Brindiamo col vino fino al mattino insieme agli Aeternal Seprium!

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AETERNAL SEPRIUM – “Doominance”
• (2016 – DeathStorm Records) • 

 

Seprium” era una regione della Lombardia in epoca romana e Castel  Seprio è un comune della provincia di Varese: proprio da questa parte d’Italia vengono gli Aeternal Seprium, nel cui monicker si scorge un forte legame con la propria terra. I natali della band risalgono al 1999 con il nome Black Shadows, il cui nucleo era composto da Leonardo Filace alla chitarra, Santino Talarico al basso e Matteo Tommasini alla batteria, i quali sono ancora nei ranghi del gruppo. Nel 2002 assoldano il cantante Stefano Silvestrini e cominciano a tirar fendenti heavy/power sulla scena metallica del Belpaese (e non solo): le buone recensioni alla loro musica li portano ad essere gruppo si supporto a nomi del calibro di Omen, Tokyo Blade, White Skull e nel 2007 cambiano nome nell’attuale AS ma senza invertire la rotta positiva, che li porta a incidere il loro disco d’esordio, “Against Oblivion’s Shade”, nel 2011 presso la Nadir Music e nel 2013 suonano in Grecia insieme alle leggende dell’epic Brocas Helm, culminando nel 2014 quando suonano insieme ai Manilla  Road! Questo dopo un cambio di formazione che vede avvicendarsi dietro il microfono Fabio Privitera al posto di Silvestrini. Arrivando al giorno d’oggi, l’etichetta DeathStorms Records licenza “Doominance”, secondo album sempre dalle cordinate heavy a tinte un po’ power un po’ epic (non aspettatevi l’epic metal polveroso e plumbeo degli 80s, ma il suo “figlio” più moderno). 9 tracce variegate più una bonus track, “The Refuge”, che è la versione inglese di “Il Rifugio”. Proprio da questa canzone voglio partire: si tratta di un brano a due facce, una metà dal sound molto medievale che ci trasporta in una cena di corte dove si brinda col vino fino al mattino, acustica, dove l’interpretazione vocale restituisce quel senso di canto dell’Età di Mezzo con buona verosimiglianza, e una elettrica che “metallizza” il pezzo pur mantenendo l’aura antica. Questo intersecarsi di stili così distanti è un unicum nell’economia dell’album, ma si può ravvedere nell’alternanza tra brani dall’aspetto heavy/power come l’opener “I Will Dance On Your Tombs” che mescola momenti maideniani all’HM sviluppatosi nei 90s, “Rock My Name” in cui la carica del power europeo fà da solida base ad un ibrido con forti connotati legati sempre all’heavy, “Fuck The Narcissism” dove viene introdotta certa pesantezza in più nel riffing che dimostra che gli AS sanno essere anche muscolari oltre che melodici, e “Devil Pray” che è un altro brano sfaccettato dove ritroviamo le caratteristiche di questo elenco con in più la stessa durezza presente in “Fuck…” e un finale più drammatico che ci conduce difilato agli altri brani “Grieving April”, power dal piglio evocativo con una certa dose di pathos nel ritornello (il miglior refrain di “Doominance”), “Unawaken” è un tempo medio in cui l’epicità va per la maggior mentre nel brano precedente era più che altro relegata ad una sezione della canzone, e risuona un po’ come certi Maiden post-reunion, stratificati ed emozionali, molto simile a questo è “Artemisia” dove si può notare una differenza: la musica è posta (questa è la mia impressione) al servizio della performance dell’ugola di Privitera, crea atmosfera, anche per l’alternanza tra distorsione e passaggi più soft, per il vocalist che sale sugli scudi con un’espressività densa di passione. In ultimo, “End Is Far…Or Else?”, canzone finale (esclusa la bonus track) dove invece sono le chitarra a farla da padrone: introduzione di rullate, piatti e accordi battaglieri che sfociano in un riff affilatissimo che emanano un’incombente lotta fatale, un’atmosfera da fine del mondo, con la batteria che ora tiene un tempo lento e cadenzato ora si scatena in accelerazioni, ponendo la doppia cassa al servizio delle asce i cui solo sparsi per la canzone danno una connotazione degna del miglior power in circolazione (anche se chi scrive non è esperto del “settore”), e Privitera declama il combattimento per la sua anima e grida la domanda “è la fine o c’è qualcos’altro?”.
Mi rivolgo ai fan del genere e agli ascoltatori occasionali, distratti: il sottobosco heavy/power italiano si dà da fare, non ci sono solo i grandi nomi, per cui se sentite nominare questo gruppo lombardo, stappate una bottiglia di vino e premete play.

VOTO: 6/10

Tracklist:

  1. I Will Dance On Your Tombs
  2. Grieving April
  3. Unawaken
  4. Rock My Name
  5. Artemisia
  6. Fuck The Narcissism
  7. Il Rifugio
  8. Devil Pray
  9. End Is Far… Or Else?
  10. The Refuge (bonus track) 

AETERNAL SEPRIUM lineup:

  • Fabio Privitera – Vocals
  • Adriano Colombo – Guitars
  • Leonardo Filace – Guitars
  • Santino Talarico – Bass
  • Matteo Tommasini – Drums

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