Dark Sarah – la fine del viaggio di Sarah


DARK SARAH – “The Golden Moth”
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(2018 – Inner Wound Recordings) •

 

Negli ultimi anni i Dark Sarah si sono ricavati il loro spazio all’interno del filone symphonic metal/female fronted metal. Formati su iniziativa della cantante Heidi Parviainen dopo la sua dipartita dagli Amberian Dawn, si sono fatti conoscere per il loro stile cinematografico con i loro due album “Behind The Black Veil” (2015) e “The Puzzle” (2016), due capitoli di una trilogia che racconta del viaggio della protagonista (Dark Sarah, appunto) attraverso i tre mondi – il mondo “di mezzo”, il mondo “infero” ed il mondo “supero”. Ed è proprio questo terzo capitolo della storia che viene raccontato in “The Golden Moth”, in uscita il 21 settembre per Inner Wound Recording. L’album vede l’ingresso in pianta stabile di JP Leppäluoto come voce maschile (il quale nell’album interpreta il drago che accompagna Sarah nel mondo degli dei), nonché di ospiti come Zuuberoa Aznarez (Diabulus In Musica) e Marco Hietala (Nightwish) nel ruolo degli dei e Netta Skog (ex-Ensiferum) nel ruolo di un’indovina.
L’album si apre con “Desert Rose”, un’intro dalle melodie orientaleggianti e sinistre su cui ondeggiano le voci intrecciate di Heidi e JP. Con “Trespasser” si chiarisce subito il sound dell’album: un metal sinfonico ma con un uso orchestrale più vicino al mondo cinematografico che a quello standard del symphonic metal, e fortemente influenzato nel canto dal musical. Nel corso di tutto l’album la band e l’elemento metal restano un po’ in secondo piano, dando molto spazio alle voci e alle orchestrazioni, non di rado accompagnate da ritmica elettronica. Esempi di questo tipo di orchestrazioni si trovano anche in “My Beautiful Enemy” o “The Gods Speak”, la cui intro mi ricorda la colonna sonora di “Pirati dei Caraibi”. Non mancano però elementi symphonic più canonici, come in “Sky Sailing”. Ma l’elemento più distintivo del sound della band sono probabilmente le due voci, a volte decisamente espressive e di chiaro stampo musical, come ad esempio in “Pirates” o “I Once Had Wings”. Quest’ultima traccia è forse uno dei pezzi migliori dell’album, grazie anche alla fisarmonica di Netta Skog: veniamo trascinati in un’atmosfera a metà tra “Oliver Twist” e “Nightmare Before Christmas”, ma con l’elemento metal ad amalgamare il tutto. Se la parte più bella dell’album sta proprio nella comunicatività delle due voci, si tratta comunque di un elemento già presente nei lavori precedenti e già noto a chi conosce la band (basti pensare al loro brano più famoso, “Dance With The Dragon”).
Di contro, come ho già detto, l’elemento metal si riduce quasi a mero sfondo, e parti strumentali vere e proprie sono piuttosto rare; da questo punto di vista non c’è nulla di originale. Altra nota negativa è il songwriting, a livello generale: a parte alcuni intermezzi di carattere orchestrale o da musical, non ci sono veri e propri pezzi che emergono. I ritornelli sembrano assomigliarsi un po’ tutti, e ad avere melodie non troppo accattivanti. Forse in un album orientato verso la teatralità e la cinematografia sarebbe stato gradito un andamento più variegato all’interno dei singoli pezzi. Fra i brani emerge “The Gods Speak”, anche grazie alla presenza dei due ospiti (Zuuberoa Aznarez e Marco Hietala), oltre che per il sound più “epico” e movimentato.
In generale l’album si lascia ascoltare, anche se spesso pecca di monotonia; l’elemento che veramente valorizza il tutto non è tanto la componente sinfonica quanto quella musical/cinematografica. I brani migliori, a mio parere, sono “I Once Had Wings”, “The Gods Speak” e “Wish”: quest’ultima è forse il pezzo più interessante ed emozionante dell’album (in cui, guarda caso, l’elemento metal è totalmente assente). Il problema è che l’album non fa altro che riproporre una formula ormai ben collaudata con i due album precedenti, forse per necessità di coerenza all’interno della trilogia o forse per mancanza di ispirazione. Ormai il pubblico del symphonic metal ha ben chiaro il tipo di prodotto offerto dai Dark Sarah, e non deve aspettarsi sorprese da questo album; starà ai lavori successivi stabilire se la scintilla dei Dark Sarah si è già spenta o se proporrà un cambiamento nella propria musica.

VOTO: 6,5/10

Tracklist:

  1. Desert Rose
  2. Trespasser
  3. Wheel
  4. My Beautiful Enemy
  5. I Once Had Wings
  6. Pirates
  7. Sky Sailing
  8. Wish
  9. The Gods Speak
  10. Promise
  11. Golden Moth
  12. The Gate Of Time

Dark Sarah lineup:

  • Heidi Parviainen – Vocals
  • JP Leppäluoto – Vocals
  • Erkka Korhnonen – Guitars
  • Sami Salonen – Guitars
  • Rude Rothstén – Bass
  • Thomas Tunkkari – Drums