotata di due voci (una maschile e una femminile) che si dividono equamente le parti durante tutto il disco. E qui iniziano alcuni problemi, infatti mentre il cantato di Marius Danielsen risulta a tratti anche efficace, con Anniken Rasmussen ci troviamo spesso su livelli molto meno convincenti, vedi la traccia numero due “Darkest Sins” o “Domineer”.
Ottimi invece i cori durante tutto questo “The Broken”, ma con lo zampino di Piet Sielck non avevo molti dubbi al riguardo.
Tornando a discorsi più vaghi possiamo notare anche la maggiore predisposizione dei Darkest Sins per mid tempos dal sapore vagamente epico evitando di premere l’accelleratore, come è spesso usanza nel power metal sinfonico che i Darkest Sins vorrebbero proporre.
Cori e produzione a parte posso comunque affermare tranquillamente che ci troviamo di fronte a dei brani piuttosto ordinari nella migliore delle ipotesi, addirittura banali dal punto di vista della sezione ritmica e dell’esecuzione del tastierista Peter Danielsen, che dà il peggio di sé nella parte strumentale di piano del brano “Fear”.
Fills di batteria sbagliati e svarioni di varia natura invece caratterizzano “World On Fire”, dove pure Marius Danielsen, che finora avevo più o meno salvato, ci mette del suo e per non farci mancare nulla abbiamo un solo di chitarra di rara bruttezza. Per fortuna a salvare almeno in parte il brano come al solito provvede un ritornello pieno zeppo di cori di ottima fattura, che però crolla e nel finale e viene annichilito dal solito piano suonato con i piedi, che pensa bene di annullare quanto di buono fatto in sede di chorus chiudendo il brano in maniera vergognosa.
Un suono più anthemico e americaneggiante caratterizza la seguente “Rough Love”, brano dove Anniken Rasmussen ottiene un risultato leggermente migliore del solito alla voce, senza comunque eccellere in alcun modo limitandosi a raggiungere una stentata sufficienza.
La musica non cambia con “Slowly Dying”, ossia intro e strofa pessimi, ma ottimi cori (a questo punto mi viene qualche dubbio sul quantitativo di tecnologia e autotunes vari impiegato da Piet Sielck per far suonare bene i cori, visto che in linea di massima abbiamo a che fare con due voci, specialmente quella femminile, nel migliore dei casi appena sufficienti).
Con la conclusiva “Far Away” la situazione a livello vocale decolla grazie alla presenza di Fabio Lione (che ci concede anche un finale operistico in italiano), ma non salva comunque il brano, che risulterà essere una specie di specie di pseudo plagio del ritornello di circa duecento brani power metal (scegliete voi quale, se volete vi scrivo gli intervalli armonici), corredato dalle sempre pessime tastiere che non ci fanno mai sentire la loro mancanza.
Che posso aggiungere? Che puoi ingaggiare il produttore e i migliori ospiti del mondo, ma se un disco è inascoltabile continuerà ad esserlo e qui mi fermo.

VOTO: 3/10

Tracklist: 

  1. The Broken (feat. Jimmy Hedlund)
  2. Darkest Sins
  3. Fear
  4. Domineer
  5. World On Fire
  6. Rough Love
  7. Slowly Dying
  8. Far Away (feat. Fabio Lione and Esa Ahonen)
  9. Countess Of The Crescent Moon
  10. Servants To The Horde

DARKEST SINS lineup:

  • Marius Danielsen – Vocals, Guitar
  • Anniken Rasmussen – Vocals, Bass
  • Sigur Karstad – Guitar
  • Peter Danielsen – Keyboards and Orchestration
  • Ludvig Pedersen – Drums

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